A Berlino l’architetto italiano Alessandro Tonnarelli presenta NOW Lindow, una casa smontabile e carbon negative che unisce estetica minimalista, sostenibilità e benessere abitativo. In questa intervista racconta la sua visione di un’edilizia in equilibrio con la natura
A Berlino Alessandro Tonnarelli sta sperimentando un nuovo modo di costruire il futuro partendo dalla natura. Con il progetto realizzato a Lindow (Mark), l’architetto propone un modello abitativo che sfida l’edilizia tradizionale: una casa costruita senza cemento, realizzata con materiali naturali come paglia e legno, progettata per essere smontata, riutilizzata e persino restituita al ciclo biologico.
Classe 1991, Tonnarelli si è laureato con lode in architettura presso l’Università degli Studi di Ferrara e ha completato il suo percorso formativo anche alla Escola Tècnica Superior d’Arquitectura de Barcelona. Dopo esperienze professionali tra Barcellona e Berlino, ha sviluppato una crescente attenzione per l’architettura sostenibile e i materiali naturali, diventando nel 2018 progettista in permacultura e specializzandosi successivamente nella progettazione di edifici in paglia. Nel 2024 ha fondato lo studio „Strohtektur“, con l’obiettivo di progettare edifici ecologici, riutilizzabili e orientati al benessere delle persone e dell’ambiente.
Il progetto “NOW Lindow” rappresenta oggi una sintesi della sua ricerca, non solo un’abitazione, ma un manifesto di architettura rigenerativa che unisce estetica minimalista, sostenibilità ambientale e benessere abitativo. L’edificio è „carbon negative“, cioè capace di immagazzinare CO₂ anziché produrla e propone una visione radicale dell’architettura come sistema circolare, in dialogo continuo con l’ambiente.
In questa intervista, Tonnarelli racconta il percorso che lo ha portato dalla formazione italiana alla sperimentazione sostenibile in Germania, spiega le potenzialità della bioedilizia e riflette sul futuro dell’abitare in un’epoca segnata dalla crisi climatica e dalla necessità di ripensare il nostro rapporto con le risorse naturali.

Il progetto NOW Lindow nasce dall’incontro tra cultura italiana e tecnica tedesca. In che modo la sua identità italiana ha influenzato questo approccio all’architettura sostenibile?
La mia formazione italiana mi ha dato una grande sensibilità per la qualità dello spazio, la luce, le proporzioni e il rapporto tra architettura e benessere umano. In Italia l’architettura è sempre stata un fatto culturale, un modo di costruire relazioni e bellezza. Quando mi sono trasferito in Germania ho trovato invece un approccio molto pragmatico, tecnico e orientato alla performance. NOW Lindow nasce proprio dall’incontro tra queste due dimensioni: da un lato la ricerca di un’estetica chiara, calma e naturale, dall’altro la volontà di costruire in modo rigoroso, misurabile e realmente sostenibile.
Il risultato è un edificio che unisce la sensibilità mediterranea per la materia e la luce con la precisione tedesca nella prefabbricazione, nell’efficienza energetica e nella gestione delle risorse.
Lei parla di architettura “rigenerativa” e carbon negative. Cosa significa concretamente per chi vive in una casa come questa?
Significa vivere in un edificio che non solo riduce l’impatto ambientale, ma che contribuisce attivamente a rigenerare risorse. NOW Lindow immagazzina più CO₂ di quanta ne emetta, grazie ai materiali biobased come paglia, legno, sughero e argilla. Solo la paglia utilizzata nella struttura trattiene circa dieci tonnellate di CO₂, mentre l’intero involucro ne evita più die ventidue rispetto a una costruzione convenzionale.
Per chi abita la casa, questo si traduce in un ambiente sano, con materiali naturali che regolano l’umidità, stabilizzano la temperatura e creano un microclima molto confortevole. Non ci sono impianti complessi, la ventilazione è naturale e il riscaldamento avviene con pannelli a infrarossi, semplici e poco invasivi. È un modo di abitare che riduce consumi, manutenzione e stress tecnologico.
Costruire con la paglia può sembrare insolito. Quali sono i principali pregiudizi che incontra e come li supera?
I pregiudizi più comuni riguardano la resistenza al fuoco, l’umidità e la durabilità. La pratica mostra però un quadro diverso. La paglia compressa, protetta da intonaci in argilla e calce, soddisfa le richieste di protezione antincendio perché è ben sigillata. La tecnica è riconosciuta in Germania da oltre dieci anni ed è affidabile anche dal punto di vista normativo.
Per quanto riguarda l’umidità, i materiali naturali come argilla, calce e legno non trattato assorbono l’umidità, la immagazzinano e la rilasciano lentamente. In questo modo si crea un involucro edilizio traspirante, che stabilizza le variazioni di temperatura e riduce il rischio di muffa.
Parlando di durabilità molti miti derivano dall’idea della paglia sfusa. In realtà si usano balle di paglia compattate con una densità di circa 100 kg/m³, tecnicamente testate, sicure e durevoli. Anche contro i roditori.

Il progetto si basa su materiali naturali e tecnologie low-tech. È una scelta ideologica, economica o funzionale?
È una scelta funzionale che porta con sé anche implicazioni economiche e ambientali. I materiali naturali come paglia, legno, argilla e calce non sono solo ecologici: sono performanti, regolano l’umidità, migliorano il comfort e permettono di ridurre drasticamente la complessità impiantistica.
Il low-tech non è un ritorno al passato, ma un modo per semplificare. In un edificio con un involucro così efficiente, ogni fonte di calore incide sulla temperatura interna, quindi non serve un impianto complesso. Questo riduce costi, manutenzione e vulnerabilità tecnica.
È una scelta che nasce dall’osservazione del comportamento dei materiali e dalla volontà di costruire edifici più resilienti, più semplici da gestire e più vicini ai cicli naturali.
NOW Lindow è completamente smontabile e in parte compostabile. Pensa che in futuro gli edifici diventeranno veri e propri “depositi temporanei” di materiali?
Sì, credo che questa sarà una direzione inevitabile. Le risorse non sono infinite e l’edilizia deve imparare a funzionare come un ecosistema: prendere materiali dai cicli naturali, usarli in modo efficiente e restituirli senza generare rifiuti.
NOW Lindow è stato progettato proprio così: ogni elemento può essere smontato, riutilizzato o compostato. Le fondazioni a vite possono essere rimosse senza lasciare tracce, la paglia può tornare al suolo, il legno può essere riutilizzato.
Gli edifici diventeranno sempre più “material bank”, depositi temporanei di risorse che mantengono valore nel tempo e che possono essere reimpiegate in nuove costruzioni.
Dal punto di vista dei costi, l’edilizia sostenibile è davvero accessibile o resta ancora una soluzione per pochi?
NOW Lindow dimostra che un edificio ecologico può essere anche economicamente accessibile. Il costo è di circa 3.000 euro al metro quadrato di superficie lorda, più economico rispetto ad edifici nella stessa classe energetica.
La differenza sta nel fatto che i materiali naturali sono spesso meno costosi, la prefabbricazione riduce tempi e sprechi, e la tecnologia semplificata abbatte i costi impiantistici. Inoltre, un edificio che consuma poca energia e richiede poca manutenzione è più economico anche nel lungo periodo.
L’edilizia sostenibile non è necessariamente più cara: è una questione di scelte progettuali e di ottimizzazione delle risorse.
Lei è anche permacultore. Quanto ha influito la permacultura nella progettazione dell’edificio e nel rapporto tra casa e ambiente?
La permacultura mi ha insegnato a osservare i sistemi naturali e a progettare in modo che ogni elemento abbia più funzioni. In NOW Lindow questo si traduce in un uso dei materiali che non produce scarti, in un involucro che regola naturalmente il clima interno e in un rapporto equilibrato con il suolo grazie alle fondazioni a vite, che non impermeabilizzano il terreno.
Anche i residui di cantiere sono stati reintegrati nel ciclo naturale: paglia, lana di pecora, calce e argilla sono stati usati come ammendanti nel giardino, rigenerando il suolo sabbioso.
La permacultura non è un’estetica, è un modo di pensare: costruire in modo che l’ambiente migliori, non peggiori, integrando il costruito con l’ambiente stesso.

Il progetto ha suscitato molto interesse in Germania. Che differenze vede tra la sensibilità tedesca e quella italiana verso l’architettura ecologica?
In Germania c’è una lunga familiarità con il legno, la prefabbricazione e le tecniche costruttive alternative. Il mercato è più strutturato, le norme sono consolidate e l’attenzione alla performance energetica è molto alta. Questo rende più semplice accogliere progetti come il nostro.
In Italia la situazione è diversa, anche se sta cambiando rapidamente. Esistono già molte costruzioni in paglia, soprattutto con la tecnica GREB, che combina una struttura in legno con casseforme riempite di paglia e una miscela di calce e sabbia. È un sistema semplice, stabile e con ottime prestazioni. Anche la prefabbricazione sta crescendo, ma la scarsa abitudine a costruire in legno e un certo scetticismo verso i materiali naturali rallentano ancora la diffusione. Allo stesso tempo, le normative antisismiche stanno spingendo sempre più verso il legno, che in zona sismica è una scelta molto adatta.
L’interesse però è in crescita e l’Italia ha un grande potenziale per via del clima e cultura del paesaggio, che si integrano molto bene con materiali naturali come legno, paglia e terra.
Il suo studio mira a costruire edifici che migliorino la qualità della vita e il benessere psicofisico. Quanto influisce lo spazio in cui viviamo sulla nostra salute mentale e fisica?
Influisce moltissimo. Passiamo circa il 75% del nostro tempo in ambienti interni, quindi la qualità dell’aria, la luce, i materiali e la temperatura hanno un impatto diretto sul nostro benessere.
Materiali come legno, argilla e paglia creano un ambiente stabile e naturalmente regolato. L’estetica semplice e chiara di NOW Lindow contribuisce a una sensazione di calma e ordine, riducendo il sovraccarico sensoriale.
Un edificio può essere un alleato della nostra salute, non solo un contenitore.

Guardando al futuro, come immagina le città europee tra 20–30 anni e quale ruolo avranno materiali naturali come paglia e legno nell’architettura urbana?
Immagino città più leggere, più verdi e più circolari. L’uso di materiali naturali crescerà, non solo per motivi ambientali o perché la normativa europea stia spingendo in questa direzione, ma perché offrono comfort, qualità e flessibilità.
La paglia non sarà più vista come un materiale rurale, ma come un isolante ad alte prestazioni, adatto anche a edifici multipiano, come già avviene in Svezia con strutture fino a dodici piani, o per edifici industriali di ben altra scala come il Logistic Center West in Danimarca, grande quasi come 22 campi da calcio e realizzato in struttura in legno e paglia prefabbricata.
Le città dovranno diventare sistemi rigenerativi: produrre energia, trattenere CO₂, restituire risorse al suolo. I materiali biobased saranno fondamentali per questa trasformazione, perché permettono di costruire in modo rapido, pulito e reversibile.
Il futuro dell’architettura sarà sempre più vicino alla natura, non per nostalgia, ma per necessità e intelligenza progettuale.



























