Intervista al Dr. med. Vincenzo Mancuso, membro del CGIE

Dr. Mancuso, Lei ha vissuto e lavorato la maggior parte della sua vita in Germania e nonostante ciò coltiva un rapporto particolarmente stretto con l’Italia, più correttamente, con il Governo Italiano, essendo membro del CGIE. Ci aiuti ad approfondire questo tema. Che cos’è il CGIE?
La sigla CGIE sta per Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. È un’Istituzione governativa italiana creata appositamente per far convogliare la voce degli Italiani nel mondo al Parlamento in Italia.

Allora il CGIE si trova rappresentato all’interno del Parlamento?
Certo. Il Presidente del CGIE è il Ministro degli Affari Esteri in carica.

Come nasce l’interesse di ascoltare e sostenere gl’italiani nel mondo?
L’origine dell’istituzione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero risale al dibattito che ha seguito la I° Conferenza Nazionale sull’Emigrazione tenutasi a Roma nel 1975 allorché furono avanzate, ripetutamente, proposte per l’istituzione di un organismo rappresentativo delle comunità italiane all’estero.

Il fenomeno della emigrazione italiana ha una storia secolare (Garibaldi viene chiamato “l’eroe dei due mondi”), non sembra paradossale che la I° Conferenza a Roma si sia tenuta solo nel 1975?
È vero. L’emigrazione oramai era da più di un secolo una delle piaghe più gravi della società italiana e che la conferenza si sia tenuta solo nel 1975 fa pensare che spesso si prende coscienza dell’esistenza di un problema e lo si affronta non quando risulta più drammatico, ma quando appare la possibilità di risolverlo. Nel caso degli Italiani emigrati nel mondo, sono passati non solo decine di anni ma, come si sa, un secolo.

Ma dopo la 1° Conferenza Nazionale sull’Emigrazione del 1975 quanto tempo è passato prima che si istituisse l’organismo rappresentativo come lo conosciamo oggi, il CGIE?
Una data importante è il 16 settembre 1988. Su proposta dell’allora Ministro degli Affari Esteri, Giulio Andreotti, il Consiglio dei Ministri, guidato dall’allora Presidente Ciriaco De Mita, approvò il disegno di legge istitutivo del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che proseguì il suo iter parlamentare.

Da lì a poche settimane e ben 13 anni dopo la I° Conferenza si tiene la II° Conferenza Nazionale dell’Emigrazione a Roma. Quanti Italiani dall’estero hanno partecipato alla seconda conferenza? Hanno prodotto un documento finale?
Oltre 1.000 delegati – di cui 800 dall’estero, designati dai Comitati dell’emigrazione italiana e dalle associazioni emigrati nazionali e locali delle comunità italiane – e 800 invitati hanno dibattuto per sei giorni interi, dal 28 novembre al 3 dicembre 1988, l’ampia problematica degli italiani all’estero. Il documento finale della II° Conferenza Nazionale dell’Emigrazione, approvato all’unanimità dai delegati provenienti da tutto il mondo, indirizzava al Governo la raccomandazione di istituire un organismo che assicurasse la partecipazione delle comunità italiane all’estero alle scelte della società italiana nel settore emigratorio.

Anche Papa Giovanni Paolo II fu invitato alla Conferenza?
Sì, fece il suo discorso proprio l’ultimo giorno, sabato 3 dicembre 1988. Disse che la Chiesa si era sempre interessata del fenomeno migratorio fin dai primi suoi inizi con vari documenti ed interventi. E ricordò il lavoro, tra gli altri, del monsignor Giovanni Battista Scalabrini, il quale fondò la Congregazione Scalabriniana per l’assistenza morale e materiale dei migranti, educando e diffondendo anche la lingua italiana nel mondo.

Il CGIE si sta concretizzando, adesso i tempi si accorciano?
Per un verso sì, perché oramai nessuno più negava la necessità di consolidare il legame degli italiani con gli italiani sparsi nel mondo ma anche no, come vedremo. Il 6 novembre il Parlamento approvò 1989 il provvedimento istitutivo del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, organismo con funzioni consultive e propositive in materia. Ma si dovette attendere un altro anno perché fosse presentato ed approvato il 29 novembre 1990 il suo Regolamento di attuazione con decreto n.434 del Presidente della Repubblica.

A due anni dalla presentazione del disegno di legge istitutivo del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero viene finalmente approvato. Diventa subito attivo?
No. Passarono altri due anni. Precisamente il 12 dicembre del 1991 avvenne l’insediamento del primo Presidente del CGIE, che fu il Sottosegretario agli Affari Esteri, l’On. Piero Fassino. Nel contesto della prima Assemblea Plenaria fu definito l’assetto operativo del Consiglio con l’elezione del Comitato di Presidenza e dei membri delle Commissioni di Lavoro tematiche:

• I “scuola cultura e formazione;

• Ii “informazione e comunicazione”;

• Iii “sicurezza segretariato sociale”;

• Iv “diritti civili politici e partecipazione”;

• V “politiche regionali rientri e cooperazione allo sviluppo”;

• Vi “politiche comunitarie” e geografiche (europa, nord africa, america latina, paesi anglofoni extraeuropei).

Cosa ci può dire sui suoi compiti?
Nelle due Assemblee plenarie annuali, il Consiglio Generale esamina i problemi delle comunità italiane all’estero, formula pareri, proposte e raccomandazioni in materia di iniziative legislative o amministrative dello Stato o delle Regioni, accordi internazionali e normative comunitarie concernenti le comunità italiane all’estero. In particolare, il CGIE esprime il parere obbligatorio sugli orientamenti del Governo concernenti le seguenti materie: stanziamenti dello Stato in favore delle comunità all’estero; programmi pluriennali e relativi finanziamenti per la politica scolastica, la formazione professionale e la tutela sociale e previdenziale; criteri per l’erogazione dei contributi ad associazioni nazionali, patronati, enti di formazione professionale, organi di stampa e di informazione; programmi radiotelevisivi per le comunità all’estero; linee di riforma dei servizi consolari, scolastici e sociali.

Dal 1991 gli Italiani residenti nel mondo hanno un “mini-Parlamento”?
Proprio così. Si pensa al CGIE, in gergo, come al “parlamentino degli italiani all’estero! È operativo da ben 27 anni e desidero che gli italiani emigrati conoscano a fondo questa straordinaria istituzione.

Com’è composto il CGIE?
In seguito all’ultima modifica, il CGIE è passato da 94 a 63 componenti: 43 eletti all’estero e 20 di nomina governativa (7 per le associazioni nazionali dell’emigrazione, 4 per i partiti, 6 per sindacati e patronati, 1 FNSI, 1 FUSIE, 1 frontalieri).

Il CGIE è lo strumento efficace a disposizione dell’Italiano residente all’estero per “interloquire” con il governo in Italia?
Certamente, e la sua forza sta nella misura in cui il cittadino italiano residente all’estero lo alimenti con la sua presenza, la sua voce e nel momento delle elezioni dei suoi membri con il suo voto.

Come membro della CGIE ha un messaggio per i lettori del Corriere d’Italia?
Invito tutti i lettori a partecipare attivamente alla vita comunitaria, di interagire con il proprio CO.MI.TES e di seguire il proprio CGIE, rafforzandolo come strumento democratico per la difesa della sua persona e della sua identità nazionale.

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