L’UE approva la direttiva sul diritto d’autore

Il riconoscimento dei diritti d’autore è senz’altro una pietra miliare della storia della cultura e si affermò in tappe successive nel corso dell’800. Esso consente anche a persone non agiate di contribuire alla produzione letteraria, artistica e musicale senza correre il rischio di restare senza mezzi. Da questo punto di vista esso è universalmente riconosciuto, tutelato dalle leggi ed oggetto di numerosi processi e contenziosi giudiziari. Nei giorni scorsi abbiamo assistito però a diverse manifestazioni contro la nuova legge sui diritti d’autore in internet che recentemente è stata approvata dal Parlamento Europeo con 348 voti favorevoli e 247 contrari. Il problema creato dalla legge non è il riconoscimento di tali diritti, bensì la maniera in cui lo si vuole imporre in internet.

Gli articoli 11, 12 e 13 prevedono l’introduzione di filtri Upload, cioè di algoritmi che escludano automaticamente tutti i contenuti che „non quadrano“ con i criteri in esso programmati. Con ciò il Parlamento Europeo delega il potere di giudicare (che spetterebbe a un tribunale, con tutte le garanzie democratiche) a un impersonale algoritmo, di quella stessa specie che in certi siti internet scelgono ai cuori solitari il partner ideale in cui innamorarsi in 3 minuti e 44 secondi. Così si mette a repentaglio il principio della libertà di informazione del cittadino, che è uno dei più odiati in tutti i regimi politici antidemocratici e illiberali, e certo che la politica europea non ci fa una bella figura davanti ai suoi futuri elettori. Bisogna chiarire che il diritto d’autore non è fondamentalmente in contrasto con la libertà d’informazione, lo è però in questo caso per motivi contingenti. Neppure tutti i tribunali del mondo potrebbero tenere sotto controllo l’enorme massa d’informazione che attraversa la rete.

Però se affidiamo la gestione di un diritto ad un algoritmo, a questo punto si aprono le prospettive terrificanti descritte nel libro Homo Deus in Yuval Noah Harari, secondo cui in futuro saranno gli algoritmi a decidere tutto per noi: tutto il potere agli algoritmi! Non decideranno al nostro posto soltanto con chi sposarci oppure no (forse qui ci vorrebbe una nuova legge europea), ma se mandarci a sbattere contro un albero per non investire un cerbiatto, quale libro leggere e quale no, se farci una terapia piuttosto che un’altra, eccetra eccetra. Anzi, si potrebbe affidare a un algoritmo anche l’amministrazione della giustizia, eliminando avvocati e magistratura, con enorme risparmio di tempo e di denaro: una sentenza potrebbe venire emessa in una frazione di secondo, una volta il computer sia stato programmato con tutti i dati del caso in questione. Il suicidio dell’umanesimo, teorizza Harari; questa legge europea ne è solo un segnale d’inizio. I deputati CDU-CSU hanno votato a favore, e poi hanno machiavellicamente dichiarato ai loro elettori infuriati di essere contrari all’introduzione dell’algoritmo che essa impone. Chissà cosa risulterà alle elezioni europee.

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