Nella foto: Marcello Pilato

Marcello Pilato M5S, candidato alla Camera dei deputati Circoscrizione Europa

Quali sono le più urgenti correzioni e i più impellenti cambiamenti che si dovrebbero adottare in materia di politica verso gli italiani all’estero, rispetto alle azioni dei governi passati?

Innanzitutto è necessario che tutti i cittadini italiani residenti all’estero sentano di avere gli stessi diritti di quelli che vivono in Italia. I nostri connazionali all’estero hanno bisogno di ricevere servizi che siano dello stesso livello dei paesi nei quali vivono, dove la burocrazia è molto più efficiente. La nostre istituzioni all’estero hanno bisogno di una forte modernizzazione soprattutto per quel che riguarda la digitalizzazione. Senza però dimenticare che occorre aumentare il personale nelle sedi consolari che nel corso degli anni ha visto una forte diminuzione

Quali sono le questioni che secondo lei andrebbero subito affrontate e in che modo, in sede parlamentare e che riguardano gli italiani in particolare che vivono in Europa e in Germania?

Bisognerebbe iniziare ad investire di più per migliorare il portale Fast.it che è lo strumento che dovrebbe permettere di espletare in modo veloce e da casa molte pratiche burocratiche che non si limitino solo a dei certificati anagrafici. Inoltre, e molto importante, occorre riformare il sistema di voto per gli italiani all’estero. Abbiamo visto che con il voto per corrispondenza, oltre ad avere una bassa percentuale di votanti, ci sono stati ripetuti brogli elettorali dovuti alla non segretezza del voto perché i plichi elettorali possono essere aperti e votati da chiunque. Bisognerebbe adottare il sistema di voto via internet che risolverebbe alla radice tutti questi problemi e avrebbe sicuramente un costo minore rispetto al voto per posta.

Tenuto conto dei continui flussi di mobilità con quale strategia intende attirare l’attenzione del nuovo Governo sulle questioni degli italiani all’estero, soprattutto verso l’Europa in particolare la Germania?  

Il governo italiano deve tenere in conto degli sviluppi sul fronte della nuova emigrazione che ha diverse connotazioni, soprattutto quella giovanile che non riesce a trovare lavoro in Italia e vede un possibile futuro solo lasciando il proprio paese. L’Italia, oltre ad investire sempre meno nell’istruzione, vede sempre più capitale umano con alto livello di istruzione trasferirsi all’estero. Negli ultimi 8 anni i ricercatori italiani emigrati all’estero sono cresciuti del 41.8%. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha già stanziato dei fondi per permettere ai nostri ricercatori di tornare in Italia per svolgere il loro lavoro. Ritengo che il rientro del nostro capitale umano dall’estero svolgerà un ruolo chiave nell’ affrontare la sfida alla transizione ecologica e realizzare la tanto agognata innovazione tecnologica. Si tratta tuttavia di misure eccezionali e limitate nel tempo. Per questo credo che sia indispensabile continuare a seguire questa strada, anche dopo il PNRR, prevedendo adeguati fondi volti a stimolare il rientro delle nostre eccellenze dall’estero

In caso di elezione parlamentare, come intende agire nella sua circoscrizione per essere autentico rappresentante della collettività e dei suoi reali problemi?

Il mio impegno una volta eletto sarà quello di stare il più vicino possibile alle comunità degli italiani all’estero. Solo in questo modo sarà possibile dare loro voce e fare in modo che le loro istanze arrivino nelle aule parlamentari e dare una concreta soluzione ai loro problemi. Ad oggi, molti connazionali non si sentono rappresentati e questo si riflette anche sulla partecipazione alle votazioni che ogni volta diminuisce

Il ripristino di un “Ministero per gli Italiani all’Estero”. Si o no e perché?

Gli Italiani all’estero non hanno bisogno di ulteriore burocrazia, ma di semplificazione e risposte concrete ai loro problemi. Non serve un ulteriore carrozzone che, lo ricordo, costa ai cittadini, ma servono nuove norme: una riforma dell’Aire, il riconoscimento dei contributi pensionistici versati anche all’estero e quello di diplomi e certificati. Le nostre sono proposte semplici e concrete che rispondono ai problemi quotidiani che vivono i cittadini emigrati. Il Ministero degli Italiani all’estero rischia invece di essere uno specchietto per le allodole, dovrà per forza coordinarsi con altri Ministeri perché i Consolati, per esempio, rimarrebbero di competenza della Farnesina. Noi offriamo soluzioni, gli altri partiti burocrazia, una ricetta che ha già fallito in passato.

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