Foto di ©Elisa Cutullè

Negli ultimi anni la K-Music ha ampliato in modo significativo la propria influenza in Europa, e anche in Italia il fenomeno è sempre più visibile. Non si tratta più soltanto di coreografie spettacolari o produzioni ad alto impatto visivo: cresce l’interesse verso artisti che raccontano storie personali, autentiche e introspettive.

In occasione del K-Pop Revolution 2, tenutosi a Mainz, abbiamo incontrato Lee Jio. L’artista coreano è stato presente entrambe le giornate regalando al pubblico una performance a sorpresa particolarmente intensa.

Di seguito l’intervista completa:

Come descriveresti il “suono Lee Jio” e quali temi centrali attraversano la tua musica?

Direi che il mio stile può essere definito alternative R&B, ma questa è solo una cornice sonora. In realtà il centro della mia musica è il messaggio. Non parto mai dal suono per impressionare, ma dall’idea che voglio condividere.

Scrivere musica per me significa comunicare qualcosa di reale. Posso sperimentare con nuove sonorità, ma ogni scelta deve servire l’emozione e la storia che sto raccontando. Senza un contenuto autentico, il suono rimane vuoto.

Guardando al tuo percorso artistico, qual è stato il momento più decisivo per definire la tua identità?

Il momento più importante è stato quando ho capito che volevo essere prima di tutto un artista onesto. Non mi interessa costruire un personaggio o seguire tendenze solo perché funzionano.

Ho deciso che ogni brano avrebbe dovuto rispecchiare ciò che sento davvero. L’onestà è diventata la mia linea guida. Credo che il pubblico percepisca quando qualcosa è autentico — e quella connessione è molto più forte di qualsiasi strategia commerciale.

Come riesci a bilanciare la parte narrativa dei testi con l’aspetto tecnico della produzione?

Il mio processo creativo inizia sempre in modo molto semplice: carta e penna. Scrivere a mano mi permette di entrare in contatto con le emozioni in modo più diretto.

Solo dopo passo al computer. Lavoro spesso partendo dagli accordi al pianoforte per costruire la melodia principale, e poi sviluppo gradualmente l’arrangiamento. Sono completamente autodidatta — non ho mai studiato formalmente produzione o pianoforte. Questo mi dà una certa libertà: seguo l’istinto più che le regole.

D: Nei tuoi prossimi progetti, ci sono direzioni musicali o collaborazioni che ti incuriosiscono particolarmente?
L’alternative R&B resta il mio punto di partenza naturale. Mi interessa collaborare con artisti che condividano la stessa sensibilità emotiva e attenzione al contenuto. Amo chi riesce a unire minimalismo e profondità.

Sono aperto a nuove connessioni artistiche, purché ci sia una base comune: sincerità e rispetto per la musica.

La crescente popolarità della K-Music in Italia dimostra che il pubblico cerca sempre più autenticità e non solo spettacolo. Artisti come Lee Jio rappresentano questa nuova fase: più intima, più personale, più consapevole.