Apostati, polemisti e maestri di ironia politica: due giornalisti tra autocrazie e democrazie, tra Prussia e Italia
Per ritrovare un tema ricorrente tra il berlinese Max Harden ed il bolognese Mario Missiroli – o meglio, la prussianità e l’italianità che albergava in loro – non è sufficiente individuare un certo spirito satirico, stile che guidò Karl Kraus, per l’uno ed Ennio Flaiano per l’altro, oltreché la professione giornalistica loro comune. Piuttosto, ci pare ritrovare la loro similitudine per i contesti politici non tanto dissimili, nell’essere stati cioè degli apostati delle autocrazie che l’avevano prima amate e poi odiate e poi riamate in un rimpallo mai interrotto, atteggiamento tipico del giornalista polemista ancora presente nei giorni nostri.
Occorre prima spiegare il termine apostati. Il Dizionario Devoto – Oli li definisce come coloro che rinnegano radicalmente sia il credo religioso, che quello politico. Anzi, aggiunge che tale condotta fu punita come alto tradimento dall’Imperatore in età medievale. Il sostantivo autocrazia deriva poi dal greco classico e significa tirannia in senso molto tollerante, quasi un carattere personale di chi governa in modo assoluto, senza aver un consenso diffuso, ma piuttosto limitato alla camarilla di Corte, spesso influenzata da motivi sessuali e di Potere slegati da qualsivoglia interesse nazionale.
Ebbene, i due personaggi ci sembrano essere accomunati da quell’aggettivo e perfettamente coscienti dell’autocrazia in cui erano caduti i tiranni del loro tempo, Guglielmo secondo di Prussia e Benito Mussolini. Max era stato un attore, un critico teatrale e poi un giornalista protestante convertito all’ebraismo. Era di orgine polacca perché i nonni erano venuti a Berlino fuggendo a metà ‚800 in Prussia dalla vicina Pomerania e dunque vittime dei vari programmi antiebraici. La tolleranza religiosa del governo Bismarck nei confronti dei mercanti ebrei – diversamente dalle repressioni civili che subirono i borghesi cattolici con il Kulturkampf del 1871 – fu ricambiata dai suoi interventi favorevoli sulla politica del vecchio Cancelliere ed anzi Max gli fu solidale contro il licenziamento che Guglielmo gli presentò per avere nascosto eventi politici inopportuni da pubblicare, che del resto Bismarck mai avrebbe sottoscritto sul conto dell’Imperatore.
In realtà, Harden non sopportava come la corte imperiale avesse oscurato la cattiva condotta dello stesso imperatore ed avesse ingannato la pubblica opinione. Ciò che feriva l’animo sincero di Harden era la bugia per la bugia, anzi l’interesse personale anteposto alle scelte collettive, specialmente se orchestrate da gruppi invisibili, quanto potenti. Proprio dalle colonne del suo giornale, non solo satirico, quanto anche letterario, Die Zukunft, espose la nuova letteratura tedesca e la politica europea dopo la guerra con la Francia dal 1871, firmando molti articoli con lo pseudonimo l’Apostata. Che si trattasse di una rivista culturale non solo tedesca era chiaro: per esempio, pubblicò i primi scritti economici di Walther Rathenau, le poesie di Rilke e tradusse in tedesco La fiaba per Maria del nostro Fogazzaro. Nondimeno, pubblicò varie serie di ritratti di personaggi storici e di scrittori contemporanei, oppure biblici, da Francesco Giuseppe a Ludovico di Baviera, dal politico francese Briand, fino a Giovanni Battista. Non mancavano certi dialoghi immaginari, come quello fra il puro cristiano Tolstoj ed il perfido capitalista Rockefeller.
Disegnava, poetava, colpiva con frasi roboanti e non privi di un certo barocchismo tutti i personaggi pubblici di ogni epoca. Era una scrittura anche nervosa, magari frammentaria, spesso epigrammatica, soprattutto nostalgica dell’epoca bismarckiana, di quell’età di mezzo ottocento fatta di sani principi borghesi, forse un po‘ bigotta, ma simpatizzante del socialismo utopistico ed un po‘ pietista. E qui, veniamo alle sue critiche alla Autocrazia. Max non sopportava che il vecchio Cancelliere fosse stato privato del potere per aver dato spazio ad una sincera russofilia piuttosto che a ricercare appoggio nell’Austria – Ungheria. Inoltre non accettava la simpatia che il giovane imperatore Guglielmo aveva per i Socialisti maxisti.
Insomma, al giornalista polemista non parve vero di vendicare Bismarck quando cavalcò con grande maestria il c.d. scandalo della tavola rotonda, nato da una serie di processi relativi all’accusa dei rapporti omosessuali a Corte, all’epoca ritenuti un reato in Germania in base all’art. 175 dal Codice penale federale. Soprattutto, Harden intervenne nei processi civili per diffamazione fra esponenti governativi della corte imperiale per più di due anni, dal 1907 al 1909. Max aveva avuto diretta conoscenza della analoga vicenda che aveva riguardato in Gran Bretagna Oscar Wilde. Ragioni di spazio ci impediscono di dilungarci sulla vicenda, non meno famosa del parallelo affare Dreyfus. Ebrei ed omosessuali erano stati presi di mira dalla stampa di vari governi e mostrati come un pericolo per la Pace sociale su suggerimento dei gruppi di potere che in quel momento dominavano la corte imperiale.
In merito, sei processi ebbero Harden come accusatore ed accusato, con effetti moltiplicatori per le vendite in Europa ed in America delle sue riviste. Ma non era solo questo fine pubblicitario a montare l’assalto di Harden, più motivato forse ingenuamente dell’interesse pubblico ad espungere una certa classe dirigente troppo partigiana dalla politica. Ma l’eterogenesi dei fini e la casualità della stessa sua azione fece sì che i generali ed i politici contrari alla guerra su vasta scala sparissero dalla Corte proprio perché in odore di omosessualità. L’omofobia scatenata – come il terrore antisemitico in Francia – facilitò così lo scoppio della Grande Guerra.
Inoltre Harden confessò nel 1918 di essersi pentito di avere utilizzato un pretesto sessuale per fini politici, eliminando coloro – come il maresciallo von Moltke ed il principe Eulenberg – che erano contrari allo sviluppo dei monopoli industriali, causando il primo conflitto mondiale. Ed ancora la vicenda provocò la rottura con Karl Kraus, il principe degli scrittori satirici di lingua tedesca, che aveva fondato a Vienna un’altra rivista analoga – Die Fackel – che sarà proprio la fiamma dell’ironia e della libertà di pensiero fino al 1936, l’anno in cui Hitler entrerà a Vienna. Kraus gli oppose che la triste vicenda dell’omofobia altro non era che il limite del moralismo sessuale della borghesia mitteleuropea, che peccava in segreto e che però si scandalizzava in pubblico.
Ma come si poteva punire una condotta così personale? Perché sanzionare penalmente un fatto così privato? Kraus non poteva soffrire il moralismo perbenista che poi avrebbe portato danni alla Società e per di più in forma stucchevole se non morbosa. Il disprezzo mostrato dal suo maestro di Vienna lasciò Max molto male, al punto che decise di convertirsi al nuovo che avanza, al Socialismo Democratico. Proprio nel 1914 aderì al pacifismo di Heinrich Mann, affermando sul suo giornale – che dopo la rottura con Kraus aveva visto precipitare le vendite – che la riforma costituzionale in senso parlamentare e democratico, doveva controllare anche il potere del Cancelliere, in modo che il Popolo potesse prendere nelle sue mani il destino della Nazione, conferendo ai migliori cittadini attraverso libere elezioni il Governo dal paese.
Nei primi anni della Repubblica, l’apostata Harden si pose alla testa del pacifismo sociale democratico, appoggiò le simpatie nazionali verso il bolscevismo e ritornò alla fede ebraica. Il tutto condito di ricordi nostalgici dei bei tempi di Bismarck e che aveva saputo guidare la nazione tedesca senza debolezze e cedimenti. Una contraddizione in termini, diceva di lui Kraus, forse perché Harden gli aveva tolto l’amore per la bella attrice Annie Kalmar, morta peraltro di tubercolosi senza poter ritornare a Vienna dal comune amico. Ed il gossip su Harden non finì nel gorgo di Weimar, poiché nel 1922 i soliti anarchici di destra lo presero a botte in piena Berlino, lasciandolo per strada dopo un vile pestaggio, inneggiando all’ex Kaiser Guglielmo tanto odiato da Max.
Nel 1923, ancora sofferente per l’aggressione, la crisi economica colpì il suo ingente patrimonio e dovette riparare in Svizzera dove morì continuando a scrivere sul futuro della Germania contro il Trattato di Versailles. Più fortunato di lui fu un nostro direttore di giornale, Mario Missiroli, un camaleonte della stampa, un apostata antirannico, che passò con non minori traversie dall’età liberale al Fascismo, fino a mantenere la direzione del Corriere della Sera dal 1952 al 1961. Si può dire di lui che fu un traditore moderato, ovvero un voltagabbana con giudizio. Forse è meglio definirlo un commediante, visto che si adattò ai tre modelli di Stato che nel‘ 900 hanno retto il nostro Paese con esiti non meno peggiori del momento attuale.
Con Giolitti e con i liberali fondò a Roma Il Tempo per resistere allo strapotere del Corriere di Milano in mano alle banche e diretto da Olindo Malagodi. Non accettò la camarilla parlamentare e la corruzione romana ormai irreversibile. Nel 1919 ritornò a Bologna e nel biennio rosso aderì al Socialismo Riformista, difese la politica di Nitti, attaccò con forza Mussolini e fustigò dalle colonne del Resto del Carlino le violenze fasciste, prendendo di mira il Duce ed i suoi scherani, che ormai erano chiaramente legati agli Agrari ferocemente antisocialisti ed impauriti dal bolscevismo quasi alle porte.
La adesione di Missiroli alle sinistre democratiche rimase ferma finché Mussolini lo fece allontanare dal Resto del Carlino, ma con indomito livore riapparve a Milano, dove assunse nel 1921 la direzione di un giornale minore, Il Secolo, concorrente del Secolo d’Italia fascista. Fu l’anno delle maggiori violenze, della scissione comunista di Gramsci, mentre gli interventi di Missiroli continuavano senza sosta contro Mussolini ed il Fascismo, ormai ritenuto il braccio armato della borghesia agraria ed industriale. Furono anni di inchieste fondate sul ruolo violento di quelle squadre armate. Missiroli, come Harden, scese in campo ed il 13 maggio del 1922 le cronache narrano che i due si si sfidarono a duello, che il Duce fu ferito ad una mano e che il duello fu sospeso.
Non appena i Fascisti furono al governo a Roma qualche mese dopo, Il Secolo vene chiuso e Mario riparò a Roma come redattore della sede locale della Stampa e riprese il duello verbale col Dittatore. Qui, collaborò con Il Mondo di Giovanni Amendola e nel 1924 pubblicò una serie di articoli che dimostrarono le colpe dell’assassinio di Matteotti su mandato del Capo del Governo. Di nuovo Mussolini lo perseguì approfittando delle leggi restrittive fasciste sulla stampa, facendolo allontanare per qualche anno dalle sedi dei giornali, salvo qualche intervento di qua e di là sotto pseudonimo. Non sappiamo quale fu la mano, od il mezzo che lo fece emergere alla direzione del Messaggero e poi al Resto del Carlino dal 1930 al 1938. dove affiancò Leo Longanesi sul settimanale Omnibus, i cui articoli serbavano una certa ironia ed un velato sarcasmo sul Regime, frutto della prosa barocca e piena di significati che aveva arricchito fin dai tempi della Stampa. Il modello Kraus e di Harden, sotto le forme di Petrolini, emergevano in ampia sostanza, malgrado i controlli del Ministero della cultura popolare. Poi la Guerra, osteggiata e mal supportata dalla piccola borghesia romana e la sua adesione alla Resistenza.
Risalì alla guida del Messaggero nel 1946 su segnalazione del Presidente De Nicola. Missiroli, quindi divenne direttore del Corriere della Sera nel 1949, mantenendosi equidistante da tutti i partiti politici, in armonia alla linea centrista del paese e facendo del Corriere della sera più una cassa di risonanza della nuova borghesia italiana. Valorizzò molto Indro Montanelli e le sue inchieste sul campo.
Certamente la sua moderata linea liberale a difesa della classe media lo pose nel punto più elevato dei fautori della rinascita democratica del dopoguerra, specie quando nell’ultimo suo libro si pose a loro difesa per portato l’Italia negli anni ’60 ad un livello industriale fra i più importanti del mondo. E non fu poco.





























