Intervista ad Annunziata De Paola

Il 9 maggio a Monaco, nella splendida cornice dell’Herkulessaal della Residenza, ci sarà un concerto d’opera con musiche di Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Giacomo Puccini, Amilcare Ponchielli e Umberto Giordano. Sul palco l’Orchestra dell’Arena di Verona e tre cantanti lirici di fama internazionale. Di questo importante evento abbiamo parlato con Annunziata De Paola (foto al centro). Napoletana, direttore d’orchestra, consulente artistico e manager di importanti concerti, da oltre venticinque anni in Germania.

Annunziata, cosa significa il concerto del 9 maggio per Monaco?
Questo concerto rappresenta per Monaco un evento di portata storica. L’Orchestra dell’Arena di Verona lascerà il famoso anfiteatro romano, dove nel 1913 Tullio Serafin diresse la prima opera, una Aida per commemorare il centenario della nascita di Giuseppe Verdi, per venire fin qui. Con sé porterà una cultura orchestrale unica al mondo, sapientemente legata all’espressività della lingua italiana. Penso ai grandissimi direttori che l’hanno plasmata, da Tullio Serafin ad Antonino Votto a Franco Capuana, da Vittorio Gui a Gianandrea Gavazzeni a Riccardo Muti. Per il pubblico di Monaco questo concerto costituisce un avvenimento davvero unico e imperdibile.

A te è stata affidata la consulenza artistica e il management dell’evento. Chi lo sponsorizza e chi sono gli organizzatori?
Organizzatore dell’evento è il Magazine All About Italy di Paolo Del Panta. Personalmente collaboro, dall’interno del team di All About Italy, con la Sovrintendenza della Fondazione Arena di Verona e con Air Dolomiti, principale sponsor dell’evento. Questo concerto rinsalda la collaborazione con Paolo Del Panta. Insieme da anni conduciamo il Gala Italia, rassegna concertistico/teatrale espressamente concepita per il Prinzregententheater. Lo scopo è quello di offrire un palcoscenico all’eccellenza italiana. La promozione della cultura italiana costituisce per noi un ideale condiviso.

Chi canterà sul palco?
Tre fuoriclasse: il soprano Anna Pirozzi, il tenore Martin Muehle, il baritono Simone Piazzola. Professionisti che portano l’espressione massima del canto italiano nei teatri di tutto il mondo. Scelti tutti e tre per il concerto in Herkulessaal personalmente da Cecilia Gasdia. A dirigere l’orchestra ci sarà Steven Mercurio, già noto al pubblico internazionale per aver diretto nei massimi teatri lirici del mondo.

Cecilia Gasdia è Sovrintendente e Direttore Artistico dell’Arena nonché celebre Soprano. Cosa significa per una donna avere la responsabilità del teatro d’opera più grande del mondo?
Ho rivolto anch’io questa domanda a Cecilia Gasdia. Mi ha risposto che non avverte alcun tipo di rivalità con il mondo maschile e che semplicemente „ci sono persone capaci e non“. Ha indubbiamente ragione, ma valuterei la questione anche sotto altri aspetti: a parità di capacità e di competenze purtroppo non sempre le donne hanno le stesse opportunità di carriera e neanche lo stesso tipo di retribuzione degli uomini. Ma il mondo si evolve e oggi Cecilia Gasdia, dopo 106 anni dalla prima Aida, è la prima donna a ricoprire ruoli direttivi e lo fa con autorevolezza e competenza.

L’Arena di Verona ha da sempre un rapporto speciale con il pubblico tedesco. Portare a Monaco non un’opera intera, ma dei singoli brani comporta dei rischi?
Certamente. Il pubblico, infatti, dalla sola lettura della locandina, potrebbe non comprendere il rilievo dell’evento. La realtà è però un’altra. Il livello altissimo dei tre cantanti sul palco, Anna Pirozzi, Martin Muehle e Simone Piazzola, consente di esibire un repertorio che è un vero fuoco d’artificio, una scelta di brani di difficoltà estrema. Inimmaginabile altrimenti poter ascoltare nella stessa serata tanta duttilità vocale, tanto virtuosismo, tanti pezzi di bravura! Un’occasione unica anche per ascoltare pagine immortali legate al grande repertorio dell’Arena di Verona, per riprendere in mano libretti di opere raramente eseguite a Monaco.

Il concerto presenterà arie tratte da opere di cinque grandi compositori italiani. In qualità di direttore d’orchestra tu hai un compositore preferito?
Non sono mai riuscita a decidermi per un solo compositore. In tutti i secoli ho i miei punti di riferimento, da Andrea Gabrieli a Vivaldi, dal genio indiscutibile di Mendelssohn a quello incommensurabile di Anton Bruckner, dall’immenso Rossini al mio adorato Verdi, fino ad arrivare alle sculture musicali di Salvatore Sciarrino, al talento straordinario di Olga Neuwirth, al fascino colto ed elegante del giovanissimo Raffaele Grimaldi. Sceglier non saprei…

In Italia il melodramma ha dominato la scena per quasi due secoli mentre la musica sinfonica italiana è praticamente sconosciuta, dunque “inaudita”. Perché?
La musica sinfonica italiana esiste, ma ha fissa dimora su impolverati scaffali di biblioteche storiche, ancora in forma di manoscritto o di partiture a stampa edite in numero limitato nei primi del Novecento. Molte sono a casa mia, avendole collezionate per anni in tutta Italia. In attesa di essere eseguite. Il livello della maggior parte di queste partiture è pregevole. La seconda sinfonia di Alfredo Casella, ad esempio, è a mio parere la risposta italiana a Gustav Mahler, capace di un linguaggio musicale che prende strade sorprendenti, in grado di assumere su di sé, nel suo tempo, il ruolo di avanguardia. Penso inoltre al genio dimenticato di Mario Pilati, a Giuseppe Martucci, a Ildebrando Pizzetti. È accaduto spesso nel corso della storia della musica che alcuni compositori venissero dimenticati, per poi essere riscoperti secoli dopo. È successo persino a Johann Sebastian Bach.

Qual è lo stato di salute della musica d’orchestra in Italia?
Qui bisogna fare delle distinzioni. Se ti riferisci alla musica per orchestra, stai alludendo ai compositori. L’orchestra è un apparato ottocentesco. Un compositore scrive oggi per organici variabili, anche di grandissime dimensioni. Il concetto di orchestra, come quella per cui hanno scritto Verdi o Brahms, nelle partiture contemporanee dunque non esiste più. Se invece ti riferisci al livello delle orchestre italiane, non posso risponderti in generale. Qui a Monaco sta per arrivare l’Orchestra dell’Arena di Verona, senz’altro un’orchestra di livello ragguardevole. Come vedi, da esportazione.

A Monaco di Baviera ogni ginnasio ha la sua orchestra e spesso il livello è notevole. Nel sistema scolastico italiano invece la musica occupa una posizione di nicchia.
Questa domanda mi consente di sfatare un mito. Il merito del buon livello di alcune orchestre dei licei di Monaco non è della scuola, piuttosto è delle famiglie che sostengono i costi delle lezioni private per i propri figli. Il programma ministeriale per la musica dei licei tedeschi è privo di senso, astratto e cervellotico. La scuola si limita ad organizzare in orchestre gli studenti che già sanno suonare. In Italia la situazione non è molto diversa. I programmi scolastici sono scadenti e le lezioni private giocano un ruolo fondamentale, ma, essendo l’Italia terra di individualisti, i ragazzi vengono piuttosto educati come solisti. Una sana educazione alla condivisione, al gioco di squadra, sarebbe invece la salvezza.

Cosa farai a partire dal 10 di maggio?
Debutterò come regista. Mi è giunta da poco la richiesta di mettere in scena La Serva Padrona di Pergolesi. Dopo tanti anni trascorsi come direttore d’orchestra, è arrivato il momento di esplorare un nuovo linguaggio artistico. Ho in mente una lettura rivoluzionaria di quest’opera e sono felice di poterla realizzare. So che verrai alle prove e mi chiederai di render conto di certe scelte inconsuete. Ci rivedremo dunque al concerto del 9 maggio in Herkulessaal e poi in teatro.

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