
Chi volesse esaminare uno dei più singolari movimento ereticali del Basso Medioevo – che per ragioni espositive abbiamo voluto delimitare fra il 1170 ed il 1317 – non deve partire dalla attuale definizione che per esempio ci offre il Devoto/Oli, uno dei più moderni vocabolari della nostra lingua. Colà si dice che nel parlare comune significa beghina (ovvero al maschile begardo) la persona femminile che ostenta (si badi a tale verbo che dimostra una ambiguità di fondo) devozione ed assiduità nella pratiche religiose, dal quale termine deriva del pari gli aggettivi denigrativi bacchettone e pinzochera. Gli storici del Medioevo e quelli della Chiesa lo definiscono invece quel movimento spirituale che si sviluppa principalmente alla fine del 12°secolo nel Nord Europa dai Paesi Bassi alla Germania, passando per la Francia e la Svizzera.
In Italia è coeva dei cc. dd. Patarini (gli straccioni) lombardo-veneti, dei Valdesi delle valli Piemontesi e dello stesso movimento francescano del centro e del meridione. Movimento europeo che si estende del pari al genere maschile (detto Begardismo) dove alla natura panspirituale si affianca la domanda di liberazione dal potere temporale della Chiesa e che si frammenterà nelle sette degli apostolici, dei dulcinisti, dei lollardi anglosassoni, dei gioachimiti calabresi – seguaci di Gioacchino da Fiore – e negli adepti al pensiero politico filocomunardo di Arnaldo da Brescia. Fin dalla fine del secolo decimo primo – quasi in connessione alle prime Crociate ed alla guerra delle Investiture fra Papato ed Impero – erano uomini e donne pie che si davano alla povertà volontaria ed alle opere di cura di malati nel loro territorio, esposto a guerre, epidemie, carestie e disastri naturali. Inoltre altri gruppi invece si mettono in comune per ragioni protosindacali per la tutela del loro lavoro nelle Città, divenute centro di produzione di servizi sempre più necessari per sopperire ai predetti bisogni collettivi, ma anche per proteggersi dalle pretese dei nuovi ricchi, i mercanti ed i professionisti borghesi, cioè i commercianti di tessuti, di armi, di merci necessarie alla collettività che andavano ad ingrossare appunto i vecchi borghi, sempre meno dipendenti dalle campagne ed ormai liberati dall’ossessione di invasioni barbariche ed arabe.
Già con la famosa predizione apocalittica mille e non più mille, nell’Europa del Nord, la profezia del monaco cistercense Gioacchino da Fiore era presente nell’immaginario del popolo minuto alla fine dell’anno 999, preludendo alla fine del mondo ed alla venuta dello Spirito Santo, rinnovatore della Chiesa mondana e peccatrice. Movimento che troverà a Liegi, e nella realtà femminile di quella cittadina ormai dedita agli scambi e alla produzione di servizi, un luogo di preghiera di monache particolari che vivono insieme senza prendere alcun voto, ma dedicate alla preghiera. Erano madri di famiglia, senza alcun obbligo di obbedienza al reclusorio maschile. Isolate ed indipendenti, donne libere si danno all’ora et labora antico di due secoli, senza però alcun obbligo collegato al Monastero soltanto guidato da Monaci di sesso maschile. Era una forma di eremitaggio peculiare, spesso vicino a cappelle, a lebbrosari, donne che si alternavano in forme associative a servire la società civile. Le fonti per esempio citano la Comune di Lamberto di Beges (da cui forse la parola Beghini) che convivevano presso l’ospedale di Huy, però guidate da una monaca, la Beata Ivetta (1170-1181). Infermiere ante litteram, che vivevano in capanne, donne poverissime, magari legate di fatto anche a laici – oppure con famiglie regolari – che senza limiti organizzativi si prodigavano ad assistere i Crociati di ritorno dalla Terra Santa o che soffrivano di malattie contagiose.
Ai primi del ‚200 il rischio di eresie era elevato, come ben sapevano i discepoli di un teologo di Chartres, Almarico di Bène, le cui interpretazioni panteiste ed apocalittiche, derivate dalle proposizioni di Abelardo – filosofo e teologo agostiniano – che vedeva nei movimenti extra ordinem addirittura la manifestazione dello Spirito Santo, ormai giunto nel mondo per cancellare ogni forma di peccato. (Merita al riguardo la perspicua e completa indagine su tale eretico e sul suo movimento esposto da Rosario Lo Bello per i tipi Vita e Pensiero sui Logici eretici. Almarico di Bène e gli amalriciani nelle fonti del XIII° secolo, Milano 2025). Per loro fortuna quel Beghinismo non arrivò a tanto discretido: sarà Giacomo di Vitry, che conosceva S. Francesco e la fedeltà del movimento francescano, ad avvicinare la Comune della beghina principale di Liegi, la penitente Maria d’Oignies e ad unificare le varie associazioni penitenziali sotto il simbolo francescano, tollerato a stento dalla Chiesa Romana. Tanto che il Papa Onorio III, nonostante le decisioni del Concilio Lateranense del 1215, che non vedevano favorevolmente la fondazione di ordini religiosi così liberali e per di più fondate da donne senza alcun controllo di ordini maschili; ammise la regola francescana nel 1216 ed autorizzò le Beghine a continuare a vivere in comune, a donarsi ai poveri anche in Francia e perfino nell’impero tedesco. Beatrice di Nazareth, Matilde di Magdeburgo ed Ida di Nivelles, ci raccontano la loro giornata quotidiana, fra lavoro ospedaliero, merletto e tessuti, filature, cucitura, cucina sobria per i poveri.
Vita di povertà, di castità e di fedeltà, non tanto nel solco della Chiesa istituzionale; quanto a favore della Comunità, cui conferivano i loro miseri prodotti per le loro spese di mero approvvigionamento, specialmente alimenti, bendaggi, oltreché rifugio ed istruzione per le giovani borghesi cittadine in attesa di mariti partiti in guerra, o diventate vedove. Devozione alla messa, letture evangeliche, celebrazioni dell’Eucarestia, nudi poveri per servire Cristo povero, predicavano e pregavano nelle città ormai divenute ricettacolo di emigranti, operai e spesso nulla facenti, dedicati alla rapine al di fuori di una vita non troppo ordinata. Le Beghine, per potere però attuare con fermezza la loro opera di carità, ottennero da S. Luigi di Francia, a partire dal 1264, la donazione di rendite per i loro conventi, rimanendo però estranee, per non dire ostili, agli Ordini Secolari ed ai chierici parrocchiali, specialmente quando al Beghinaggio femminile si affiancarono associazioni maschili, che pretesero di autoregolarsi di fronte alla chiesa locale. Livorno ed Anversa ne testimoniano la nascita. Città in espansione commerciale e culturale, entrambe sviluppatesi per gli scambi economici e le attività marittime. Erano i cc. dd. Begardi, il ramo maschile che si disse. Essi riproponevano gli antichi voti monastici, ma di fatto rigettavano il matrimonio, respingevano la proprietà privata, criticavano aspramente la gerarchia ecclesiastica, invocavano come i fraticelli francescani di essere gli esclusivi titolari dello Spirito Santo, specialmente contro la Simonia e la Corruzione che regnava sovrana nelle Corti e nelle Chiese dell’epoca. I Vescovi/Conti tedeschi temevano però per le loro proprietà e per i privilegi, come avverrà tre secoli dopo con Lutero.
Clemente V, già arcivescovo di Bordeaux, divenuto Papa nel 1305, con l’appoggio di Filippo il Bello re di Francia, non solo soppresse l’Ordine dei Templari dando inizio alla Cattività Avignonese – trasferimento colà della Cattedra di Pietro – ma anche nel 1311, in un Concilio da Vienne nel Delfinato, cancellò tutte le comunità maschili Begarde, considerate delle cellule anarchiche pronte a ribadire le odiate comunità Catare già sterminate in Linguadoca fra il 1209 ed il 1229 sotto la guida del barone Simone di Montfort, benedetto da Papa Innocenzo III, al culmine del processo di Restaurazione della Chiesa Romana dopo due secoli di lotte con l’Impero per le Investiture. Eppure, qualche ragione di eresia c’era nella predicazione dei Begardi, perché dagli atti del Concilio di Colonia del 1307 e da quello di Treviri del 1310, emerge come nella predicazione degli Apostolici mendicanti senza istruzione e quella dei Begardi, ci fosse una sostanziale differenza: gli uni si limitavano alla pedissequa imitazione di Cristo; gli altri si davano alla libera interpretazione della Bibbia e dunque sembravano aderire alle eresie dogmatiche ed alle letture politiche di rivolta popolare contro i Potenti ed i Mercanti. Essi sembravano perciò mettere in difficoltà l’ordine imperiale.
Dunque, non fu inopportuna ed anzi fu urgente la scelta repressiva che si disse, ma non fu una repressione assoluta. Il successivo Papa Giovanni XXII, Jacques-Arnaud Duèz, rilesse invero un comma del Concilio di Vienne, dove si concedeva a donne fedeli, anche se non vincolate dal voto di castità, di continuare a vivere insieme nei loro spazi e di compiere atti di penitenza. Una clausola limitata a donne di fede comprovata e sotto controllo del vescovo locale. Un eccezione confermata nel 1317per il Brabante una provincia oggi parte dell’Olanda e del Belgio bagnato dal fiume Mosa. Peraltro, le accuse contro il ramo maschile rinacquero fra il 1259 ed il 1277, quando i Vescovi dell’Alto Reno, convenuti a Treviri, concordarono sulla repressione inquisitoria dei Begardi, per la loro persistente condizione di vagabondaggio, infliggendo sanzioni perfino ai fraticelli francescani, oppure ai boniviri che aiutavano le loro mogli ammesse al Beghinaggio. Era la natura mendicante a non essere ammessa, sia perché riservata ad ideali evangelici troppo difficili da mantenere, sia perché la tendenza a sfuggire a Regole, approvate favoriva gruppi sociali e politici, fomentava l’ordine sociale.
Critica che Guglielmo di Saint–Amour, canonico e teologo a Parigi, espose con veemenza anche contro gli Ordini Mendicanti di origine francescana. Il Beghinaggio risorse ovviamente durante la Riforma Protestante e resistette alla Controriforma cattolica, che però riuscì ad assorbirlo in buona parte in relazione alla acquisizione dell’interesse per i poveri manifestata dai Gesuiti, confluendo in non poche frange protestanti legate alla libertà religiosa nell’Olanda di Spinoza, la cui madre professava quella fede. Un movimento che al contrario si contrasse di fronte alle pulsioni illuministe ed atee della Rivoluzione Francese.
Il Beghinaggio poi verrà definitivamente riscoperto dall‘Esercito della Salvezza, un movimento cristiano evangelico internazionale fondato a Londra nel 1865 da William Booth, molto spesso rappresentato come cornice di Libera Associazione Cristiana nella filmografia di Hollywood. Oggi se ne perpetua il ricordo: lo ritroviamo in due centri di Beghinaggio a Gand e Bruges. Ma non è affatto cessata la domanda cristiana di opere sociali, di autenticità evangelica razionale rispetto al conformismo obbediente e spesso violento contro la fede islamica presente in Europa. Un esercito di famiglie cristiane sempre più necessarie per riportare la convivenza pacifica fra le maggiori religioni monoteiste nell’attuale martoriato Mar Mediterraneo.


























