Tra caro energia e tensioni geopolitiche, Berlino vara aiuti temporanei mentre restano aperti i nodi strutturali dell’economia e del sistema fiscale tedesco
La forte impennata dei prezzi dei carburanti, provocata dal conflitto con l’Iran e dalle tensioni sul mercato petrolifero globale, spinge il governo tedesco ad agire con un pacchetto di misure urgenti. La coalizione di governo tra Unione (CDU/CSU) e SPD ha infatti approvato una serie di interventi destinati ad alleggerire il peso economico su automobilisti, lavoratori e imprese, nel tentativo di contenere gli effetti della crisi energetica che sta nuovamente mettendo sotto pressione l’economia tedesca.
Il cancelliere federale Friedrich Merz ha spiegato che l’obiettivo è migliorare rapidamente la situazione per cittadini e aziende, sottolineando però anche l’aspettativa dell’esecutivo: le compagnie petrolifere dovranno trasferire concretamente ai consumatori i benefici fiscali decisi dal governo. Secondo la ministra del Lavoro Bärbel Bas, l’insieme delle misure dovrebbe generare un alleggerimento complessivo di circa 1,6 miliardi di euro sui costi del carburante per famiglie ed economia.
Il provvedimento più immediato riguarda il taglio temporaneo della tassa energetica su benzina e diesel. Per due mesi l’imposta verrà ridotta di circa 17 centesimi lordi al litro. Si tratta di una misura emergenziale pensata per frenare l’escalation dei prezzi iniziata dopo il 28 febbraio, data di inizio del conflitto con l’Iran, quando Teheran ha bloccato lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici per il trasporto mondiale di petrolio. Il traffico navale si è praticamente fermato e i prezzi alla pompa sono schizzati verso l’alto: secondo i dati dell’ADAC, poco dopo Pasqua il diesel costava in media oltre 70 centesimi in più rispetto al periodo precedente alla guerra, mentre la benzina Super E10 era aumentata di oltre 40 centesimi al litro.
I primi tentativi del governo — come la cosiddetta “regola delle 12”, che limita a un solo aumento giornaliero dei prezzi, e il rafforzamento dei poteri dell’Autorità antitrust — non hanno prodotto effetti significativi. Un temporaneo calo del prezzo del petrolio aveva successivamente alleggerito la situazione, ma il recente fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran ha nuovamente alimentato le tensioni sui mercati energetici.
Accanto al taglio delle accise, la coalizione introduce anche una misura destinata direttamente ai lavoratori: nel 2026 i datori di lavoro potranno versare ai dipendenti una “indennità di sollievo” fino a 1.000 euro esentasse e senza contributi sociali. La copertura finanziaria dovrebbe arrivare da un aumento anticipato della tassa sul tabacco.
Il pacchetto governativo non si limita all’emergenza carburanti. L’esecutivo ha confermato l’intenzione di avviare una riforma dell’imposta sul reddito a partire dal 1° gennaio 2027, con l’obiettivo di alleggerire soprattutto i redditi bassi e medi. I dettagli restano però oggetto di confronto politico: l’SPD propone una maggiore tassazione dei redditi più alti per finanziare la riforma, mentre l’Unione mantiene forti riserve.
Sul fronte sanitario, il governo ha inoltre approvato in linea di principio la riforma delle assicurazioni sanitarie pubbliche. Il Ministero della Salute dovrà presentare un disegno di legge entro fine aprile, con l’obiettivo di concludere l’iter parlamentare prima della pausa estiva. La commissione tecnica incaricata aveva indicato 66 misure capaci, secondo le stime, di generare risparmi fino a 42 miliardi di euro già dal prossimo anno e stabilizzare i contributi delle casse malattia.
La coalizione guarda anche a Bruxelles. Berlino sostiene infatti l’ipotesi della Commissione europea di introdurre una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, sul modello del contributo energetico straordinario adottato nel 2022. Parte delle agevolazioni fiscali dovrebbe essere compensata proprio attraverso interventi fiscali o antitrust nei confronti dell’industria petrolifera.
Non mancano tuttavia le critiche. Il leader della CSU Markus Söder ha definito le decisioni soltanto un primo passo, insufficiente da solo a rilanciare un Paese che attraversa una crisi economica strutturale. Ancora più dure le opposizioni: l’AfD considera gli aiuti troppo limitati e arrivati con forte ritardo, chiedendo invece l’abolizione della tassa sulla CO₂ e una riduzione permanente delle imposte energetiche.
Anche i Verdi contestano la strategia del governo, ricordando il precedente del “bonus carburante” introdotto dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, giudicato allora un costoso regalo alle compagnie petrolifere più che ai cittadini. Secondo la co-presidente Franziska Brantner sarebbe più efficace ridurre la tassa sull’elettricità e redistribuire direttamente alla popolazione i proventi della CO₂, seguendo il modello austriaco del bonus climatico. Sulla stessa linea la Linke, che ritiene il taglio delle accise uno strumento costoso e solo parzialmente efficace.
Nel frattempo, il cancelliere Merz ha cercato di minimizzare le tensioni interne alla coalizione nate dopo lo scontro pubblico tra la ministra dell’Economia e l’SPD, assicurando che il governo continuerà a lavorare “senza danni politici”.
Il pacchetto approvato rappresenta dunque una risposta immediata alla crisi dei carburanti, ma lascia aperta la questione centrale: se si tratti di un intervento tampone o dell’inizio di una strategia economica più ampia capace di affrontare le fragilità strutturali della Germania in un contesto internazionale sempre più instabile.

























