Nella foto: Ligabue. Foto di ©Elisa Cutullè

Si è concluso con un’ovazione collettiva il sipario sul tour europeo di Luciano Ligabue. Dopo aver attraversato il continente toccando le tappe di Zurigo, Londra, Parigi e Bruxelles, il rocker di Correggio ha scelto il cuore pulsante della Grande Région per il suo gran finale. La data del 14 maggio al Rockhal Club non è stata solo l’ennesimo sold out di una carriera leggendaria, ma il momento in cui il rock italiano ha ufficialmente abbracciato l’Europa transfrontaliera.

Scegliere Esch-sur-Alzette per l’ultima tappa ha assunto una valenza strategica e simbolica straordinaria. La Rockhal è diventata il punto d’incontro per migliaia di connazionali arrivati non solo dal Lussemburgo, ma anche dai vicini dipartimenti della Francia, dai Land della Germania e dal Belgio vallone. È stata una festa senza confini, che ha dimostrato come la musica del „Liga“ sia il collante perfetto per una comunità che, pur vivendo in nazioni diverse, si riconosce in un’unica, potente identità culturale.

Per i molti presenti, il concerto è stato un momento di connessione profonda con le proprie radici. Tra il pubblico si leggeva la storia di chi segue Luciano dagli esordi: 35 anni di chilometri e canzoni che hanno scandito partenze, sfide e successi della vita all’estero. L’atmosfera nel club era elettrica, „all in“ dal primo all’ultimo secondo, con un’intimità che solo i club sanno regalare, trasformando ogni spettatore in parte integrante dello show.

La scaletta è stata una cavalcata di 22 brani, un perfetto bilanciamento tra l’adrenalina dei pezzi più muscolari e la poesia delle ballate storiche. Fin dall’apertura con “I duri hanno due cuori”, è stato chiaro che la serata sarebbe stata speciale. Momenti di altissima intensità si sono alternati a riflessioni più intime come “A modo tuo” e “Leggero”, fino a esplodere in un finale travolgente. L’intensità è salita alle stelle quando le pareti della Rockhal hanno tremato sulle note di “Urlando contro il cielo”. In quel momento, il confine tra palco e realtà è svanito del tutto, lasciando spazio a un coro unanime che ha unito tre nazioni sotto lo stesso cielo rock. Il congedo definitivo, affidato alla magia di “Certe notti”, ha suggellato la fine di questo tour europeo, lasciando alla Grande Région la consapevolezza che, nonostante la distanza dall’Italia, certe canzoni ti fanno sentire a casa ovunque tu sia.