Il confine tra generi musicali e appartenenze geografiche è ormai un concetto superato, e i 1VERSE ne sono la testimonianza più autorevole nel panorama odierno. La formazione — che vede protagonisti Seok, Nathan, Kenny e Aito — incarna un paradigma artistico che va oltre la semplice etichetta di K-pop, proponendosi come un ponte tra tradizioni asiatiche e sensibilità occidentali.
Dopo aver entusiasmato le platee tedesche con le tappe di Francoforte e Berlino, il gruppo ha portato la sua carica innovativa a Milano, confermando un legame speciale con il pubblico italiano. È proprio in occasione di questo primo tour europeo che abbiamo incontrato i quattro artisti per riflettere sul significato della loro musica come strumento di dialogo interculturale e sulla loro ambizione di ridefinire i canoni del pop contemporaneo.
Attraverso la fusione di esperienze personali profondamente diverse, i 1VERSE non si limitano a esibirsi, ma costruiscono un racconto corale che mette al centro l’umano, la vulnerabilità e la ricerca costante di un’autenticità senza compromessi.
La musica può trascendere i confini: in che modo vedete i 1VERSE come rappresentanti non solo del K-pop, ma di una conversazione musicale globale?
Concentrandoci su emozioni universali e sui nostri diversi background, non ci limitiamo a seguire un genere, ma condividiamo un’esperienza umana. Speriamo che i nostri testi tocchino gli ascoltatori e creino un ambiente in cui le persone si sentano a proprio agio con ciò che sono, indipendentemente dalla loro provenienza.
Come spieghereste il significato della vostra identità artistica a qualcuno che non ha familiarità con l’industria musicale coreana?
Siamo un gruppo in cui l’identità collettiva è costruita partendo da „colori“ individuali molto distinti. Miriamo a dimostrare che è possibile mantenere una forte identità culturale pur partecipando a un suono pop globale, concentrandoci più sul „sentimento“ e sulla „storia“ che sul semplice spettacolo.
Quali rischi creativi avete intrapreso che si sono rivelati fondamentali per definire il vostro sound?
Durante la registrazione di Shattered, alcune parti sembravano fuori dalla nostra portata. Un membro ha dovuto cantare una delle note più alte con il testo „Who’s gonna save us now?“ (Chi ci salverà ora?) e sentiva di aver letteralmente bisogno di essere salvato! C’erano molti dubbi sulla capacità di rifarlo dal vivo ma, attraverso la pratica, abbiamo scoperto che questi „rischi“ si adattavano perfettamente alle nostre voci e ci hanno aiutato a trovare i nostri veri limiti.
In che modo pensate che la vostra musica possa innescare un dialogo significativo o una risposta emotiva tra culture diverse?
Poiché utilizziamo storie e testi onesti, vogliamo ispirare gli ascoltatori ad aprirsi e a condividere le proprie storie, se lo desiderano. Vogliamo essere conosciuti come un gruppo che porta „divertimento“ e „piacere“ nell’industria, proponendo al contempo qualcosa di rinfrescante e diverso.
Guardando al futuro, come sperate di contribuire all’evoluzione della musica pop contemporanea?
Guardiamo ad artisti come Doechii, Sabrina Carpenter e Chappell Roan, che hanno vinto premi con „colori“ unici e fuori dagli schemi. Il nostro obiettivo è che ogni membro dei 1VERSE trovi la propria specifica nicchia cromatica. Vogliamo essere eccellenti membri di una squadra, ma anche grandi solisti capaci di affermarsi autonomamente, contribuendo con una gamma diversificata di suoni al panorama pop.



























