Nella foto: Michele Schiavone

Michele Schiavone PD, candidato al Senato Circoscrizione Europa

Quali sono le più urgenti correzioni e i più impellenti cambiamenti che si dovrebbero adottare in materia di politica verso gli italiani all’estero, rispetto alle azioni dei governi passati?

Non vi è dubbio che le maggioranze dei tre governi che si sono avvicendati nell’ultima legislatura non hanno favorito la soluzione di annose questioni che interessano direttamente gli italiani all’estero. Dico ciò dopo essermi speso in prima persona, sia come emigrato in Svizzera e sia come Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’estero (CGIE). Le nostre Comunità all’estero meritano maggiore attenzione dal nostro paese, tanto velocemente sarà risolta questa urgenza, tanto determinante sarà il rafforzamento del legame tra i territori esteri e le istituzioni. Le crisi politiche non hanno giovato agli italiani all’estero. Perciò in futuro servirà un forte scossone per produrre correzioni urgenti di sistema, finalizzate a costruire quei cambiamenti più impellenti che noi tutti da tempo chiediamo ad alta voce: garantire efficienza vera e reale dei servizi consolari assumendo e formando il personale addetto al pubblico per garantire un’efficiente erogazione di documenti in tempo reale; considerare l’abitazione in Italia “prima casa” con esenzione IMU e TARSI al minimo; facilitare l’insegnamento della lingua e cultura italiana nelle scuole locali assicurando ed erogando con tempestività i contributi finanziari da parte del Ministero degli Affari Esteri; favorire il riacquisto della cittadinanza italiana.

Quali sono le questioni che secondo lei andrebbero affrontate subito e in che modo in sede parlamentare e che riguardano gli italiani in particolare che vivono in Europa e in Germania?

Il periodo elettorale non deve indurci a fare false promesse. Se all’estero vogliamo rendere protagonisti i nostri connazionali e farli contare di più, dobbiamo favorire la partecipazione democratica delle nostre collettività nelle scelte delle rappresentanze. Ciò significa che nella prossima legislatura bisognerà riformare la legge dei Comites e del CGIE rendendo questi organismi idonei, efficaci ed efficienti nel rapporto con i territori; è impellente la semplificazione delle procedure amministrative del sistema previdenziale italiano nei rapporti con la legislazione europea adeguando e armonizzando le normative sociali e del diritto al lavoro. Da questo avviare un’iniziativa parlamentare verso una reale cittadinanza europea, forme risolutive di annose e incomprensibili disfunzioni amministrative che si perpetuano nelle nostre sedi consolari.

Tenuto conto dei continui flussi di mobilità con quale strategia intende attirare l’attenzione del nuovo Governo sulle questioni degli italiani all’estero, soprattutto verso l’Europa in particolare la Germania?

Serve riconoscere i titoli di studio a ogni livello, universitari e professionali plurilingue o per lo meno in inglese, tedesco e francese per costruire lo spirito civile e il senso di appartenenza europea. Nei Comuni italiani e in quelli europei di residenza dei nostri connazionali dovranno essere istituiti sportelli informativi Eures quali servizi di informazione e di orientamento sul mercato abitativo, scuola, istituzioni italiane operanti all’estero, sulla situazione del mercato del lavoro in Europa ed in particolare in Germania. Invece di penalizzare fiscalmente i residenti all’estero, si devono Incentivare gli investimenti degli italiani all’estero sul territorio nazionale attraverso adeguati sgravi fiscali. Vale la pena ricordare che nella sola Germania operano 47 mila imprese italiane, un potenziale economico-finanziario di tutto riguardo anche per l’Italia.

In caso di elezione parlamentare, come intende agire nella sua circoscrizione per essere autentico rappresentante della collettività e dei suoi reali problemi?

Chi mi conosce, sa quanto io sia sensibile verso le storie dei nostri territori e che prediligo il rapporto diretto con la gente. È da loro che apprendo le reali necessità. Le distanze sociali, culturali, professionali e accademiche non mi hanno mai spaventato. Non intendo in alcun modo essere populista, ma presto molta attenzione alle richieste delle persone di qualunque età e di ogni espressione sociale. L’esperienza di Segretario Generale del CGIE mi ha allargato gli orizzonti e la conoscenza delle tante e variegate realtà. Visiterò più volte all’anno le nostre comunità, le imprese, i ricercatori instaurando un rapporto diretto con loro e con le nostre rappresentanze per tenere alto il livello di ascolto e di proposta da portare in Parlamento.

Il ripristino di un “Ministero per gli Italiani all’Estero”. Si o no e perché?

Il Ministero per gli italiani all’estero dev’essere pensato per porre attenzione quotidiana ai nostri bisogni anche in sede del Consiglio dei ministri, dove si assumono decisioni che impegnano anche finanziariamente l’intero governo. Ritengo che i 6,5 milioni di italiani all’estero abbiano diritto ad avere un ministero quale ponte politico ed istituzionale col nostro Paese.

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