Wolfsburg centrale Volkswagen per tre anni sotto controllo dell’ EPA ente americano per la salvaguardia dell’Ambiente

In Germania il possesso di un’auto di marca di prestigio sta perdendo parte del suo prestigio e soprattutto tra i giovani non è più tra i più ambiti status-symbol com’era prima che esplodesse il dibattito sulle pericolosi emissioni dei gas di scarico dei motori diesel.

Lo scandalo del dieselgate Volkswagen ha evidenziato in Germania una preoccupante assenza di validi controlli ambientali che, secondo il parere dei partiti di opposizione della coalizione governativa Cdu-Csu-Spd, sarebbe stata resa possibile dall’organizzata tendenza dell’apparato statale a minimizzare le conseguenze dell’inquinamento ambientale provocato dalle emissioni dei gas di scarico delle auto diesel.

Un processo che per molti anni avrebbe visto un’insana alleanza tra industria automobilistica tedesca e il KBA – l’ente federale competente per l’assegnazione e il controllo delle autorizzazioni nazionali di circolazione degli autoveicoli. Secondo la maggior parte degli osservatori, in fatto di politica ambientale il KBA si sarebbe lasciato degradare a braccio allungato dei produttori delle varie marche automobilistiche tedesche.

Comunque sia, a giudicare dai particolari sinora emersi nel dieselgate, in fatto di controllo dell’Ambiente riesce difficile fare paragoni tra il debole grado di autorità dimostrato sinora dall’ente tedesco addetto alla difesa del settore ambientale (Umweltschutzbehörde) con quello decisamente più prestigioso e sovrano delle autorità ambientali americane dell’EPA (Enrironmental Protection Agency) in assenza della quale i cittadini europei avrebbero continuato ancor oggi a credere al mito del diesel pulito.

Divieti di circolazione

In Germania nelle grandi aree urbane e in ampie zone industriali il grado d’inquinamento dell’aria ha raggiunto un livello insostenibile sul lungo termine. Da molti anni a questa parte la Commissione Ue di Bruxelles ammonisce regolarmente il governo di Berlino invitandolo a favorire con un’inversione di tendenza nella industria automobilistica tedesca. Va da sé che in caso contrario non sarà possibile evitare la limitazione della circolazione nelle grandi città dei molti milioni di auto equipaggiate con un vecchio diesel manipolato. Auto a ben vedere illegali in quanto non conformi alle norme per la difesa dell’Ambiente che i Paesi facenti parte dell’Unione Europea si sono dati democraticamente.

Il tema degli ormai incombenti divieti di circolazione nelle grandi aeree urbane è motivo di grande preoccupazione per tutti coloro che in Germania posseggono un vecchio modello di auto a motore diesel. Attualmente non si sa ancora bene quali grandi cittá potrebbero essere colpite per prime dalle restrizioni e soprattutto non si ha ancora chiarezza su chi, sui proprietari dell’auto o sulla casa produttrice, ricadranno i costi dell’inevitabile aggiornamento dei motori inquinanti. Sinora la Volkswagen ha fatto capire che a pagare il conto, tutto sommato limitato si assicura, sarà il proprietario dell’auto e che la casa di Wolfsburg non darà una vera e propria garanzia per i problemi che potrebbero sorgere in seguito all’intervento tecnico in fatto di consumo e di efficienza. È necessario, così sostiene l’industria tedesca dell’auto, che tutto avvenga in un clima di una reciproca fiducia. Belle parole che però alla prova dei fatti potrebbero dimostrarsi anche aria fritta,come si suol dire. Qualcosa, comunque, sta cambiando grazie alle pressioni esercitate sulla Germania da parte delle autorità europee di Bruxelles e anche in seguito agli eventuali ripensamenti del vertice di Wolfsburg che non può non reagire alla perdita d’immagine di una marca automobilistica mondiale che fino a due anni fa sosteneva nelle sue campagne promozionali di avere il motore più pulito al mondo. Parlando di grandi città, sui cui centri incombe a partire dal 2018 il pericolo di un divieto di circolazione, si fanno i nomi di Stoccarda e di Monaco di Baviera e poi anche i nomi di Reutlingen, Kiel, Amburgo, Düsseldorf, Heilbronn, Darm-stadt, Ludwighafen e Wiesbaden. Un’inchiesta che il settimanale Stern ha affidato all’istituto di ricerca Forsa dà una maggioranza del 59% a favore del divieto di circolazione per i diesel che nei grandi centri cittadini. Questo per tutte le auto diesel che non sono in grado di rispettare la norma Euro 6 nelle giornate invernali di forte inquinamento atmosferico.

La WHO (Wordl Health Organization) non lascia dubbi sulla pericolosità delle emissioni dei motori diesel, le quali sarebbero causa di molte malattie cardio-circolatorie e anche all’origine di molti tumori maligni. Sempre secondo l’Organizzazione mondiale per la Salute, ogni anno in Germania circa 75.000 persone muoiono prematuramente in seguito alle polveri sottili emesse dai motori diesel.

Mandati d’arresto Vw

Negli Usa il gruppo Volkswagen si è deciso a pagare penalità e risarcimenti per oltre due decine di miliardi di dollari ma sotto l’aspetto giuridico lo scandalo del dieselgate è tutt’altro chiuso.

Le autorità americane hanno ora emesso un mandato di cattura internazionale contro cinque ex manager Volkswagen accusati di aver violato le norme americane sulla difesa del clima, avendo contribuito a sviluppare e ad installare sulle auto il software che consentiva di abbassare l’emissione dell’ossidio di azoto (NOx). È escluso che il governo di Berlino decida di estradare i cinque indagati, i quali però non potranno però più varcare i confini della Germania senza correre il pericolo di essere fermati e consegnati alle autorità giudiziarie americane per violazione le norme ambientali Usa.

Per concludere: a un particolare aspetto del compromesso firmato negli Usa dalla Volkswagen in gennaio si è dato sinora poco o nessun risalto. Infatti, accanto alla multa miliardaria la Volkswagen ha dovuto impegnarsi, sotto il controllo triennale di un team americano operante all’interno della centrale di Wolfsburg, a modificare la sua struttura aziendale in modo che non sia più in grado di attuare un’illegale e segreta modifica di un motore con il risultato che alla fine tutti, manager e operai, possano dire “Io ne non sapevo niente!”.

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