„Madonnas“, l’ultimo lavoro di Pola Kapuste presentato al Festival Max Ophüls Preis 2026, è una discesa audace nei contrasti del Sud Italia. Tra processioni religiose e fumi industriali, il film dipinge una società sospesa tra devozione e ipocrisia, dove il silenzio degli adulti pesa come il piombo delle fabbriche.
Pola Kapuste conferma il suo talento nel catturare l’essenza dei luoghi attraverso un approccio che fonde antropologia e arte (polakapuste.de). Il suo metodo, che mescola attori professionisti e persone reali che interpretano se stesse, conferisce al film una verità nuda e disarmante.
Il Sud di „Madonnas“ è un luogo di contrasti feroci. C’è la nonna spirituale, il nonno legato alla terra e la madre, una figura „bigotta“ che separa la fede dalla gioia. La figlia osserva con occhio critico questa madre che deposita il sorriso sulla soglia della chiesa, come se la felicità non avesse posto davanti a Dio, per poi riprenderlo solo all’uscita.
La tensione tra religiosità e superstizione emerge nel titolo stesso: il contrasto tra la Madonna cristiana e l’icona pop, il sacro contro il profano. La tragedia della protagonista, una tredicenne senza domani, è l’impossibilità di essere libera in un sistema che preferisce il silenzio e il „protezionismo“ alla verità. Anche la zia, figura apparentemente ribelle e „salvatrice“, fallisce nel suo ruolo protettivo, abbandonando la nipote al pericolo di un molestatore per puro egoismo.
Il successo estetico e umano di „Madonnas“ risiede in una comunicazione che trascende le barriere linguistiche. Pola Kapuste, non parlando italiano, ha diretto il cast fornendo solo indicazioni di base in inglese. Questa distanza linguistica ha paradossalmente liberato gli attori, permettendo loro di riempire lo „scheletro“ della sceneggiatura con la propria realtà e gestualità.
Il cast è composto quasi interamente da persone comuni: i nonni sono una coppia anche nella vita reale, mentre la zia è una vera fan della popstar Madonna. L’unica attrice professionista è l’interprete della madre, creando un contrasto recitativo che riflette perfettamente la disfunzionalità della famiglia. In questa famiglia, il rispetto delle tradizioni e la loro violazione coesistono: la madre è assidua in chiesa ma vive separata dal marito, il grande assente del film.
Taranto, definita ironicamente dalla giovane protagonista come „il punto più pulito dello stivale“ perché protetto tra tacco e punta, si rivela invece un luogo dove il fumo dell’ILVA entra nelle ossa e l’ipocrisia soffoca i sogni. „Madonnas“ ci ricorda che, anche quando le lingue sono diverse, il dolore e la speranza parlano una lingua universale.

























