BERLINO – Quella che per anni è stata considerata una delle coppie d’oro dello spettacolo tedesco si ritrova oggi al centro di un caso giudiziario senza precedenti, che sta riscrivendo i confini della violenza di genere nell’era digitale. Il caso noto in Germania come “Collien-Fernandes” ha smesso di essere un pettegolezzo da tabloid per trasformarsi in un fascicolo penale che vede l’attore Christian Ulmen indagato per stalking e violenza digitale
Dalle stelle alla denuncia
Dopo la separazione annunciata nel 2025 e un divorzio lampo ufficializzato a febbraio 2026, la conduttrice Collien Fernandes ha rotto il silenzio con accuse pesantissime. Non si parla di divergenze caratteriali, ma di quello che l’attrice ha definito uno „stupro virtuale“. Secondo la denuncia presentata prima in Spagna – dove la coppia si era trasferita nel 2023 – e poi in Germania, Fernandes sarebbe stata vittima di una campagna di diffamazione sistematica orchestrata attraverso l’uso di deepfake.
Il cuore dell’accusa riguarda la creazione e la diffusione di video pornografici in cui, grazie all’intelligenza artificiale, il volto della conduttrice pare sia stato sovrapposto a quello di attrici hard. A questo si aggiungerebbe la gestione di falsi profili social a suo nome, utilizzati per danneggiare la sua immagine professionale e privata.
Se inizialmente in Germania la procura di Itzehoe aveva archiviato un fascicolo contro ignoti per mancanza di prove, la svolta è arrivata pochi giorni fa: il 27 marzo 2026, le autorità tedesche hanno ufficialmente riaperto il caso, iscrivendo Christian Ulmen nel registro degli indagati. L’accusa ipotizzata è quella di Nachstellung (stalking aggravato).
La difesa e il dibattito politico
Dall’altra parte della barricata, i legali di Ulmen respingono ogni addebito, parlando di accuse infondate e „campagna mediatica unilaterale“. Tuttavia, il caso ha già travalicato le aule di tribunale arrivando ai piani alti della politica berlinese. Molte associazioni per i diritti delle donne e diversi esponenti politici stanno chiedendo al Ministero della Giustizia una riforma urgente del codice penale. L’obiettivo è introdurre fattispecie di reato specifiche per la violenza sessualizzata digitale, che colpiscano duramente chi utilizza le nuove tecnologie per perseguitare o distruggere la reputazione altrui.
Mentre la magistratura spagnola e quella tedesca collaborano per fare luce sui fatti di Maiorca, la Germania resta col fiato sospeso: il verdetto di questo caso potrebbe segnare un punto di non ritorno per la tutela delle vittime di abusi digitali in tutta Europa.
In Germania, infatti, il fulcro legale di questa vicenda ruota attorno al concetto di Nachstellung (atti persecutori o stalking), disciplinato dal paragrafo § 238 del codice penale tedesco (StGB). Originariamente pensata per lo stalking fisico, la legge è stata aggiornata nel 2021 per includere anche lo stalking digitale. Nel caso di Collien Fernandes, la procura indaga se la creazione di profili falsi e la diffusione di contenuti manipolati (deepfake) rientrino in una strategia sistematica per tormentare l’ex coniuge. Pena: reclusione fino a tre anni o una sanzione pecuniaria. Nei casi gravi (se c’è rischio di morte o gravi danni alla salute), la pena può arrivare a cinque anni.
Oltre allo stalking, entrano in gioco le leggi sulla protezione della sfera privata: il paragrafo § 201a StGB, che punisce chiunque violi l’ambito intimo della vita scattando o trasmettendo immagini non autorizzate.
Lacuna legislativa
Ma qui sorge il problema legislativo. Attualmente, il diritto tedesco fatica a punire i deepfake come „violenza sessuale“ vera e propria perché non c’è stato un contatto fisico. Spesso vengono perseguiti „solo“ come diffamazione (§ 186/187 StGB) o violazione del diritto alla propria immagine (KUG).
Il caso Fernandes-Ulmen ha evidenziato un „buco“ normativo che il Ministero della Giustizia tedesco sta cercando di colmare con una nuova legge, la Digitale-Gewalt-Gesetz: la proposta prevede la possibilità per i tribunali di ordinare il blocco degli account degli autori di violenze digitali, non solo la rimozione dei contenuti.
Nel contesto del caso Fernandes-Ulmen, tuttavia, la KUG (Kunsturhebergesetz – legge sul diritto d’autore nelle opere figurative e fotografiche) gioca un ruolo tecnico fondamentale, poiché in Germania è la norma principale che tutela il diritto alla propria immagine. Il principio cardine è semplice: le immagini di una persona possono essere diffuse solo con il consenso dell’interessato. Poiché i deepfake utilizzano le fattezze reali dell’attrice per creare contenuti sintetici, la KUG stabilisce che la sua immagine è stata „usurpata“. La difesa in questi casi spesso tenta di argomentare che un deepfake non è una „foto reale“, ma una creazione digitale. Tuttavia, la giurisprudenza tedesca sta convergendo sul fatto che se la persona è riconoscibile, la tutela della KUG si applica pienamente.
Eccezione per figure pubbliche (§ 23 KUG)
Solitamente, per personaggi famosi come Collien Fernandes, il diritto all’immagine è più „sfumato“ se si tratta di cronaca o eventi pubblici.
La KUG specifica, però, che anche per i VIP la diffusione è vietata se viola un legittimo interesse del ritratto. La creazione di materiale pornografico o diffamatorio (anche se sintetico) rappresenta la violazione massima possibile di questo interesse, annullando qualsiasi diritto di cronaca o satira.
Il rovescio della medaglia: la presunzione di innocenza e il „processo mediatico“
Mentre il dibattito pubblico si infiamma sui temi della violenza digitale, esiste un pilastro del diritto tedesco (e delle democrazie liberali) che non può essere ignorato: l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Fino a una sentenza definitiva di colpevolezza, Christian Ulmen deve essere considerato innocente. I legali dell’attore hanno sollevato punti critici riguardanti la tutela dei diritti del loro assistito: la difesa sostiene che la diffusione pubblica di dettagli non ancora accertati in tribunale stia causando un danno irreparabile alla reputazione di Ulmen. In Germania, il diritto alla protezione della personalità vale anche per gli indagati: la pubblicazione di accuse unilaterali può costituire una violazione della personalità dell’indagato. Gli avvocati di Ulmen sottolineano che la precedente archiviazione del caso da parte della procura di Itzehoe dimostrava l’assenza di elementi concreti. La riapertura del caso, sebbene basata su nuovi indizi, non equivale a una prova di colpevolezza, ma solo alla necessità di un ulteriore accertamento tecnico. In casi ad alto impatto emotivo come questo, il rischio è che l’opinione pubblica emetta un verdetto prima della magistratura. La difesa di Ulmen punta a proteggere il diritto dell’attore a un giusto processo, lontano dalle pressioni dei social media e delle campagne politiche che chiedono riforme legislative „usando“ questo specifico caso come bandiera.


























