Il deputato eletto nella circoscrizione Estero spiega le ragioni del suo sostegno alla riforma e riflette sui possibili effetti per la magistratura e per il sistema istituzionale
In vista del prossimo referendum costituzionale, il Corriere d’Italia ha raccolto il punto di vista dei rappresentanti degli italiani all’estero per offrire ai nostri lettori strumenti utili a comprendere meglio il contenuto della riforma e le diverse posizioni in campo. Il voto referendario rappresenta infatti un momento centrale della vita democratica del Paese e riguarda anche i milioni di cittadini italiani residenti fuori dall’Italia.
Per questo abbiamo rivolto alcune domande all’onorevole Simone Billi, parlamentare eletto nella circoscrizione Estero, che sostiene il Sì alla riforma.
On. Billi, perché secondo Lei è importante che i cittadini partecipino al voto?
Perché si decide su una riforma costituzionale che tocca la vita concreta delle persone: libertà, garanzie e fiducia nello Stato. Più partecipazione significa un esito più forte e più legittimato, qualunque esso sia.
Quale argomento ritiene più convincente per chi sostiene il Sì?
La credibilità della responsabilità disciplinare. Dai rapporti del Ministero della Giustizia emerge che nel 2018–2024 lo Stato ha pagato circa 220 milioni di euro di riparazioni per ingiusta detenzione e risultano 4.920 provvedimenti/ordinanze di pagamento, a fronte di sole 9 sanzioni disciplinari a magistrati: uno scollamento che, agli occhi dei cittadini, mina la fiducia. Il Sì introduce una Alta Corte disciplinare che sposta la disciplina fuori dal CSM, con un organo dedicato e “blindato” in Costituzione: più credibilità e meno autoreferenzialità, senza far coincidere automaticamente ogni risarcimento con una colpa disciplinare.
Inoltre, il libro Il Sistema di Palamara–Sallusti racconta dall’interno del CSM come, secondo gli autori, correnti e “accordi” sulle nomine possano condizionare carriere e incarichi nel circuito dell’autogoverno: è una conferma della necessità di meccanismi che riducano il peso delle correnti, come il sorteggio, per rendere CSM e disciplina più trasparenti e credibili.
Infine, questa riforma non è una bandiera ideologica: anche esponenti dell’area riformista e liberal-riformista si sono detti favorevoli al Sì, come Pina Picierno, Carlo Calenda, Antonio Di Pietro, Augusto Barbera e Cesare Salvi. È la prova che la partita non è “destra contro sinistra”, ma riguarda l’assetto di garanzie per i cittadini.
Per chi è favorevole, perché è così importante la separazione delle carriere e due CSM?
Perché nel processo accusatorio il PM è una parte, mentre il giudice deve essere terzo. La separazione delle carriere serve a rendere coerente questo principio e a ridurre commistioni e cortocircuiti.
Lo spiego con una metafora semplice: è come una partita di calcio in cui l’arbitro è formalmente imparziale, ma proviene dalla “città” di una delle due squadre e con quella squadra condivide percorsi e appartenenze. Anche se arbitra bene, l’altra squadra e i tifosi faranno fatica a fidarsi. Separare i percorsi tra chi accusa e chi giudica rende l’arbitro – cioè il giudice – più chiaramente “neutrale” agli occhi di tutti. Due CSM coerenti con i due ruoli completano questo disegno e rendono più trasparente l’autogoverno.
In che modo, secondo Lei, il Sì tutela l’autonomia della magistratura?
La tutela rafforzandone la credibilità. Un’autonomia percepita come opaca o catturata da logiche correntizie diventa fragile e perde consenso. La riforma mira a “liberare” l’autogoverno dall’eccesso di peso delle correnti attraverso regole più chiare, due CSM coerenti con i ruoli e una disciplina affidata a un organo dedicato e “blindato” in Costituzione. In questo modo l’indipendenza resta piena, ma è più difendibile perché più trasparente e più credibile.
Perché non si è riusciti a creare un consenso più ampio e si è arrivati a un referendum costituzionale senza quorum?
Perché per modificare la Costituzione servono i 2/3 dei voti in Parlamento: questa maggioranza non li ha, quindi la Carta prevede il referendum confermativo. Non c’è quorum perché si decide direttamente se confermare o respingere una riforma costituzionale.
Al di là delle diverse opinioni politiche, rimane però un punto fondamentale: la partecipazione al voto. Che si scelga il Sì o il No, esprimere il proprio voto è essenziale per rafforzare la legittimità del risultato e per contribuire attivamente alla vita democratica del Paese, anche per gli italiani che vivono all’estero.
Nota della redazione: Per offrire ai lettori un quadro completo e plurale delle posizioni in campo, il Corriere d’Italia pubblicherà anche un’intervista all’onorevole Toni Ricciardi, che sostiene invece il No alla riforma.






























