Il tema: Referendum sulla separazione delle carriere in magistratura (22-23 marzo 2026).
Nei prossimi giorni pubblicheremo un articolo sulle posizioni del NO.
Anna Paola Concia, ex parlamentare del PD, è attiva nel comitato per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere in magistratura nel comitato “SI’Separa” della Fondazione Einaudi. Anna Paola Concia è nota per le sue posizioni riformiste, garantiste ed è una delle personalità della sinistra italiana, anche se oggi non appartiene a nessun partito, la quale ritiene che su questo referendum occorra essere pragmatici e non ideologici. Vive a Francoforte e, invitata a una serata dell’associazione culturale Le Italo Amiche e.V. della città sul Meno, ha presentato le ragioni del SÌ. In quella occasione l’abbiamo intervistata.
Qual è argomento più forte e più convincente per votare SÌ al referendum?
L’argomento più forte mi viene dal giurista e politico Giuliano Vassalli, Medaglia d’oro della resistenza, senatore socialista, che da Ministro di Grazia e Giustizianel 1989 approvò un nuovo codice che sostituì il codice Rocco riformando il processo da inquisitorio ad accusatorio. In una famosissima intervista nel 1987 (https://www.socialismoitaliano1892.it/2025/03/01/vassalli-senza-separazione-delle-carriere-il-mio-codice-di-procedura-penale-non-funzionera/ n.d.r.) sostenne che senza la separazione delle carriere quella sua riforma non avrebbe avuto futuro. È quindi una riforma di sinistra, nasce dalla sinistra riformista. Personalmente sono favorevole alla separazione delle carriere da trent’anni. Per me, come per tanti miei amici e compagni di sinistra questa scelta è naturale. L’associazione LibertàEguale, che è fatta di tutte persone del Partito Democratico e che lo sta facendo tanto arrabbiare, fin da quando è nata nel 1999, ha sempre fatto una battaglia sulla separazione delle carriere.
Perché è importante, secondo Lei, che ci sia questa separazione, che poi comporta concorsi diversi, organi diversi, due CSM, carriere diverse?
Perché, come sempre diceva la Medaglia d’oro della Resistenza, Giuliano Vassalli, la separazione delle carriere è importante per rendere completa la riforma e il processo più equo. Il problema è l’equità del processo: per come è organizzato il CSM nel nostro Paese, il giudice (terzo), e i PM (pubblici ministeri) che sono l’accusa, fanno la stessa carriera, sono nello stesso organo, il CSM. C’è dunque uno squilibrio con la difesa, perché c’è una commistione tra magistrato redigente, il giudice, e magistrato inquirente, il PM. Faccio sempre l’esempio: immaginate di giocare in una squadra dove l’arbitro porta la stessa maglia di una delle due squadre. C’è una commistione automatica tra il giudice e PM perché fanno la stessa carriera, lavorano insieme nello stesso organismo e quindi sicuramente c’è un grande squilibrio. La separazione delle carriere è necessaria per i cittadini, affinché possano avere un processo più equo e un giudice davvero terzo.Questa è la prima ragione che richiama la riforma Vassalli e che, ripeto, è una riforma di sinistra. Vassalli è stato presidente della Corte costituzionale, è stato ministro della Giustizia. Ecco perché la paternità è di sinistra, perché Vassalli diceva: “senza separazione delle carriere la mia riforma è azzoppata”.
I comitati del NO temono che la riforma riduca l’autonomia della magistratura. Perché i due CSM sarebbero più piccoli e più specializzati, aumenterebbe il peso dei membri laici, scelti dal Parlamento, e quindi il peso del potere politico all’interno della magistratura. Come risponde a questo timore?
No, non è vero. Si manterrebbero le stesse proporzioni e non ci sarebbe nessun peso del potere politico. Purtroppo i sostenitori del NO fanno fatica a trovare argomenti validi e raccontano falsità.Tra l’altro il presidente dei due CSM è il presidente della Repubblica, come garante.
Anche chi sostiene il NO ritiene che il sistema magistratura in Italia sia guasto, viziato, degenerato. Dopo l’approvazione della riforma nelle due Camere del parlamento senza tuttavia la necessaria maggioranza per una riforma che va a toccare la Costituzione, il ricorso al referendum è necessario. È questo però il momento di mettere mano alla Costituzione? Non sarebbe meglio che le regole venissero cambiate cercando un maggior consenso, un dibattito più politico più ampio?
Il problema è che c’è stata una rigidità probabilmente sia da parte del governo che delle opposizioni, perché appunto la riforma sulla separazione delle carriere è stata votata a maggioranza, ma l’opposizione non ha avuto nessuna disponibilità ad andare nella direzione di una riforma. Purtroppo oggi, lo dico con grande rammarico, in Italia, ma non solo in Italia, c’è una contrapposizione selvaggia tra i due schieramenti che impedisce qualsiasi dialogo. Io l’avrei auspicato, ma questo non è accaduto.
Ora i cittadini vengono chiamati a decidere su una questione piuttosto tecnica, della quale è difficile vederne o capirne tutte le implicazioni. Con la separazione delle carriere in magistratura non si rischia di modificare l’assetto degli equilibri fra i tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), minando l’assetto democratico della Repubblica e provocando una serie di conseguenze, non visibili ai più, e su cui è difficile esprimersi come cittadine e cittadini?
No, assolutamente no, perché l’articolo 104 della Costituzione sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura (art. 104: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere…”) è rimasto invariato. In Italia questa cosa non cambierà mai, perché è d’accordo la destra, è d’accordo la sinistra. L’indipendenza della magistratura è un cardine della Costituzione. La riforma dice solo che ci saranno due CSM. Culturalmente nel nostro paese questa separazione dei poteri è scritta nella nostra Costituzione e così rimarrà. Questo referendum è molto più semplice di quello che si dice. Tra l’altro, viviamo in un Paese (la Germania) dove la separazione delle carriere c’è: in Germania i magistrati PM si chiamano avvocati dello Stato e sono sicuramente più condizionati dal governo (dipendono dal ministero di giustizia del proprio Land n.d.r.), mentre in Italia assolutamente no. Quindi questa riforma ci mette al passo con le più importanti democrazie, perché la separazione delle carriere c’è in tutte le grandi democrazie, tra cui la Germania, Spagna, Francia. La riforma in Italia è molto simile alla legge che c’è in Portogallo. I Paesi che non l’hanno sono la Turchia, la Bulgaria.
Io non ne vedo nessun pericolo, anzi con questa riforma si chiude il cerchio della riforma Vassalli che è cominciata nell’’89: i magistrati continueranno a fare i giudici o i PM in piena totale autonomia. Nel processo però non ci sarà più questa commistione dove giudici e pubblico ministero si incontrano, appartengono alle stesse correnti, mentre l’avvocato, la difesa, è completamente esclusa. E sicuramente le correnti sono una cosa molto negativa che gettano un’ombra nei confronti della magistratura.
In che modo con la riforma verrebbero a cadere le correnti all’interno del CSM? All’interno dell’Associazione nazionale magistrali ci sono tante correnti che si dividono, lottizzano la partecipazione al CSM, decidendo di conseguenza dei trasferimenti, di tutta la carriera di un magistrato, che è un dipendente pubblico. Il condizionamento da parte delle correnti nei confronti dei magistrati è fortissimo. Con la riforma verrebbe a cadere questo grande potere. Questa è la ragione per cui l’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) si è fatta “soggetto politico” contro il referendum e sta facendo una campagna molto violenta, piena di scenari apocalittici che non corrispondono al vero. Il giudice non deve essere solo terzo, ma deve apparire tale, come dice anche la Costituzione tedesca. Questo clima non fa bene alla reputazione della magistratura tutta, il cui ruolo è fondamentale nella vita democratica del nostro paese a tutela di noi cittadini comuni.


























