L’amministratore delegato della Audi, Rupert Stadler, arrestato in relazione alla truffa delle emissioni dei motori diesel, resta in carcere preventivo. In settembre, a tre anni dalla scoperta del “dieselgate”, iniziaranno i processi a carico del gruppo automobilistico di Wolfsburg

Sono trascorsi ormai tre anni da quando nel settembre del 2015 il vertice del gruppo automobilstico Volkswagen si vide costretto ad ammettere davanti alle autorità giudiziarie americane di aver utilizzato nei motori diesel illegali software in grado di falsificare i dati di emissione dei gas di scarico, i quali in questo modo risultavano in regola con le norme ambientali. Oltre a dover pagare multe e penali per oltre 25 miliardi di dollari (ma non è ancora detta l’ultima parola) la Vw ha dovuto accettare la presenza nella sua centrale direttiva di Wolfsburg di un supervisore americano con il compito di accertare quali interne strutture corrotte siano state necessarie per assicurare che un simile criminoso accessorio, responsabile di migliaia di morti premature, restasse per anni soltanto a conoscenza di un limitassimo numero di dipendenti di un gruppo attivo a livello mondiale. Il regime delle sistematiche manipolazioni scoperte delle autorità americane hanno uno stampo decisamente mafioso in un settore che negli ultimi decenni s’era vantato di essere uno dei più importanti pilastri dell’economia tedesca.

Larry Thompson – questo è il nome del funzionario che la giustizia americana ha imposto e che da oltre un anno opera a Wolfsburg con il compito di assicurare una maggior trasparenza delle attività del gruppo automobilistico tedesco – ha presentato recentemente un suo primo rapporto precisando di aver avuto diverse difficoltà nel procedere nell’attività affidatagli. Thompson deplora nel suo rapporto non poche resistenze soprattutto nei riguardi delle misure disciplinari da lui richieste nei confronti di dipendenti Vw responsabili di aver contribuito a manipolare informazioni idonee a celare la rete delle molte complicità necessarie per impedire che l’esistenza del criminoso software divenisse di pubblico dominio. Non è certo questo il comportamento che l’opinione pubblica mondiale si aspettava da un vertice manageriale consapevole di aver architettato la più colossale truffa che sia mai stata attuata nel settore automobilistico e che ultimamente aveva assicurato piena cooperazione con la giustizia americana e anche con quella tedesca ed europea. Quest’ultime procedono ambedue con incredibile lentezza nel loro lavoro testimoniando così la portata delle difficoltà che l’industria tedesca dell’auto deve affrontare e risolvere dopo essere stata privata di quello che riteneva un imbattibile “asso nella manica” nei confronti della concorrenza internazionale.

Per ben che vada, il motore diesel andrà ora radicamente modificato ma anche così non sarà mai in grado di assicurare a Vw, ma anche a Bmw e a Daimler, i vantaggi concorrenziali che aveva sinora assicurato all’ industria automobilistica tedesca. Wolfsburg dovrà darsi molto da fare per ripulire la sua immagine dopo il colossale scandalo del “dieselgate”. Lo farà impegnandosi nella transizione verso la mobilità elettrica cercando così di dare così prova di particolare sensibilità ecologica e innovativa. Lo farà anche cercando di prendere in modo netto e convincente le distanze da Martin Winterkorn il “top-manager” ha guidato per circa un decennio il gruppo Vw e che ancor oggi continua ad affermare di non essersi mai accorto di quanto i suoi subalterni, a sua totale insaputa, avessero tramato nei vari settori coinvolti nella criminosa messa a punto del motore diesel. Questa, secondo il parere di Ferdinand Dudenhorffer, uno dei più stimati esperti tedeschi dell’auto e direttore del Car, Center Automotive Research, sarà una decisione non facile da prendere ma che però sarà importante e decisiva per cercare di far dimenticare lo scandalo di un gruppo automobilistico che continua ancora a crescere ma non più grazie alla sua marca più famosa. Le vendite di autovetture Volkswagen, infatti, stanno diminuendo a vantaggio di altre, come per esempio Skoda e Seat e anche di Audi e Porsche. Soprattutto la quota delle vetture equipaggiate con un motore diesel è crollata sul mercato tedesco al 33% sul totale delle immatricolazioni quando prima dello scandalo superava il 50% del totale.

Dimezzate le vendite Suv

Crollate, secondo il Car di Dudenhoeffer, sono anche le immatricolazioni delle autovetture Suv (Sport Utility Vehicle) in versione diesel come effetto dell’introduzione dei divieti di veicoli diesel nelle principali città tedesche. Le tutte case automobilistiche tedesche avevano puntato molto sulle vetture Suv, soprattutto diesel, rispondendo così all’aumentata richiesta di auto grandi e sportive ma a basso consumo di carburante. Prima il dieselgate, ma ora i limiti programmati alla circolazione nei centri delle grandi città stanno avendo un crescente impatto sulle vendite di questo tipo di vetture, sulle quali l’industria tedesca aveva puntato moltissimo anche con la segreta speranza di frenare così la diffusione delle auto elettriche. Obiettivo al quale, vista la malparata, si è ormai decisamente rinunciato. Non è così per il diesel, stando alle dichiarazioni dell’associazione automobilistica tedesca Vda, la quale non si stanca di sottolineare come frenando i moderni diesel e spingendo sulle auto a benzina si annullano in parte gli sforzi di proteggere il clima. I motori diesel, così l’associazione Vda, se da un lato emettono il pericoloso NOx (ossido di azoto), dall’altro diffondono molto meno C02 (ossido di carbonio) rispetto alle auto a benzina. Morale: i Suv non spariranno ma soprattutto quelli in circolazione nelle grandi città saranno elettrici. Il fatto è che per il momento non esiste un solo Suv completamente elettrico e il primo acquistabile verso la fine di quest’anno sarà quello prodotto dall’Audi. Il governo guidato dalla cancelliera Merkel si era prefissato l’obiettivo di un milione di auto elettriche entro la fine del 2020 grazie anche a sostenziali sovvenzioni. L’obiettivo dovrà essere in qualche modo ripensato ed eventualmente prolungato anche se con molta probabilità l’attuale coalizione non avrà più il tempo per occuparsene.

L’altra novità della vicenda dieselgate riguarda la categoria dei possessori di una vettura diesel con motore truccato i quali evidentemente non hanno tempo, voglia o interesse di occuparsi della loro auto e che tutto sommato deciderebbero volentieri di tenersela così com’è, “tanto funziona benissimo e se inquina un po’ chi se ne frega!” Poi c’è anche chi ha sentito dal vicino di casa o dall’amico che il motore della sua auto dopo l’aggiornamento del software consumerebbe decisamente più di prima e che oltretutto non funzionerebbe neanche più tanto bene. Nei confronti di queste categorie il tribunale amministrativo superiore di Münster ha pronunciato a metà agosto una sentenza in base alla quale nessun proprietario di un’auto diesel con software manipolato potrebbe sottrarsi, in nessun modo e per nessuna ragione, all’obbligo di aggiornare il software che regola l’emissione dei gas di scarico del motore. Pena l’immediato annullamento del permesso di circolazione. E’ così chiaro ormai che per molti mesi ancora, politici, tribunali, amministratori cittadini, officine automobilistiche e polizia addetta al traffico avranno molto da fare per non perdere il controllo della situazione. Quando tre anni fa negli Usa scoppiò la bomba Volkswagen l’opinione pubblica tedesca e europea non si rese subito conto della gravità del problema. L’esperto automobilistico Dudenhoeffer sostiene che negli ultimi decenni il consumatore ha capito che non sarebbe più il caso di fare grandi distinzioni tra le varie case automobilistiche. Chi più chi meno sarebbero tutte bugiarde e imbroglione in fatto di rispetto dell’ambiente. Non è un’immagine molto allegra soprattutto pensando al crescente costo del prodotto “auto” e del carburante necessario per farla correre. L’unica consolazione è che le ultime generazioni dei giovani tedeschi stando rendendosi conto dell’assurdo di una Germania quale unico Paese industriale avanzato al mondo con autostrade senza limite di velocità generalizzato e con manager alla Winterkorn pagati a peso d’oro per costruire lussuosi bolidi in grado di percorrerle a 300 km all’ora. Autostrade a parte, anche le città diverrebbero molto più vivibili non auto più razionali e rispettose dell’ambiente e delle persone che vi vivono.

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