Può una nave mettere in subbuglio un intero paese? La risposta a questa domanda tutt’altro che retorica dovrebbe essere no, specie se lo stato in questione è uno che si reputa „democratico“ e „stato di diritto“. Non è così, invece, per quanto riguarda l’Italia. In Italia una nave può mettere a rischio un governo, può fare scatenare la reazione dell’opinione pubblica oppure ancora far bollire gli animi degli utenti nei social media, tipo facebook e quant’altro.

Ma non solo: in Italia una nave può indurre un ministro degli interni a far finta che le leggi per lui non abbiano alcun valore vincolante – come se non esistessero. Una nave carica di centinaia di disgraziati che altro non vogliono che chiedere asilo politico, viene respinta, contro ogni norma vigente. Se, tuttavia, Salvini afferma che i profughi „non possono mettere piede in Italia“ ed è per questo che il paese si debba „difendere dai clandestini“, pronuncia una frase giuridicamente errata. Difatti, la nave Diciotti è già territorio italiano. Dunque, al contrario di quanto afferma Salvini, non c’è proprio nulla da difendere: i profughi sono praticamente già in Italia, con la conseguenza che il capitano della nave doveva assolutamente portarli a terra. È per questo che il ministro si ritrova nella lista degl’indagati. Ha negato l’accesso della nave con i profughi a bordo e, dunque, ha limitato la libertà personale a tutti quelli che erano sulla nave.

Salvini, praticamente, è andato oltre, ha superato ogni competenza che gli è stata attribuita in quanto ministro. Ha effettivamente posto la sua parola al di sopra della legge. E, purtroppo, la gente che lo vota non solo accetta questo modo di fare, ma lo vede come „martire della patria“. Per assurdo, in Italia, basta violare la legge per diventare un eroe.

Questa vicenda, inoltre, ci insegna qualcosa che va aldilà del diritto: quando il potere non rispetta le leggi, il popolo non rispetta le istituzioni stesse dalle quali provengono. Il filosofo John Searle, teorico del rapporto fra linguaggio e istituzioni, sostiene che le società vengano costruite e si reggano su una premessa linguistica: sul fatto, cioè, che formulare un’affermazione comporti un impegno di verità e di correttezza nei confronti dei destinatari. Ebbene, se Matteo Salvini continua imperterrito a scagliarsi contro gli immigrati, il suo impegno politico diventerà un’imposizione contro le leggi che lui normalmente dovrebbe rispettare. In questa vicenda ne potrebbe realmente uscire da supereroe, ma, prima o dopo, i ruoli si invertiranno. Al più tardi quando sarà lui a fare le riforme e quando chiederà al popolo italiano di fare sacrifici perché altrimenti sarà impossibile cambiare il paese, si accorgerà che la delegittimazione delle istituzioni che sta procurando in Italia nelle ultime settimane, rappresenterà un grosso macigno sulla via verso il famigerato cambiamento che da anni lui stesso a gran voce propaga.

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