Intervista a Martina Scrinzi, protagonista di Vermiglio

Il film Vermiglio, diretto da Maura Delpero, è uno di quei rari esempi di cinema che si nutre di silenzi, tensioni interiori e verità non dette. Al centro della narrazione, una giovane donna la cui interpretazione ha colpito critica e pubblico per autenticità e intensità.

Il film è ambientato nel 1944 in un remoto villaggio alpino italiano, Vermiglio, dove la vita è scandita da ritmi e rituali antichi, nonostante la guerra in corso. La storia si concentra sulla famiglia Graziadei, in particolare sulle dinamiche familiari e sulle sfide che devono affrontare in un periodo difficile, con l’arrivo di un disertore che sconvolge l’equilibrio della comunità. Il film esplora temi come la memoria collettiva, la resilienza umana e le complesse relazioni all’interno di una famiglia.

Abbiamo incontrato al Theatiner Filmkunst di Monaco di Baviera Martina Scrinzi ,l´attrice esordiente che è riuscita attraverso gli sguardi e i silenzi a emozionare la critica.

È vero che si è presentata al casting da sola, senza agenzia?

Sì, è vero. Prima di fare il provino per Vermiglio avevo mandato tantissimi curriculum, ma senza mai ricevere risposta o quasi. Per questo casting mi sono proposta da sola, senza un’agenzia, e mi hanno presa. Ora, ovviamente, ho una rappresentanza, ma continuo a dire a chi vuole fare questo mestiere: provate, provate e ancora provate. Non aspettate che vi cerchino, non abbiate paura e proponetevi voi.

Lei proviene da una formazione in danza e teatro. È stato difficile recitare puntando soprattutto su sguardi e silenzi?

Per lo più sì. Non è semplice togliere la parola come appoggio e affidarsi solo al corpo o all’espressione, ma abbiamo avuto un buon regista, molto presente. Ci ha dato il tempo necessario per prepararci e ci ha accompagnati nel lavoro, passo dopo passo.

In alcune scene la vediamo eseguire gesti tecnicamente complessi come mungere una mucca, con estrema naturalezza. Vi siete preparati a lungo per queste azioni?

Un po’ sì, un po’ no. Io ho vissuto per un periodo in mezzo alla natura, quindi ho attinto anche da quel vissuto personale. Ma in ogni caso nulla era lasciato al caso.

Si nota la sua padronanza del tedesco. Come mai conosce così bene la lingua?

Mia madre è svizzera e da bambina mi ha parlato in svizzero tedesco. Poi ho proseguito studiando in Germania, dove mi sono laureata in Interpretazione e interpretariato. Il tedesco per me è praticamente una seconda lingua.

Vermiglio è stato acclamato come un’opera cinematografica di grande valore, che si distingue per la sua bellezza visiva, la profondità narrativa e le interpretazioni convincenti, affermandosi come uno dei film italiani più importanti e premiati del 2024-2025.