Intervista Sandra Maria Gronewald, giornalista e conduttrice televisiva (ZDF), sulla sua passione per Firenze e l’Italia, su come la TV tedesca pubblica racconta l’emigrazione italiana in Germania e la società multiculturale
Sandra Maria Gronewald, giornalista e conduttrice televisiva del secondo canale pubblico ZDF, è una delle moderatrici tedesche che meglio incarnano il legame profondo tra Germania e Italia. Si è costruita un percorso accademico fortemente segnato dall’Italia: prima la formazione da interprete a Firenze, poi gli studi di Romanistica e Storia dell’arte tra Mainz e Milano, fino al dottorato in linguistica italiana conseguito tra Pavia e Mainz, dedicato alla lingua parlata. La sua relazione con l’Italia non è solo intellettuale, ma affettiva e culturale, e si riflette anche nella sua attività giornalistica e istituzionale. Nel 2019 l’Italia le ha conferito l’Ordine della Stella d’Italia, riconoscendole un ruolo decisivo nel promuovere la lingua e la cultura italiane in Germania. Gronewald ha moderato incontri ufficiali organizzati dall’Ambasciata italiana e dall’Istituto Italiano di Cultura, come il convegno “L’italiano, una lingua per l’Europa” e le celebrazioni dantesche a Berlino. Il suo legame con Firenze è particolarmente intenso: la città è stata la sua prima vera porta d’ingresso nella cultura italiana, tanto da averne scritto una guida personale e affettuosa (Nice to meet you, Florenz! 2023), e da descriverla come luogo “in cui si torna, più che un luogo che si visita”.
Sandra Gronewald perché a Firenze si ritorna?
È il mio luogo del cuore. A soli 19 anni ho studiato a Firenze come interprete turistico e lì ho mosso, per così dire, i miei primi passi da sola. Era la metà degli anni ’90, quindi è passato molto tempo. Ma da allora continuo a tornare a Firenze, anche con la mia famiglia ormai: la sua storia onnipresente, la cultura, il cibo delizioso e la splendida mentalità fiorentina mi fanno battere il cuore e mi riempiono di gioia ogni volta che ci torno. La città è ricchissima di storia e cultura e non smette mai di stupirmi. Inoltre, naturalmente, ho molti ricordi personali, avendo vissuto qui per un anno intero.
Quali sono le peculiarità di Nice to meet you, Florenz!, la sua guida sulla città di Dante?
È una guida turistica molto personale. Naturalmente consiglio i luoghi e i monumenti più classici della città, ma anche angoli meno conosciuti, lontani dai circuiti turistici più battuti, che hanno per me un significato speciale: luoghi in cui ho vissuto esperienze particolari o dove le persone mi hanno profondamente toccato. È un mix tra racconto personale, cenno storico e guida turistica, pensato per gli amanti dell’Italia. Non mi presento solo come storica dell’arte e linguista, ma soprattutto come un’innamorata dell’Italia, desiderosa di condividere questo amore, trasmetterlo e contagiare il lettore con la mia passione.
Nei suoi servizi televisivi si percepisce spesso una particolare attenzione per l’Italia. Cosa vuole comunicare del nostro Paese?
Nel mio programma Hallo Deutschland, come suggerisce il nome, parlo soprattutto della mia bella patria, la Germania. Tuttavia, ogni volta che è possibile, esprimo anche il mio amore per l’Italia. Se quindi nelle mie conduzioni o nei miei testi doveste percepire questo affetto per il vostro Paese, mi rende felice, perché è semplicemente autentico e sincero. L’Italia è un luogo che mi rende felice, con le sue persone, i suoi valori e la sua lingua musicale.
Nei decenni del dopoguerra la Germania ha accolto molti emigrati italiani. Abbiamo celebrato a dicembre i 70 anni dall’Accordo italo-tedesco. Quanto è stato importante raccontare questa realtà nei media pubblici?
La ZDF a dicembre 2025 ha parlato del 70° anniversario raccontando che molti dei lavoratori di allora sono rimasti qui e oggi fanno parte della società tedesca. I colleghi hanno fatto notare quanto quell’accordo del 1955 abbia ancora effetti oggi e come abbia creato legami duraturi tra le persone.
Allora esistevano solo ARD e ZDF. Quanto e come ha contribuito l’informazione del servizio pubblico al processo di integrazione dei Gastarbeiter nella società tedesca?
All’epoca, la ZDF raccontava la trasformazione della Germania in un paese d’immigrazione, parlando soprattutto delle esigenze economiche. Ma i tanti italiani che rimasero contribuirono a rendere la cultura e la società tedesca più ricca nei decenni successivi. E grazie a documentari di viaggio, film e canzoni popolari trasmessi anche dalla ZDF negli anni ‘50 e ‘60, l’Italia diventò una meta turistica amata da molti tedeschi.
Quindi, il legame tra Italia e Germania andava oltre quell‘ accordo economico. I tedeschi ammiravano la Dolce Vita e il turismo crebbe rapidamente dagli anni ’50 in poi. L’arrivo improvviso di molti italiani in Germania, con la loro cucina, il loro stile di vita e la loro mentalità, avvicinò i due paesi sempre di più secondo me.
Negli anni ‘50 quando i miei genitori erano bambini, grazie alla presenza della cultura italiana in Germania, molti tedeschi provavano il desiderio di andare almeno una volta in Italia. I miei genitori lo realizzarono alla fine degli anni ’70, quando io avevo appena tre anni. Da allora, quasi ogni estate andavamo in Italia a fare campeggio. Il mio amore per l’Italia risale a quegli anni.
D’altra parte, oggi ho amici in Germania, i cui genitori o nonni italiani vivono ancora qui dopo decenni. Alcuni preparano la pasta come nel Sud Italia, dopo i pasti però preferiscono ormai il caffè filtro tedesco, un po’ lento, invece del vero espresso. Oppure celebrano la puntualità tedesca con grandi gesti all’italiana. Trovo affascinante questo mix unico di due culture così diverse, ma entrambe meravigliose. Mi sento a casa in entrambe.
Sicuramente programmi come il magazin Drehscheibe sono stati seguiti dai lavoratori italiani per molti anni e molti ancora lo fanno. La TV pubblica non è soltanto un mezzo che informa ma costruisce anche comunità. Per i media pubblici, in una società multiculturale, la sfida principale è forse riuscire a raccontare la diversità come parte naturale della vita quotidiana, non come eccezione o problema? Lei che ne pensa? Oggi come può in servizio pubblico tenere insieme tutti questi aspetti?
Alla ZDF ci teniamo davvero a mostrare la nostra società multiculturale e a portarla nelle case della gente. Le storie di chi viene da altri Paesi, di chi trova il proprio posto e riesce a integrarsi con successo, sono sempre le più avvincenti. Secondo me, la chiave per vivere bene insieme è l’integrazione: se vivi in un Paese, prima o poi dovresti metterti d’impegno a capire e parlare la lingua. E in Germania, devo ammettere, non è facile: il tedesco come lingua straniera è davvero tosto, lo so bene! In Italia me la cavavo più facilmente, trovo l’italiano più semplice del tedesco come lingua straniera. Nonostante il mio amore per l’Italia, sono contenta di avere il tedesco come lingua madre: almeno quello non ho dovuto impararlo! 🙂






























