Nella foto: Carta della Cristianità d'Occidente nell'anno di grazia 1235. Foto di ©Pasquale Episcopo

Lo scopo principale della storia non è soltanto lo studio del passato, ma anche e soprattutto quello di  aiutarci a comprendere l’attualità. L’aiuto è tanto più efficace quando a coglierne l’importanza è la politica. La questione che oggi si pone in modo perentorio è se il mondo della cultura possa dare un esempio di civiltà al mondo politico. O, forse meglio, se sia oggi il mondo della politica ancora in grado di cogliere l’importanza della storia. Parrebbe di no, a giudicare da quello che succede su scala globale. 

Ma veniamo al dunque. Lo facciamo tirando in ballo la lingua latina, per secoli formidabile strumento di comunicazione tra le dinastie regnanti in Occidente. Dinastie e regni denominati: victrices aquile prepotenti imperialis Europe, ovvero « le vittoriose aquile della strapotente Europa imperiale » da Federico II di Svevia. 

Con queste parole, contenute in una lettera ai sovrani europei occidentali, lo Stupor Mundi esortava alla difesa comune contro la minaccia dei tartari capeggiati da Batu, figlio di Gengis Kahn. Era il 1241 e l’etnia mongola era quasi giunta alle porte di Vienna. 

A circa otto secoli di distanza le minacce di annessione della Groenlandia “con le buone o con le cattive” del presidente americano Donald Trump si prestano al confronto e alla riflessione. Nei giorni scorsi, otto paesi europei (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito) hanno inviato osservatori militari nella più grande isola dell’artico che, ricordiamolo, appartiene alla Danimarca. La rappresaglia di Trump non si è fatta attendere. A partire dal 1° febbraio saranno colpiti dai dazi del 25% sui prodotti esportati negli Stati Uniti. 

La situazione è quanto meno paradossale e grottesca, e se non fosse tutto vero si stenterebbe a crederci. La controversia mina alle basi i presupposti dell’Alleanza Atlantica, la NATO che, non è superfluo ricordarlo, prima di essere un’alleanza difensiva è un patto di non belligeranza tra i paesi partecipanti. Cosa succederà se il Presidente degli Stati Uniti d’America manterrà le promesse (con le buone o con le cattive maniere)? Abbiamo visto quello che è stato capace di fare nemmeno venti giorni fa in Venezuela. I suoi obiettivi sono quelli di consolidare il controllo geopolitico dell’aria di pertinenza del continente americano, con buona pace dell’Europa. Se si sfascia la NATO, sarà in grado il Vecchio Continente di costruire una difesa europea autonoma? La Germania ha già deciso di armarsi autonomamente, cosa non nuova e non scevra da rischi e pericoli. 

Ma torniamo a Federico II e alla grande storia universale dell’umanità. Riportiamo di seguito le parole della lettera menzionata all’inizio dell‘articolo. La relativa traduzione, e dunque l’autorevole fonte, è del prof. Fulvio Delle Donne (Federico II: la condanna della memoria. Metamorfosi di un mito. Pag. 53 e segg. Editore Viella, 2012).

ultro furens ac fervens ad arma Germania, strenue milicie genitrix et alumpna Francia, bellicosa et audax Hispania, virtuosa viris et classe munita fertilis Anglia, impetuosi bellatoribus referta Alemannia, navalis Dacia, indomita Ytalia, pacis ignara Burgundia, inquieta Apulia, cum maris Greci, Adriatici et Tyreni insulis piraticis et invictis Creta, Cypro, Sicilia, cum oceano conterminis insulis et regionibus cruenta Hybernia, cum agili Wallia palustri Scocia, glacialis Norwegia et quecunque iacet nobilis et famosa sub occiduo cardine regio.„,

la Germania di per sé ardente e fervente alle armi, la Francia genitrice e alunna della più abile cavalleria, la Spagna bellicosa e audace, la ferace Inghilterra virtuosa per gli uomini e munita di navi, |’Alemannia piena di impetuosi guerrieri, la Dacia forte sul mare, l’indomita Italia, la Borgogna ignara di pace; l’inquieta Apulia con le isole bellicose e invitte del mare Greco, Adriatico e Tirreno, Creta, Cipro, la Sicilia, la cruenta Ibernia con le terre e le isole che hanno per confine l’oceano, la paludosa Scozia col vivace Galles, la ghiacciata Norvegia, e ogni paese nobile e glorioso di fama giaccia sotto il cielo d’occidente.

Al di là dei sospetti propagandistici, da cui Federico II non fu risparmiato dalle cronache contemporanee e amplificati dalla storiografia anti imperiale, la lettera ai sovrani occidentali rappresenta l’ennesima dimostrazione della grandezza del personaggio che fu, otto secoli or sono, un padre dell’Europa. Oggi più che mai degno di questo appellativo.