Non è un caso che la notizia dell’azione legale avviata dagli Stati Uniti d’America contro la Volkswagen per aver violato premeditatamente il Clean Air Act (la legge americana del 1963 per la difesa dello standard di qualità dell’ambiente) sia giunta proprio un giorno prima dell’inaugurazione della CES a Las Vegas, dove anche l’industria automobilistica tedesca ha presentato molte novità.
Nelle ultime settimane era subentrata una certa calma nelle polemiche del dieselgate VW e ciò aveva fatto pensare che il peggio dello scandalo fosse ormai passato.
Non è però così e le prime battute del nuovo anno fanno pensare che il peggio deva ancora venire. Vokswagen e Bosch, appoggiate da Berlino e da Bruxelles, sono riuscite a ingannare le autorità Ue e i clienti europei della Volkswagen per quasi dieci anni e la cosa sarebbe continuata se alla fine non fosse stata scoperta dalle autorità americane, evidentemente sottovalutate da Wolfs-burg.
Negli Stati Uniti la Volkswagen sarà ora attaccata da due parti: dai clienti che chiedono il ritiro e la sostituzione del vecchio diesel truccato, più ovviamente i danni subiti, e nello stesso tempo dal governo americano che, servendosi di una formula micidiale basata sul numero delle auto, degli anni di circolazione e del volume presumibile delle emissioni, cercherà di quantificare i danni subiti dalla comunità in termini di salute, malattie respiratorie e morti premature.
Il numero delle auto diesel Volkswagen in circolazione negli USA è relativamente limitato, non più di 600mila unità. La domanda che consegue è questa: qualora gli USA dovessero arrivare a provare il reato della premeditata violazione del Clean Air Act con una penalità complessiva oscillante da 18 a 90 miliardi di euro, che cosa potrebbe accadere in Europa, dove le auto diesel truccate VW in circolazione si contano a milioni, qualora uno Stato decidesse di seguire l’esempio del governo americano?