“Crediamo che la collaborazione sia la base imprescindibile per una sana competizione. Crediamo nel mercato come luogo di interazione sociale in cui i nostri bisogni e la nostra capacità di produrre valore si incontrano generando benessere duraturo e condiviso. Per queste ragioni siamo parte di sardex.net, la piattaforma che mette in relazione migliaia di individui dando vita a una grande comunità in cui le relazioni e la fiducia reciproca sono i veri capitali su cui costruire l’economia del domani”. Questo è quanto scritto all’inizio nella homepage del loro sito. Già ne parlò il sindaco di Roma Virginia Raggi in campagna elettorale e fu derisa da chi al governo PD neppure sapeva che in quei giorni sul Sardex stava investendo uno delle maggiori Venture capitalist italiani, la Innogest, insieme a una banca storica come Banca Sella e al ministero dell’Economia, attraverso Invitalia: tutti e tre nuovi soci dell’azienda di Serramanna (Cagliari), appena trasformata in Spa. Mentre Bankitalia ne invita i fondatori a convegni pubblici e incontri riservati, i commissari Ue li chiamano a Bruxelles per capire come hanno fatto, le Nazioni Unite gli richiedono progetti per lo sviluppo in Africa e America latina. Altro che “baratto”, insomma: il Sardex sembra ogni giorno di più un anticorpo al virus del credit crunch che sta ammazzando l’economia in mezzo mondo. Per definire correttamente il Sardex bisogna anzitutto capire che cosa non è: non è una moneta virtuale (tipo Bitcoin) e non è un’alternativa all’euro. Si tratta invece di un sistema di misura e di scambio di debiti e crediti interno a un circuito di aziende, fondato sul principio che se qualcuno produce beni o servizi con un potenziale mercato da parte di altre aziende del circuito, questo è già di per sé un valore, indipendentemente dalla liquidità; quindi il circuito può generare ricchezza prima che si materializzi il denaro. Detta diversamente: “i fratelli Cherchi, formaggiai, hanno un modesto bancone di ottimi prodotti in provincia. Vorrebbero ingrandirsi ma non hanno capitale. Chiedono quindi di entrare nel circuito Sardex, dove vengono ammessi dopo che i gestori hanno verificato che i loro prodotti hanno un potenziale di vendita tra le altre aziende del circuito (es.: ristoratori e simili). A quel punto la camera di compensazione del circuito mette a disposizione dei fratelli Cherchi una quantità di crediti Sardex pari a 25 mila euro. Non essendo il Sardex una valuta convertibile ma un’unità interna al circuito, i formaggiai possono spendere il loro credito di 25 mila Sardex solo dentro il circuito stesso: dove cercano e trovano un’azienda che offre loro un banco refrigeratore con cui possono iniziare a vendere formaggi anche al mercato centrale di Cagliari. Ne consegue un aumento di fatturato, parte del quale avverrà in Sardex, essendo i loro prodotti acquistati, come previsto, anche dai ristoratori interni al circuito. Nel giro di poche settimane, i Sardex incassati dai fratelli Cherchi vendendo formaggi agli altri iscritti superano i 25 mila di debito inizialmente contratto. Insomma il loro conto Sardex va in positivo. Quindi con i Sardex ricavati (e-o richiedendo nuovi crediti) possono fare nuovi investimenti produttivi, sempre usando come fornitori e clienti aziende interne al circuito. E così via, potenzialmente, all’infinito”. Punto fondamentale del meccanismo: ogni debito-credito è a interessi zero. In questo modo chi ha il conto Sardex in attivo non è stimolato ad accumulare (i Sardex fermi non servono a niente) ma a spendere: anche perché maggiori sono le spese che si fanno in Sardex anziché in euro, più si saranno risparmiati euro con cui poi pagare tasse e dipendenti. Per contro, chi è “sotto” in Sardex ha interesse ad andare in pari offrendo i propri beni o servizi, perché altrimenti dopo un anno il suo debito verso la camera di compensazione del circuito passa in euro (cosa che in realtà capita raramente, perché i broker del gestore aiutano gli iscritti in rosso a trovare mercato interno). La spinta contrapposta (creditore che vuole spendere, debitore che vuole ripagare i suoi debiti in beni o servizi) fa tendere tutti verso lo zero, ma soprattutto libera la liquidità e stimola il meccanismo di compravendite, quindi aumenta fatturati: fa girare l’economia, insomma.

È forza anticiclica rispetto a recessione e stagnazione. Infatti il Sardex ha una velocità di circolazione di oltre sei volte superiore a quella dell’euro. Ovviamente la non convertibilità delle unità Sardex impedisce che vi siano “banconote” o altri pezzi di carta al portatore (cosa che tra l’altro sarebbe ai limiti della legge): ogni transazione avviene elettronicamente, su computer o app, e ogni acquisto può essere fatto solo da chi ha ottenuto crediti dal circuito e/o ha venduto beni in Sardex. Il fatto che le unità siano digitali non significa tuttavia che siano “virtuali”: l’accettazione nel circuito Sardex infatti è subordinata alla vendibilità dei prodotti agli altri iscritti. Se, poniamo caso, una ditta producesse astronavi e nessun’altra azienda del circuito fosse interessata ad acquistare astronavi, la richiesta di iscrizione verrebbe rifiutata. Il modello Sardex è stato applicato anche nel resto d’Italia, creando un Circuito di Credito Commerciale che condivide regole, processi e valori ben precisi, oltre ad abbracciare un codice etico comune. Le regioni coinvolte sono 9 (oltre la Sardegna): Piemonte, Lombardia, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Umbria, Campania, Emilia Romagna. Ogni regione ha la sua “moneta complementare”: in Emilia Romagna il Liberex, che nel 2015 ha segnato oltre 300.000 crediti transati; in Lazio il Tibex, che a Marzo 2016 ha raggiunto i 2 milioni di crediti transati dalla sua nascita; in Piemonte il Piemex, che a giugno 2015 ha raggiunto un volume di transazioni pari a 400.000 crediti. E poi in Abruzzo l’Abrex, in Lombardia il Linx, in Campania il Felix: le monete complementari avanzano, pronte a replicare le dinamiche positive registrate in Sardegna. Il perché del successo di questo progetto è da ricercare in tanti fattori e su livelli diversi, da quello economico a quello umano.

Partiamo da quest’ultimo: Sardex aiuta a mettere in rete imprese e persone: genera nuovi rapporti di fiducia, aiuta a fare gruppo e avviare collaborazioni, partnership e progetti condivisi, oltre ad aprire in maniera immediata nuovi mercati. Dal punto di vista economico, invece, Sardex contribuisce a creare nuovi business, mettendo l’economia al centro rispetto alla finanza. La moneta, come detto precedentemente, è rappresentata dai beni e servizi forniti dall’impresa. Che sia questo il piano B per la nostra nazione e per chi volesse imitare uno sviluppo del genere, o come pensava il Savona solo battere moneta interna come i 5 ed i 20 euro in moneta della Germania?

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