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Un’emergenza quotidiana tra mura domestiche e spazi digitali, mentre lo Stato corre ai ripari e migliaia di donne continuano a vivere nella paura

C’è una cifra che pesa come un macigno: 1.264. È il numero medio di violenze contro le donne che si consumano ogni giorno in Germania. Dietro questa statistica non ci sono grafici o percentuali astratte, ma volti, storie, famiglie distrutte. Donne ferite, minacciate, uccise. Spesso da uomini che conoscevano, di cui si fidavano, con cui condividevano la casa, i figli, la vita.

I dati più recenti della Polizeiliche Kriminalstatistik (PKS) e del Bundeskriminalamt (BKA) restituiscono un quadro allarmante: nel 2024 la violenza di genere non solo non arretra, ma si rafforza, si diversifica, si estende dal mondo reale a quello digitale. Un fenomeno strutturale, non episodico, che attraversa famiglie, relazioni, reti sociali e spazi virtuali.

Più reati, più vittime, più silenzio

Nel solo 2024 sono state registrate 53.451 donne e ragazze vittime di reati sessuali, con un aumento del 2,1% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà erano minorenni. Le forme di violenza più diffuse restano la molestia sessuale, lo stupro, la coercizione e gli abusi, spesso commessi da uomini giovani: oltre un quarto dei sospettati ha meno di 21 anni.

Ma ciò che emerge con forza è che questi numeri raccontano solo una parte della realtà. Come sottolinea il presidente del BKA Holger Münch, siamo di fronte al cosiddetto Hellfeld, il “campo visibile”. Dietro le porte chiuse delle abitazioni e nel silenzio delle relazioni tossiche si estende un Dunkelfeld enorme: violenze che non vengono denunciate per paura, dipendenza economica, vergogna. Secondo i primi risultati della ricerca LeSuBiA, la quota di denunce è spesso inferiore al 10%, e nel caso della violenza di coppia scende addirittura sotto il 5%.

La casa, il luogo più pericoloso

La violenza domestica raggiunge nel 2024 un nuovo record: 265.942 vittime. Quasi un quarto di tutte le persone registrate nella PKS per questo tipo di reati. Il 70,4% sono donne. Nella maggioranza dei casi si tratta di violenza di coppia: 171.069 persone colpite, con un aumento dell’1,9%. Otto vittime su dieci sono donne; quasi l’80% degli autori sono uomini.

Nel contesto delle relazioni intime, 132 donne sono state uccise nel 2024. Un dato in lieve calo rispetto all’anno precedente, ma che resta drammatico. Ancora più eloquente è la relazione tra vittima e aggressore: oltre l’80% delle donne uccise lo è per mano di un partner o ex partner. Non è possibile parlare formalmente di femminicidio, perché in Germania manca una definizione giuridica unitaria e la PKS non registra la motivazione del reato. Ma la sostanza non cambia: la violenza colpisce le donne in quanto donne, all’interno di dinamiche di potere, controllo e possesso.

Bambini, adolescenti, famiglie spezzate

La violenza non risparmia nemmeno l’ambito familiare più ampio. Nel 2024 94.873 persone sono state vittime di violenza intrafamiliare, con un aumento del 7,3%. Colpisce soprattutto i bambini tra i 6 e i 14 anni. Qui il dato si fa ancora più inquietante: quasi la metà delle vittime è di sesso maschile, a dimostrazione che la violenza domestica è un problema trasversale, che distrugge interi nuclei familiari.

La ricerca LeSuBiA rivela anche un’eredità dolorosa: una persona su due dichiara di aver subito violenze fisiche da genitori o tutori durante l’infanzia. Un ciclo che tende a ripetersi, generazione dopo generazione.

L’odio corre online

Accanto alla violenza fisica cresce quella digitale. Nel 2024 18.224 donne sono state vittime di cyberstalking, minacce online, controllo digitale o cybergrooming. È l’aumento più marcato tra tutte le categorie: +6% in un solo anno. La violenza online spesso accompagna e amplifica quella offline, diventandone una prosecuzione continua e pervasiva. Le conseguenze psicologiche sono profonde: ansia, isolamento, depressione, perdita di fiducia.

Parallelamente esplode la criminalità misogina a sfondo politico: 558 reati nel 2024, con un aumento del 73,3%. Insulti, minacce, aggressioni fisiche, fino a un tentato omicidio. Segnali di un clima culturale che normalizza l’odio e delegittima la parità di genere, alimentato anche dalla diffusione di propaganda estremista e disinformazione sui social.

Le risposte dello Stato

Di fronte a questo scenario, il governo federale promette un cambio di passo. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt annuncia misure più dure: l’introduzione del braccialetto elettronico per gli aggressori, sul modello spagnolo, e la classificazione delle K.O.-Tropfen come arma, per consentire una persecuzione penale più severa. “Le donne devono potersi sentire sicure ovunque”, afferma.

La ministra per le Donne Karin Prien parla senza mezzi termini: “La violenza contro le donne è un crimine quotidiano. Non possiamo più accettarlo”. L’obiettivo dichiarato è rafforzare prevenzione, reti di aiuto, raccolta dati e protezione concreta delle vittime.

Storie che non devono restare numeri

Dietro le statistiche, però, restano storie che tolgono il fiato. Madri di quattro figli uccise a coltellate mentre i bambini dormono. Donne perseguitate per anni nonostante condanne giudiziarie. Ragazze e mogli aggredite nelle loro case, il luogo che dovrebbe essere più sicuro. Bambini che assistono all’omicidio della madre e ne porteranno il trauma per tutta la vita.

Ciò che accomuna questi casi è una verità brutale: la violenza colpisce le donne dove sono più vulnerabili, nelle relazioni affettive, nella quotidianità, nella fiducia tradita.

Chiedere aiuto è un atto di forza

Contrastare la violenza di genere non è solo una questione di leggi e statistiche, ma di responsabilità collettiva. Servono protezione tempestiva, ascolto, prevenzione, ma anche il coraggio di rompere il silenzio.

Per chi è in pericolo o cerca aiuto, in Germania è attivo 24 ore su 24 il numero gratuito e anonimo 116 016 – “Gewalt gegen Frauen”.

Chiedere aiuto non è debolezza. È il primo passo per salvarsi la vita.