Nella foto: Federico Quadrelli

Federico Quadrelli PD, candidato alla Camera dei Deputati Circoscrizione Europa

Quali sono le più urgenti correzioni e i più impellenti cambiamenti che si dovrebbero adottare in materia di politica verso gli italiani all’estero, rispetto alle azioni dei governi passati?

Prima di tutto un cambio di prospettiva sul nostro ruolo per il sistema paese: siamo una risorsa ancora ampiamente ignorata dalla politica italiana. Nello specifico, poi, servono risorse da investire sul rafforzamento dei servizi consolari, sulla digitalizzazione e la creazione di sistemi più accessibili; una politica fiscale da ripensare complessivamente, maggiore sostegno alla lingua e cultura italiana, penso al bilinguismo delle seconde generazioni da sostenere, ma anche al nostro ruolo per l’economia, che è secondo me strategico, quindi dell’importanza dell’investire in questo settore, infine, valorizzare le nostre reti, nella ricerca e nel fare impresa. Potrei continuare, ma per ora mi fermo qua.

Quali sono le questioni che secondo Lei andrebbero subito affrontate e in che modo in sede parlamentare e che riguardano gli italiani in particolare che vivono in Europa e in Germania?

Sicuramente tutta la questione relativa alla tassazione, per esempio l’IMU, ma penso anche ai problemi relativi alle pensioni da un lato e la questione della continuità lavorativa da parte di chi percepisce pensioni irrisorie e dovrebbe comunque lavorare per poter sopravvivere dall’altro. Un tema che poi ha rilevanza europea è certamente quello relativo alla portabilità dei diritti, come lo definisco io, ossia la possibilità in EU, di godere esattamente degli stessi diritti di salute e assistenza, cosa che invece sappiamo non avviene per i differenti sistemi di salute. Qui serve un lavoro di cooperazione tra forze politiche, anche a livello europeo.

Tenuto conto dei continui flussi di mobilità con quale strategia intende attirare l’attenzione del nuovo Governo sulle questioni degli italiani all’estero, soprattutto verso l’Europa in particolare la Germania?

Come dicevo all’inizio, voglio impegnarmi il più possibile per far capire quanto miope sia stata la politica italiana nel tempo: siamo un valore aggiunto e strategico enorme per il sistema paese. Rappresentiamo contatti fondamentali nell’economia dei paesi terzi, investendendo di più su questa comunità ne giova certamente l’Italia. Poi vorrei abbattere la retorica dei “cervelli in fuga”, non mi piace perché è fuorviante: propongo di parlare di circolarità dei talenti. Creare opportunità di mobilità, di ritorno, di nuovi spostamenti. Appunto: un cambio di paradigma.

In caso di elezione parlamentare, come intende agire nella sua circoscrizione per essere autentico rappresentante della collettività e dei suoi reali problemi?

Continuerei a fare quel che ho sempre fatto anche da semplice militante politico e attivista, con più forza e capacità di incidere però: avere un contatto quanto più diretto e continuativo possibile con le persone, i gruppi, le associazioni. Voglio essere un interlocutore, un ponte tra le varie realtà. Voglio esserci. Perché per quanto sia difficile avere una relazione territoriale in una circoscrizione che è l’Europa continentale, credo che ci siano modi per poterlo fare, anche con l’aiuto del digitale: creare prossimità ed esserci per elettrici ed elettori. Mi è stato chiesto: ma se ti voto e poi ti eleggono, sparisci? No, non sparisco, anzi ci metterò ancora più energia per andare dove fino ad oggi non ho potuto, per limiti di varia natura. Una promessa: ci sarò.

Il ripristino di un “Ministero per gli Italiani all’Estero”. Si o no e perché?

Onestamente non mi entusiasma. Bisogna capire bene cosa andrebbe a fare: avrebbe poteri reali o è un mero orpello? Potrebbe incidere realmente sulle cose che ho già citato e promuovere una vera politica per le italiane e gli italiani all’estero, o no? Ecco, parliamone perché l’etichetta dice poco, vorrei sapere che sostanza c’è. Mi interessano di più le cose concrete che si possono fare.

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