
In Germania si discute di pensione a 70 anni: conti pubblici impeccabili, corpi dei lavoratori un po’ meno. Tra operai, pizzaioli e cameriere, la “scalata verso la pensione” sembra una barzelletta amara.
In Germania si torna a parlare di pensioni. Non di aumenti degli assegni, sia chiaro, ma di anni in più da passare al lavoro. La nuova idea, perché ogni tanto qualcuno la ripropone, arriva da Jens Spahn della CDU, che propone di collegare l’età di pensionamento all’aspettativa di vita. Tradotto in parole semplici: „se viviamo più a lungo, dobbiamo lavorare più a lungo“. Semplice, lineare, quasi matematico. Peccato che la vita reale raramente segua le formule.
La proposta ha fatto infuriare il leader della SPD, Lars Klingbeil, che ha ricordato una verità spesso dimenticata nei dibattiti tecnici, e cioè che non tutti passano le giornate seduti in ufficio davanti a un computer. C’è chi lavora in cantiere, chi solleva pesi, chi assiste anziani, chi serve ai tavoli per quarant’anni. E magari arrivare a 67 anni già oggi è un traguardo, non una formalità. Figuriamoci 70.
L’ipotesi è attualmente al vaglio della commissione governativa guidata dalla giurista Constanze Janda, che sta valutando scenari e conseguenze di un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile. Se il meccanismo attuale proseguisse, due mesi in più ogni anno, i nati nel 1982 sarebbero i primi a lavorare fino a 70 anni. Chi è giovane oggi può quindi stare tranquillo, la pensione non è cancellata, è solo … rimandata. Molto rimandata.
Del resto la Germania ha già dimostrato che spostare in avanti il limite è possibile. Infatti, dal 2012 è in corso il passaggio graduale da 65 a 67 anni. Ora si discute del passo successivo. Perché, si sa, il limite è un concetto relativo.
Dal punto di vista dei conti pubblici, il ragionamento è impeccabile. Più anni di lavoro significano più contributi e meno anni di pensione da pagare. L’economista Martin Werding propone addirittura un sistema automatico, „l’età pensionabile dovrebbe crescere insieme all’aspettativa di vita“, un po’ come l’aggiornamento automatico di un software.
Il problema è che le persone non sono software. L’aspettativa di vita aumenta, sì, ma non per tutti allo stesso modo. Chi svolge lavori pesanti spesso si ammala prima, si stanca prima e, statisticamente, vive anche meno. L’idea che tutti possano lavorare fino a 70 anni appare convincente soprattutto sulla carta, molto meno nella vita quotidiana.
C’è poi un dettaglio curioso. I dati della Deutsche Rentenversicherung mostrano che i tedeschi già oggi vanno in pensione prima dell’età prevista, nel 2024 l’età media era di 64,7 anni.
Questo significa che una parte consistente dei lavoratori non riesce a restare attiva fino al limite legale. La risposta del sistema? Non chiedersi perché accade, ma alzare ulteriormente l’asticella. Una strategia che ricorda un po’ quella dell’insegnante severo, se pochi raggiungono il voto richiesto, basta alzare la soglia.
Naturalmente esiste la possibilità di andare in pensione prima, ma con penalizzazioni permanenti, lo 0,3% in meno per ogni mese di anticipo, per tutta la vita. Un meccanismo che di fatto trasforma la libertà di scelta in un lusso che non tutti possono permettersi.
Per molti lettori del Corriere d’Italia, la questione è tutt’altro che teorica. Migliaia di italiani lavorano da decenni in Germania in settori fisicamente impegnativi: edilizia, ristorazione, assistenza, logistica. Carriere lunghe, spesso iniziate presto, non sempre lineari e talvolta divise tra due Paesi.
„Lavorare fino a 70 anni? E come si fa?“ Le voci dei lavoratori italiani in Germania
Per capire cosa significhi davvero parlare di pensione a 70 anni, basta ascoltare chi ogni giorno svolge lavori fisicamente impegnativi.
Marco, 48 anni, operaio edile da trentanni
Marco lavorare fino a 70 anni è realistico nel tuo settore?
Certo che no! A fine giornata ho già dolori ovunque. Non è solo stanchezza, sono schiena, ginocchia, spalle. A 70 anni non so nemmeno se riuscirei a salire su un’impalcatura.
Cosa pensi quando senti i politici parlare di aumento dell’età pensionabile?
Che chi decide queste cose probabilmente non ha mai lavorato in cantiere. Capisco i problemi dei conti pubblici, ma il corpo ha un limite.
Hai pensato alla pensione anticipata?
Sì, ma con le penalizzazioni prendi molto meno. Dopo una vita di lavoro sembra quasi una punizione.
Anna, 47 anni, assistente per anziani da 15 anni
Come vivi il dibattito sulla pensione a 70 anni?
Con preoccupazione. Il mio lavoro è sempre in piedi, piegata, a sollevare persone anziane che non riescono a muoversi. Già adesso è pesante. Pensare di farlo altri 20 anni mi sembra impossibile.
Cosa temi di più?
Di dover smettere prima per motivi di salute e ricevere una pensione più bassa. È questo che mi spaventa.
Luca, 38 anni, pizzaiolo
Luca hai iniziato a lavorare in pizzeria all’età di 16 anni e da 10 anni hai la tua pizzeria. Sogni la pensione a 70 anni?
A 38 anni la pensione sembra un miraggio. Ma fare pizze nove/dieci ore al giorno fino a 70 anni? Mi sembra un’idea divertente … per gli altri.
Cosa vorresti dalla politica?
Più rispetto per i lavori faticosi e qualche possibilità di scelta reale, non solo numeri su un foglio.
Giulia, 33 anni, cameriera e moglie di Luca
Giulia come immagini la pensione futura?
Già adesso le giornate sono lunghe e pesanti. Pensare di continuare così fino a 70 anni è scoraggiante.
Hai paura di dover accettare tagli?
Sì, e sarebbe ingiusto. Chi lavora sodo non dovrebbe vedere la pensione ridotta solo perché il limite legale aumenta.
Testimonianze come queste mostrano la distanza tra le riforme discusse nei palazzi della politica e la realtà quotidiana di molti lavoratori. Il nodo della pensione non è solo una questione di numeri, ma di vite concrete, salute e dignità del lavoro.
Il dibattito sulle pensioni viene spesso presentato come una necessità tecnica, quasi inevitabile. Ma stabilire fino a quando si deve lavorare non è solo una questione di bilanci pubblici, è una scelta su che tipo di società si vuole costruire.
Si vuole una società in cui la vita lavorativa si allunga sempre di più per tenere in ordine i conti? Oppure una società che tenga conto delle differenze tra lavori, condizioni di salute e qualità della vita?
Il confronto in Germania è ancora aperto e nessuna decisione definitiva è stata presa. Ma una cosa è certa, ogni volta che si parla di pensioni, il traguardo sembra allontanarsi sempre un po’ di più. E a forza di spostarlo, il rischio è che qualcuno cominci a chiedersi se lo raggiungerà mai.

























