Il libro ‚Giocati il cervello‘ (Edizioni Erickson) si presenta come una guida pratica e coinvolgente per allenare la mente e potenziarne le capacità. Attraverso un approccio ludico e interattivo, gli autori propongono una serie di esercizi e attività mirate a stimolare diverse aree cognitive, dalla memoria all’attenzione, dal ragionamento alla creatività. L’opera sembra rivolgersi a un pubblico ampio, offrendo strumenti utili per migliorare le proprie performance mentali in ambito personale, professionale e di studio. La promessa è quella di un ‚allenamento‘ del cervello che sia efficace ma anche divertente, capace di rendere più agile e performante la nostra mente.
Per approfondire i principi e le metodologie alla base del loro libro ‚Giocati il cervello‘, abbiamo incontrato gli autori Yuri Bozzi e Gabriele Chelini. In questa intervista, esploriamo come mai hanno deciso di scrivere questo libro, e come le loro competenze e la loro esperienza si fondono per offrire un metodo innovativo per allenare il cervello. Gli autori ci spiegano come il gioco può diventare uno strumento potente per potenziare le nostre capacità cognitive.
Potreste approfondire il concetto di neuroplasticità e la sua importanza nella comprensione del cervello umano?
La neuroplasticità si riferisce alla capacità del cervello di adattarsi alle condizioni ambientali. Questo adattamento avviene sia a livello microscopico che macroscopico, influenzando sia le cellule cerebrali che le loro connessioni. La neuroplasticità garantisce un costante adattamento del cervello, determinando cambiamenti nei nostri comportamenti e risposte alle circostanze quotidiane.
In che modo il libro affronta le differenze tra la neuroplasticità nell’infanzia e nell’età adulta?
Nel libro abbiamo dedicato due capitoli separati a questo argomento per evidenziare le differenze qualitative della neuroplasticità tra giovani e adulti. La neuroplasticità giovanile modella il cervello, fornendogli capacità fondamentali come l’apprendimento del linguaggio, che da adulti diventa estremamente difficile. Invece, la neuroplasticità adulta si concentra sull’affinamento di abilità e sulla riparazione di danni, come nel caso di incidenti o ictus.
Il libro discute l’impatto dei fattori ambientali sulla neuroplasticità. Potreste fornire esempi specifici di come ambienti arricchiti possono migliorare la funzione cerebrale?
Il concetto di ambiente arricchito fu introdotto negli anni ’60, riferendosi a condizioni sperimentali dove roditori vivevano in ambienti ricchi di stimoli. Questi studi dimostrarono che tali ambienti favorivano la crescita degli emisferi cerebrali grazie ai fattori neurotrofici. Applicando questo concetto agli esseri umani, ambienti arricchiti possono ridurre lo stress e migliorare l’esperienza positiva, influenzando positivamente la plasticità del cervello.
Come credete che la diffusione di conoscenze sulla neuroplasticità possa influenzare il modo in cui la società percepisce e tratta disturbi come l’ADHD, la dislessia o l’autismo?
I disturbi neuropsichiatrici hanno componenti genetiche e ambientali che influenzano la plasticità cerebrale. Comprendere come l’ambiente modifica la plasticità può migliorare la gestione di questi disturbi. La neurodiversità, simile alle differenze fisiche, dovrebbe essere accettata e integrata nella società, favorendo una maggiore comprensione e inclusione delle persone con diagnosi neuropsichiatriche.
La manipolazione della neuroplasticità apre scenari etici complessi. Come si possono bilanciare i potenziali benefici della modulazione cerebrale con le preoccupazioni etiche legate alla modifica delle funzioni cognitive?
Pur comprendendo le preoccupazioni etiche, la manipolazione della neuroplasticità tramite stimolazione elettrica o magnetica è generalmente transitoria e usata per fini terapeutici, come il recupero da ictus. La manipolazione del cervello attraverso tecniche non invasive come la parola è stata pratica comune nella storia umana. La stimolazione cerebrale deve essere vista nel contesto di altre forme di manipolazione già esistenti.
Quali sono le direzioni future della ricerca sulla neuroplasticità e quali potrebbero essere le sue applicazioni più promettenti nei prossimi decenni?
La ricerca futura potrebbe concentrarsi sulla Plasticità Omeostatica, che implica un equilibrio dinamico delle sinapsi. Comprendere meglio questo bilancio potrebbe aiutare a trattare diverse condizioni. La neurogenesi, la generazione di nuovi neuroni anche in età adulta, è un’altra area promettente. Stimolare la plasticità intrinseca del cervello attraverso l’ambiente e la cognizione potrebbe favorire un costante adattamento.
In che modo la vostra esperienza in neuroscienza ha influenzato il processo di scrittura e la selezione degli argomenti trattati nel libro?
L’idea generale è nata in collaborazione con la casa editrice, con l’obiettivo di creare una collana sulla complessità del cervello. Abbiamo inserito il concetto di plasticità nel contesto della neurodiversità per aggiungere un messaggio sociale alla scoperta scientifica. Questo ha reso la scrittura più brillante e comunicativa, includendo giochi per i lettori e stimolando una diversa prospettiva sugli argomenti di studio.
Potete fornire consigli e strategie pratici per gli individui per migliorare la loro neuroplasticità e la loro funzione cognitiva?
Consigliamo di immergersi in ambienti arricchiti e di riconoscere la neurodiversità. Offrire materiali didattici diversificati e accessibili prima delle lezioni può aiutare gli studenti ad apprendere nel modo che preferiscono. Riconoscere l’unicità di ogni individuo e adattare i metodi di insegnamento alle diverse esigenze è fondamentale per migliorare la neuroplasticità e la funzione cognitiva.


























