In quest’ultimo venticinquennio la presenza delle donne nell’emigrazione italiana è diventata sempre più importante. Nonostante quasi la metà del flusso sia ormai composto da donne, la dimensione femminile del fenomeno è trascurato dalla ricerca sociale e quasi, se non del tutto, assente dal dibattito pubblico. Corrado Bonifazi ne esamina alcuni aspetti in questo articolo (Per gentile concessione di Neodemos https://www.neodemos.info/2026/02/20/lemigrazione-italiana-si-e-tinta-di-rosa/)
Donne e migrazioni
Gli studi sulle migrazioni in questi ultimi anni sono stati segnati da una crescente attenzione alla dimensione di genere. In molti paesi, compresa l’Italia, l’arrivo di flussi in cui le donne sono il principale attore della migrazione ha sicuramente favorito lo sviluppo di studi che hanno portato ad analizzare in dettaglio questa componente del fenomeno. Capoverdiane, filippine, peruviane, ucraine, polacche e moldave sono state oggetto di ricerche che hanno consolidato le nostre conoscenze sull’immigrazione al femminile.
La stessa componente femminile della nostra emigrazione storica ha ricevuto in questi anni una attenzione maggiore di quanta non abbiano meritato le emigranti dei giorni nostri. Si tratta ovviamente di lavori di carattere storico, basati soprattutto su storie di vita e con una limitata attenzione agli aspetti statistici, anche per le oggettive limitazioni dei dati disponibili. Negli studi sui flussi attuali, invece, la questione di genere è quasi del tutto assente e le analisi della nuova emigrazione, come spesso viene definita, considerano il fenomeno nel suo insieme, senza interrogarsi sulle specifiche caratteristiche e problematiche della componente femminile. Eppure in questo primo quarto di secolo le donne hanno sempre costituito più del 40% del flusso in uscita dal paese, un livello che in passato raramente è stato raggiunto.
Da questo punto di vista è decisamente paradossale, ma anche significativo, che i periodi meno analizzati della nostra storia migratoria siano proprio quelli in cui la componente femminile è stata più ampia. È così per gli anni trenta del Novecento, quando la percentuale di donne è arrivata a rappresentare tra il 40 e il 50% del flusso, e lo è ancora per la fine degli anni settanta del secolo scorso quando ha oscillato tra il 30 e il 40% del totale. Il risultato è che le nostre conoscenze di due periodi chiave in cui avviene la stabilizzazione delle nostre collettività all’estero sono decisamente minori di quelle dei periodi di massima espansione dei flussi, in cui l’emigrazione era nettamente orientata al maschile. Attualmente appare chiara una generale sottovalutazione del ruolo attivo delle donne nel processo migratorio, nonostante questo aspetto del fenomeno rappresenti una delle principali caratteristiche strutturali della nuova emigrazione italiana.
Le donne nella nuova emigrazione italiana
La percentuale di donne nelle cancellazioni anagrafiche per l’estero dei cittadini italiani è infatti arrivata al 44% già nel 2006, ha subito una leggera flessione negli anni successivi ma ha iniziato a crescere con regolarità dopo il 2011 (Fig. 1). La crisi dei debiti sovrani ha quindi dato il via a un aumento complessivo dell’emigrazione che, alla prova dei fatti, è stata più consistente tra le donne che tra gli uomini. Dopo una flessione negli anni post-pandemici la quota femminile dell’emigrazione italiana è infatti tornata a crescere, arrivando nel 2024 a costituire il 46,2% del totale. In questi ultimi anni la prevalenza maschile nei flussi in uscita si è quindi ridotta, lasciando spazio a una crescente presenza femminile all’interno dell’emigrazione italiana.

L’aumento della quota femminile si è registrato nella maggioranza dei flussi e in quasi tutti quelli più rilevanti è ormai stabilmente al di sopra del 40% del totale, con una punta nel 2024 del 50% per i trasferimenti verso l’Argentina. Limitando l’attenzione alle principali destinazioni europee e asiatiche1, per avere un confronto tra mete tradizionali e nuove dell’emigrazione italiana, si può notare come in Francia e Spagna la percentuale di donne sia arrivata nel 2024 al 49,2% e nel Regno Unito sia giunta quasi al 48% (Fig. 2). Le donne sono aumentate anche in flussi che fino a poco tempo presentavano una netta prevalenza maschile. Nel caso, ad esempio, dell’emigrazione verso gli Emirati Arabi Uniti la quota femminile si è collocata negli ultimi undici anni, con la sola eccezione del 2021, in una forchetta compresa tra il 40,7% del 2015 e il 45,2% del 2024. Nel flusso verso la Cina, invece, la percentuale di donne appare sostanzialmente stabile in una fascia compresa tra il 30 e il 35% del totale. Nel complesso, siamo quindi in presenza di un protagonismo femminile che riflette direttamente i cambiamenti di genere nella società italiana e che trova espressione in maniera particolarmente chiara tra chi sceglie di lasciare il nostro paese più o meno a lungo.

Appare poi significativo che tra i laureati che si trasferiscono all’estero, le donne dal 2018 sono sempre state sopra il 47% e nel 2024 sono diventate la maggioranza del flusso con il 50,5%. La presenza femminile è quindi ancora più elevata all’interno del flusso a maggiore qualificazione dell’emigrazione italiana. Del resto, come è stato già notato2, non siamo più in presenza di una emigrazione femminile per ricongiungimento familiare, ma siamo davanti a donne che sono molto spesso le attrici principali della loro migrazione e, a volte, anche di quella dei loro congiunti. Donne attratte da mercati del lavoro con un minore gender gap, probabilmente non solo nelle professioni ad alta qualificazione ma anche nelle altre, e da livelli salariali mediamente più elevati di quelli italiani. Una situazione che riguarda tutte le fasce del mercato del lavoro e tutti i livelli di istruzione, il risultato è che da qualche anno l’intensità, le destinazioni e le caratteristiche dell’emigrazione femminile italiana sono sempre più simili a quelle della componente maschile. Le giovani donne, infatti, raramente ormai partono per seguire o raggiungere il proprio partner e sono anche più presenti nella mobilità studentesca. La specificità dell’emigrazione femminile attuale sta proprio, con ogni probabilità, in questa conquistata autonomia che le ha portate a diventare un soggetto indipendente, sempre più importante e centrale, anche dal punto di vista quantitativo, e meritevole di molta più attenzione da parte della ricerca sociale e della stessa politica.
Note
1Percentuali in linea con quelle registrate per i paesi europei si hanno anche nei principali flussi diretti nell’America del Nord e del Sud. Nel 2024, oltre al già ricordato valore dell’Argentina, la quota di donne emigrate è stata infatti pari al 46,6% nel flusso verso gli Stati Uniti e al 48,6% per quello diretto in Brasile.
2Del Pra, A., & Tirabassi, M. (2020). Le donne qualificate nelle odierne mobilità italiane. Studi Emigrazione, (219), 391-416.






























