Di cosa parlo? Del referendum costituzionale previsto per il 4 dicembre. Su Facebook e altri social network se ne parla su vasta scala. La cosa curiosa, dal mio punto di vista, è che in internet se ne discute quasi fosse una questione vitale, mentre nella vita reale aleggia un forte menefreghismo. Questo è confermato dal referendum sulle trivelle. Lontano dall’Italia mi sono quasi appassionato a questa campagna tra le ragioni del sì e del no, ma poi scopri che a malapena il 30% degli aventi diritto si è recato alle urne. Poi ho chiesto ai miei conoscenti e familiari. Come immaginavo sono caduto vittima di un atteggiamento tipico di molte persone: ingigantire ed esagerare i fatti. Chiaro che la questione delle trivelle è stata seria ed importante, ma i fatti devono essere presentati in maniera realistica.
Nel caso del referendum costituzionale mi sono un po’ informato. So già che se ne parla dappertutto, quindi tu che leggi forse penserai che riempio questa pagina di fatti conosciuti e ripetuti. In realtà no, perché ho cercato di scavare nella storia della Repubblica Italiana per
trarre delle possibili conclusioni. Innanzitutto perché periodicamente si tenta di modificare la Costituzione, definita una delle più belle? Uno penserebbe che il Presidente del consiglio sia un furbone e vuole fare i propri interessi. Prima di arrivare a questa conclusione scontata e priva di basi serie, bisogna però dare ragione al “furbone”. Già negli anni ‘60 molti esperti della Costituzione lamentavano il fatto che il ruolo del Premier sia estremamente ridotto. Se guardiamo i fatti, il Premier era succube del proprio partito, del sistema bicamerale e dei partiti di coalizione. Detta in modo più concreto, ai tempi della DC si avevano governo che duravano mediamente a malapena un anno. Bastava un piccolo bisticcio e la maggioranza andava a pezzi. Il Presidente del consiglio non aveva alcun potere e non poteva fare altro che constatare la situazione. Il Premier era più un notaio. Ma la cosa era per certi versi a fin di bene: così si evitava che il Premier avesse un potere eccessivo, in quanto la memoria del potere quasi illimitato di Mussolini era ancora viva.
D’altro canto l’instabilità governativa comporta anche che gli investitori esteri siano poco motivati ad investire in Italia. Se ogni anno cambia governo o, meglio, cambiano le regole pochi sono intenzionati a rischiare di immischiarsi nella giungla burocratica italiana. Per quanto si cerchi di pubblicizzare l’Italia come paese del buon cibo, del design ecc… Ma se l’amministrazione sembra disordinata e poco lungimirante, nessuno pensa di far carriera in Italia.
Forse il sì potrebbe aiutare a dare un’immagine migliore dell’Italia? Forse. Ma c’è chi si oppone. Uno penserebbe che coloro che sono per il no, siano allora dei masochisti. In realtà ci sono buoni motivi per opporsi alla modifica costituzionale. Visti tempi che corrono, dove qualcuno riceve non troppo casualmente un aiutino, la riforma risulta quindi ambigua. Si vuole snellire la giungla legislativa romana o invece dare via libera ai soliti per potere agire illegalmente ed indisturbatamente? Inoltre pare che la riforma intenda ridurre il potere alle Regioni. Spesso capita infatti che le leggi regionali contrastino quelle nazionali o persino quelle europee. L’intenzione è quella di evitare quindi ricorso al TAR o in cassazione. Il problema però è che così si elimina quel briciolo di autonomia, a cui le Regioni sono particolarmente legate. Per fare un esempio, grazie all’attuale sistema il Veneto riesce a gestire autonomamente il sistema sanitario, che risulta uno dei migliori in Italia. Se venisse ipoteticamente eliminato questo giro, si correrebbe il rischio che l’efficienza sanitaria di alcune regione resti vittima degli sprechi di altre regioni. Questo perché è possibile che la base regionale del sistema sanitario nazionale potrebbe essere eliminato e centralizzato.
Oltre a ciò, il Presidente del consiglio avrebbe maggiori poteri e quindi non sarebbe più succube del proprio partito e dei proprio alleati. La cosa sembra accattivante, però se leggiamo i fatti di cronaca, possiamo osservare che troppo frequentemente chi ha posizioni di potere tende a dare degli aiutini a qualche alleato. Poi si indaga e si scopre un giro virtuoso di amicizie e parentele che lasciano esterrefatti.
Arrivato ora alla conclusione, possiamo dire che indipendentemente da quanti andranno a votare, il Referendum del 4 dicembre sia molto interessante, perché determinerà il futuro amministrativo dell’Italia.

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