Mons. Domenico Pompili all'apertura del convegno con Massimo Bernardi, direttore MUSE di Trento e Chiara Genisio, vicepresidente FISC. Foto: PCB
  • La Laudato si‘ non è un manifesto ecologista ma una chiamata all’azione.
  • L’idea geniale della Laudato si’ è che è tutto connesso.
  • Per noi la terra e l’ecologia ha a che fare con uno sguardo completo sulla realtà.
  • Ritrovare uno sguardo capace di contemplare.
  • Il rapporto fra limite e sviluppo.
  • La dialettica tra l’io e il noi.
  • Le comunità Laudato si‘ in Italia.
La copertina della Laudato si‘.

Papa Francesco nel maggio 2015 dava alle stampe la sua seconda enciclica, la Laudato si’, l’enciclica dell’ecologia integrale. In essa spiega molto bene come crisi climatiche, guerre e migrazioni siano aspetti diversi di uno stesso problema, il nostro modo di abitare il mondo, e vanno dunque visti nel loro insieme perché sono interconnessi. Tutto è connesso. Questa enciclica attirò positivamente l’attenzione anche di molti non credenti proprio per la prospettiva ampia e condivisibile. Ci furono i detrattori, anche fra i credenti, che non capirono o non vollero capire che occuparsi di ambiente, della cura del creato e delle sue creature, compresi noi esseri umani, significa incarnare il Vangelo nel nostro qui e ora, e non è un’eccentricità fuori dal Magistero (pc).

Proponiamo, in una sintesi adattata alla lettura, l’intervento Ecologia integrale, profezia a dura prova di mons. Domenico Pompili, vescovo di Verona, all’apertura del convegno della FISC (Federazione italiana settimanali cattolici, della quale fa parte anche il Corriere d’Italia), realizzato in collaborazione con Vita Trentina, il settimanale diocesano che compie quest’anno 100 anni.
Il convegno Pianeta in prima pagina. Cronisti del clima, si è svolto a Trento dal 16 al 18 aprile 2026.


Ecologia integrale, profezia a dura prova

La Laudato si‘ non è stato un manifesto verde ma è stata una chiamata all’azione. Se non comprendiamo che questa è stata l’intenzione che ha mosso papa Francesco, rischiamo di derubricare questo documento ad un testo che sa di accademia più che di vita vissuta. L’idea geniale della Laudato si’ è proprio questa persuasione che è tutto connesso. In prima pagina in questo momento ci sono le guerre ma le guerre si fanno per ragioni ultimamente legate alla ricerca di terre rare o anche di particolari minerali che ci riconducono dunque, per così dire, al punto di partenza, cioè al nostro rapporto con la terra, perché tutto è profondamente interconnesso. Perciò, volendo parlare di ecologia integrale do per scontato che, parlando a voi, noi si sia assolutamente già d’accordo sul fatto che non si tratta di assumere una postura da greenwashing, dove la parola ambiente viene citata qua per comodo. Per noi terra ed ecologia hanno a che fare con uno sguardo completo sulla realtà e la comunicazione su questi temi dell’ecologia ha da essere anzitutto autentica, trasparente, documentata con dati certificati, perché sappiamo bene che sul tema dell’ambiente si contrappongono due narrazioni: una negazionista che ancora oggi, di fronte all’evidenza, insiste nel ritenere che si tratti di un falso allarme; l’altra di segno opposto, che potremmo definire terrorista, che non riesce in realtà a svegliare le coscienze e soprattutto non riesce a riscaldare i cuori, perché quando si parla di terra, di ambiente, cioè della vita, occorre saper toccare le corde giuste.

Il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili

Dobbiamo perciò ripartire da convinzioni più profonde che sono però, a mio parere, lo sfondo ultimo della riflessione di papa Francesco, per il quale oggi c’è bisogno non semplicemente di più tecnologia, ma c’è bisogno di più contemplazione.

Questo mi sembra essere il primo dato che ci offre la Laudato si‘, che in qualche modo ci risveglia alla realtà, perché se è vero che rischiamo di perdere il contatto con la realtà è proprio perché abbiamo uno sguardo molto settario, discriminante, che non guarda alla realtà per quella che è ma per quello che da essa si può ricavare in termini di profitto e di risorsa economica. Papa Francesco, dunque, nella sua riflessione ci offre una prospettiva che non punta tanto ad una semplice transizione ma ad una vera e propria conversione. Questa parola, conversione, che ha evidentemente un sapore squisitamente religioso, è metanoia (totale capovolgimento, n.d.r.), dice molto di più della transizione, che sembra essere un processo di riallineamento in vista di contenere i problemi.
Conversione significa invece che dobbiamo proprio cambiare approccio, dobbiamo in qualche modo operare una sorta di cambio di prospettiva perché diversamente non ne veniamo fuori.
A me sembra che papa Francesco nella sua riflessione ci offra sostanzialmente tre grandi temi sui quali maturare una nuova consapevolezza perché ci aiutano ad entrare con uno sguardo diverso dentro il tema dell’ecologia, assodato anche il fatto che i dati scientifici sono assolutamente inequivocabili con buona pace dei negazionisti.

1 – Ritrovare uno sguardo capace di contemplare

Un primo passo è quello di renderci persuasi una volta di più che c’è dentro la dimensione dell’uomo una doppia appartenenza, una al mondo interiore e una al mondo esteriore e che questa correlazione quando salta ci impedisce di stare con i piedi per terra. Se ci si esaurisce semplicemente nella dimensione esteriore senza alcun contatto con quella interiore, si esternalizza tutto e si perde la capacità di sentire e dunque in qualche modo di coinvolgersi. Così come se ci si limita semplicemente alla propria dimensione interiore ma si perde la correlazione con il mondo esteriore, si finisce con il rifugiarsi in un intimismo che produce lentamente una forma di isolamento. Le forme dell’isolamento possono essere le più diverse. Oggi quelle più ricorrenti sono legate proprio alla tecnologia più avanzata e la cosa non riguarda semplicemente i nostri adolescenti che invitiamo a uscire dalla propria stanza, riguarda ciascuno di noi.
Questo collegamento tra mondo interiore e mondo esteriore è, a mio parere, la radice culturale di una sorta di schizofrenia che si è realizzata al nostro tempo, la quale ci impedisce di essere persone integre con la capacità di saper reagire a ciò che sta fuori e di metabolizzare questo processo.

Noi abbiamo troppo spesso sottovalutato che il mondo esteriore ci plasma profondamente. Vivere in un certo contesto influisce profondamente sulla psiche e sulla propria capacità di interagire. Non è vero dunque che il mondo esteriore sia semplicemente il fondale di quelle che sono le nostre performance. Il mondo esteriore decide di quello che siamo anche dentro di noi. Ma è vero anche il contrario e cioè che la nostra relazione col mondo esteriore è determinata profondamente dalle logiche che ispirano la nostra vita quotidiana. E certamente la logica oggi predominante, che è quella di massimizzare il profitto, è tale che spesso, quando prende il sopravvento, non conosca altre strategie.

Allora papa Francesco ci aiuta innanzitutto a ritrovare questa connessione tra il dentro e il fuori e mi pare che questa sia una prima forma di guadagno che dobbiamo in qualche modo recuperare. Una seconda forma di guadagno che Laudato si‘ introduce è il rapporto tra il limite e lo sviluppo.

2- Il rapporto fra limite e sviluppo

Nel 1971 fu pubblicato un celebre rapporto commissionato dal Club di Roma (associazione non governativa e no-profit di scienziati, economisti, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali dei cinque i continenti, n.d.r.) al MIT (Massachusetts Institute of Technology) sui limiti dello sviluppo. Noi eravamo figli di una cultura che ci aveva in qualche modo allettato con la convinzione che il processo dello sviluppo fosse una sorta di processo lineare che va sempre dal bene al meglio. Si riteneva ingenuamente che lo sviluppo fosse qualcosa di talmente vincente da non conoscere crisi e questo ha indotto dentro di noi uomini dell’Occidente la convinzione che si andasse per questa strada dello sviluppo o se volete di progresso, come lo chiamava Pier Paolo Pasolini. Invece da qualche decennio siamo stati protagonisti e spettatori attoniti di una serie di shock globali, di crisi che non avevamo ipotizzato e che ci hanno sorpreso.
Non faccio riferimento tanto alla crisi economica, per esempio del 2009 o ancor prima alla crisi, in seguito all’attentato alle Torri gemelle nel 2001. Faccio riferimento alla crisi più recente, quella del Covid. Lo storico e un grande comunicatore Harari, uno dei suoi libri ultimi più interessanti si chiama Nexus sulla intelligenza artificiale, non più tardi di quattro anni fa scriveva con assoluta disinvoltura che la nostra generazione ormai camminava speditamente verso i 100-120 anni, perché noi eravamo la prima generazione in grado di eliminare le tre cause fondamentali della morte: le guerre, le pestilenze e la fame. Ecco, pure una persona così avvertita come Harari ha cambiato improvvisamente opinione nel merito, perché noi queste tre cose le abbiamo viste negli ultimi anni prodursi in modo assolutamente irreversibile. Allora, che cosa intendo dire quando parlo di limite e di sviluppo?

Intendo dire che dobbiamo entrare più profondamente in questa persuasione che esiste un limite, che non è necessariamente un muro, ma che è precisamente ciò che ci aiuta a far sì che il nostro progresso sia accompagnato dalla valutazione di quello che produce effettivamente e abbia perciò anche dei limiti invalicabili. Papa Francesco ha mostrato con chiarezza che il limite fondamentale che dobbiamo tenere ben presente rispetto alla terra è il fatto che essa non è a nostra completa disposizione, ma che la terra ci è data, per così dire, in prestito in un certo senso più che dai nostri progenitori, da quelli a cui dovremmo in qualche modo restituirla. Limite e sviluppo sono in una dialettica che dobbiamo cercare di metabolizzare se vogliamo stare dentro questo nostro tempo senza andare incontro a delle terribili conseguenze.

3- La dialettica tra l’io e il noi

L’ultima prospettiva che la Laudato si’ ci fa recuperare è la dialettica tra l’individuale e il sociale, tra l’io e il noi. L’ecologia integrale richiede una mobilitazione delle coscienze la più ampia possibile, perché soltanto questa è in grado di poter cambiare la prospettiva, e non si tratta di qualcosa che possa essere assunta da singole persone che, come Don Chisciotte, vanno contro i mulini a vento. Se ci fate caso, le cose negative in genere sono decise da pochi e hanno effetto su tanti. Quelle positive sono in genere decise da tutti e hanno effetto su tutti. Pensate alla guerra. Il Papa ieri (15.04) ha parlato di una manciata di tiranni che spadroneggiano sulla faccia della terra. Se ci facciamo caso, le autocrazie che sembrano godere nel nostro tempo di un consenso impensabile fino a qualche tempo fa, sono in realtà figlie di una logica sempre più individualistica e dunque lontano da quella che è invece la percezione di una comunità.

Allora quella fra l’individuale e il sociale è un’altra correlazione che bisogna riscoprire perché diversamente è impensabile che la causa della casa comune possa essere affrontata.
Queste tre grandi suggestioni che alimentano una sorta di igiene mentale sono la premessa per questo cambiamento di prospettiva, per questa conversione e trovano la possibilità di diventare concrete, di toccare terra laddove ci sono persone che, non accontentandosi di questo processo di formazione, fanno delle scelte in direzione direi autentica. Ed è questa la ragione ultima che ci ha spinto, Carlo Petrini e me, a dar vita alle Comunità Laudato si’.

Le Comunità Laudato si’

In Italia se ne contano una novantina, si tratta di un fenomeno non ancora diffusissimo, sono esperienze possibili, a portata di mano e che aiutano a superare una certa retorica dell’ecologismo e ad entrare invece dentro scelte e stili di vita che siano veramente sostenibili.
Vorrei far riferimento a tre esperienze diverse che dicono come la creatività di questi gruppi, che talvolta sono di 50 persone, altre volte di 30 persone, altre ancora di 150 persone, cerchi di rendere concreta all’interno del proprio territorio l’affermazione per cui si pensa globalmente e si agisce localmente.

Mi viene in mente la comunità che ho conosciuto anni fa di Gela, proprio di fronte a Niscemi. Gela era già all’epoca in una situazione a rischio permanente, con un porto, promessa mancata e dunque con un entroterra stravolto da questo enorme investimento andato a male. Gela si trova in questa situazione di mancato sviluppo. La Comunità Laudato si’ si è inventata un grande esempio di orti sociali: hanno recuperato un grande spazio e lo hanno in qualche modo condiviso tra tutte le persone che volevano esserne parte. Alcuni l’hanno preso proprio in custodia e l’hanno coltivato personalmente. Hanno riscattato un terreno molto ampio, abbandonato a se stesso, e lo hanno trasformato in orti sociali. È un’azione concreta per dare l’idea di come si possa cambiare destinazione ad uno spazio, facendone anche un’occasione di incontro e di relazioni.

Un’altra comunità molto interessante sta invece a Milano. È la Nocetum. Assume più le sembianze di un kibbutz con una decina di giovani famiglie, con tanti figli al seguito, che vivono all’interno di questa ex casa patronale alle porte di Milano con davanti un grande spazio verde e che diventa l’occasione per alcune di queste famiglie di poter lavorare. Fanno vita in comune e riescono anche a condividere i processi educativi all’interno di questa situazione. Anche questo è un modo che ci dice quanto sia possibile fare le cose non da soli ma insieme ad altri.

Una terza esperienza a cui vorrei fare riferimento si trova in Centro Italia ed è la comunità di Castel Gandolfo. Non sto parlando del Borgo Laudato si‘ che è un’iniziativa legata soprattutto alla realtà del Pontificio Consiglio per lo Sviluppo Umano Integrale; sto parlando della comunità locale che aiuta il territorio a prendere coscienza di queste vicende legate all’ambiente e che una volta all’anno organizza una marcia silenziosa per l’ambiente. Quando hanno iniziato, alcuni anni fa, erano qualche decina di persone, nell’ultima erano più di 500 persone che si sono mobilitate. Accanto a questo fanno tante altre iniziative che sono volte proprio a creare intorno alla questione ambientale un’attenzione crescente in controtendenza con quella che è ora, se dico bene, la sensibilità più diffusa.

Questi esempi traducono concretamente la Laudato si‘ in qualcosa di molto più legato alla vita concreta delle persone. Vedere che ci sono migliaia di persone che hanno raccolto l’invito a far qualcosa di concreto, a passare dall’essere semplicemente sensibili a taluni problemi all’esserne in qualche modo protagonisti, mi pare essere un segno di speranza e dice anche che allora la Laudato si’ è stata effettivamente non solo un documento apprezzato perfino all’esterno ma è stato soprattutto una scossa che Papa Francesco ha impresso alla Chiesa e al mondo, perché si passasse da questa percezione dell’ambiente quasi fosse la fissa di ecologisti a quella che invece è la vera questione, che mette insieme ambiente, società, economia, e cultura, perché tutto è connesso.

Il fatto che oggi la tematica ambientale sia passata in secondo piano rispetto alle guerre è semplicemente l’effetto indotto da questo processo che non è mai semplicemente economico ma è anche più profondamente culturale e in un certo senso potremmo dire che è addirittura spirituale, perché dietro la crisi ecologica c’è una crisi spirituale, c’è la crisi dell’uomo che ha perso, per così dire, il contatto con il mondo. Perciò siamo molto grati a Francesco, a un anno dalla sua morte, per questa sua lettera enciclica che è una sorta di chiamata in causa e non semplicemente una teorica riflessione.