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La Prima Conferenza per la Transizione Oltre i Combustibili Fossili (Santa Marta, Columbia, 24-29 aprile 2026) ha compilato un „manuale di istruzioni“ di pratiche, di strumenti finanziari, di cooperazione, idee e tecnologie per attuare la decarbonizzazione. Anche se gli scenari di guerre nel mondo hanno fatto scivolare in secondo piano il grande tema del cambiamento climatico, la questione c’è ed è diventata più urgente e palpabile con la chiusura del canale di Hormuz a causa della guerra fra Stati Uniti e Iran. Dunque, praticare alternative al fossile è anche un’urgenza economica. Ogni giorno di guerra costa all’Europa mezzo miliardo di euro.

Si è chiusa ieri (29 aprile) a Santa Marta in Colombia la Prima Conferenza per la Transizione Oltre i Combustibili Fossili, organizzata dalla Colombia e dai Paesi Bassi, alla quale hanno partecipato più di 50 Paesi, fra cui Italia, Germania, istituzioni, mondo accademico, diversi attori sociali: da organizzazioni ambientale e non governative, a popolazioni indigene, dalla società civile, al settore delle imprese private.

L’idea che ha dato vita a questo vertice internazionale è che non dobbiamo più discutere se fare una transizione, ma su come farla, come ha detto Mary Robinson, ex presidente dell’Irlanda, una delle persone più impegnate e voce autorevole nel percorso di transizione dalle energie fossili: petrolio, gas e carbone.

L’esito deludente della COP (Conference of the Parties) di Belém, in Brasile, alle porte dell’Amazzonia lo scorso novembre, ha dato lo sprone per trovare una modalità di cooperazione internazionale al fine di praticare soluzioni di energia alternativa. Questa conferenza non è nata in contrapposizione alle COP ma per essere sostegno ed affiancarsi strategicamente ad esse, certamente nell’intento di influenzarne l’agenda e le trattative.
Le COP, la prossima si terrà in Turchia il prossimo novembre, sappiamo che sono negoziati climatici delle Nazioni Unite e si basano sul principio del consenso generale. Ora, i cosiddetti petrostati hanno fortissimi interessi a rallentare la decarbonizzazione, a mantenere lo status quo e fanno ostruzionismo, anche negando o relativizzando la crisi ambientale.

Allora il summit internazionale in Colombia si è proposto come laboratorio di idee praticabili che i governi e le amministrazioni dei Paesi possono concretamente attuare per avviare o consolidare l’uscita dal fossile come principale fonte energetica e, fattore non secondario è che questo processo tenga conto della sostenibilità sociale ed economica della transizione, ovvero che non metta a rischio posti di lavoro e la vita delle comunità.

Collaborazione e coordinazione internazionale, sostenibilità finanziaria ed economica della decarbonizzazione e percorsi di attuazione che siano partecipativi, sono in sintesi i punti fondamentali del summit, una visione globale e di rete orizzontale, ossia radicata nei contesti umani.

Cinque sono i punti chiave che riassumono il lavoro e il progetto di questo summit. Si tratta di gruppi di lavoro che opereranno su diversi livelli per promuovere la transizione per l’abbandono del fossile. Vediamoli in sintesi.

Innanzitutto si è costituito un gruppo scientifico con il compito di fornire consulenza alle nazioni su azioni concrete e sviluppare piani operativi in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Questi piani sono volti a rimuovere ostacoli giuridici, finanziari e politici alla transizione energetica. 

Poi c’è un gruppo di coordinamento internazionale per rafforzare i legami fra le varie iniziative internazionali evitando i doppioni, cioè che diversi gruppi facciano lo stesso lavoro all’insaputa dell’altro. Il gruppo garantirà anche continuità fra la prima conferenza e la prossima nel 2027. Il gruppo collaborerà anche con la COP30 (quella del 2025 di Belém) e nei prossimi incontri ONU sul clima a Londra e a New York. L’obiettivo è esercitare un’influenza nel definire priorità e contenuti della prossima COP, in Turchia.  

Tre altri gruppi di lavoro individueranno le opportunità di collaborazione fra gli Stati per superare la dipendenza dal fossile. Uno opererà per favorire la cooperazione internazionale, mettendo in contatto i Paesi con il gruppo di esperti e con l’alleanza internazionale NDC che offre supporto tecnico, accesso di finanziamenti eccetera.
Un secondo gruppo si occuperà degli aspetti economici e finanziari che frenano la transizione al fine di proporre soluzioni che sblocchino investimenti nelle energie pulite. Ciò significa anche affrontare i nodi legati al debito dei Paesi e spostare gli attuali incentivi finanziari dal fossile alle fonti di energia rinnovabile. Questo gruppo lavorerà in collaborazione con l’IISD che è l’istituto internazionale per lo sviluppo sostenibile.
Il terzo gruppo, dall’approccio più geopolitico, si rivolgerà sia ai Paesi importatori di fossile che a quelli esportatori nell’idea che anche questi ultimi debbano essere coinvolti in un processo di transizione equa. Questo gruppo lavorerà in collaborazione con l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Lo spettro di azione sarà mettere in relazione produttori e consumatori di combustibili fossili; decarbonizzare gli scambi commerciali; costruire un sistema di commercio globale progressivamente libero dai fossili; garantire che la transizione sia equa, centrata sulle persone e sostenibile per i territori; affrontare la perdita di entrate dei Paesi esportatori; rafforzare la sovranità energetica.

Infine, la prossima Conferenza internazionale nel 2027 sarà organizzata anch’essa da due Stati, Tuvalu (stato insulare polinesiano), dove si terrà la conferenza principale, e Irlanda che ospiterà l’incontro preliminare. Due Paesi insulari, bagnati da due oceani, sappiamo che il cambiamento climatico mette a rischio molte isole e coste. Il tandem organizzativo sottolinea la collaborazione internazionale perché il cambiamento climatico è la questione che unisce tutto il mondo dal Nord al Sud e va contenuto insieme.