
Le Maschere di Stoccarda, la sua seconda famiglia
È ormai da tre decenni che Maria De Falco, più nota col cognome del marito Biagio Tufano, calpesta diversi palcoscenici italo-tedeschi con l’affermata Compagnia Le Maschere di Stoccarda, fondata 40 anni fa dal noto regista Angelo Attademo, egregiamente affiancato da Giuseppe Sassano. Maria Tufano incarna in modo esemplare il suo ruolo centrale di donna nelle commedie napoletane, portate finora in scena. Infatti, con naturalezza, esprime forza, intelligenza e capacità di gestire le avversità in quanto pilastro della famiglia.
Maria manifesta con semplicità quella forza e resilienza intrinseche in figure come la Concetta di “Natale in Casa Cupiello” o Filomena Marturano. Sono figure che incarnano donne che “portano i pantaloni” in casa, sopperendo alle mancanze maschili.
Come Edoardo amava ricordare: Le donne sono motore di cambiamento, capaci di unire il dramma all’ironia e perciò protagoniste e strateghe del proprio destino. Questo, per la verità, è anche quanto Maria esprime nella vita di emigrata. Infatti a 19 anni, contro la volontà dei genitori, impiegati in una fabbrica governativa di scarpe, lascia la sua Saviano (Napoli) per raggiungere a Selb Stadt (Baviera) la sua sorella maggiore Lucia e suo zio Antonio. Sotto sotto però, la decisione era dettata dal cuore, promesso a Biagio Tufano col quale ha poi contratto matrimonio e avuto a Stoccarda tre figlie, e nel frattempo 5 nipoti. Al ruolo di moglie e mamma nel 1997 Maria sprigiona la voglia di tuffarsi, per la verità con successo, nell’intrattenimento teatrale trovando nella Compagnia Le Maschere di Stoccarda egregiamente guidata dal fondatore Angelo Attademo e del co-regista Giuseppe Sassano, il crogiuolo della rappresentazione teatrale napoletana.
Il ruolo assegnatole fu di Florenza in “Uomo e Galantuomo” di Eduardo De Filippo un ruolo di secondo piano, ma ricco di emozioni per la debuttante Maria e per di più non a Stoccarda ma a Colonia.
Maria ricorda così il suo primo impatto col grande pubblico:
C’erano emozione, timore e anche tanta adrenalina. Ma una volta entrata in scena, tutto il resto passò in secondo piano, facendomi guidare dall’energia del momento.
Hai mai temuto di non farcela?
Sì, come credo che capiti a chiunque ami davvero ciò che fa. Ci sono stati momenti di insicurezza, ma proprio quelli mi hanno aiutata a crescere, a impegnarmi di più e a credere nelle mie possibilità.
Quanto tempo ti è stato concesso per coniugare testo, portamento, movimenti e gesticolazioni in scena?
Il tempo varia a seconda dello spettacolo; ma in generale il lavoro richiede settimane, a volte mesi di prove costanti. Non si tratta solo di memorizzare il testo, ma di trovare equilibrio tra parola, gesto e presenza scenica.
Ti è stato congeniale immedesimarti nei personaggi che ti sono stati assegnati?
In molti casi sì, perché ogni personaggio lascia sempre qualcosa dentro. Alcuni li senti immediatamente vicini, altri richiedono uno studio più profondo, ma proprio questa ricerca rende il lavoro dell’attore così affascinante.
Ti ricordi come andò la tua “Prima”?
La mia “Prima” fu un’emozione indescrivibile con un pubblico di trecento persone. Avevo il cuore che batteva fortissimo, ma anche una gioia immensa. Alla fine dello spettacolo, sentire l’applauso del pubblico fu una soddisfazione che non dimenticherò mai.
Nei trascorsi 40 anni, quante parti teatrali hai voluto o dovuto recitare?
In quarant’anni di teatro ho interpretato numerosi ruoli, ciascuno diverso dall’altro. Alcuni li ho sentiti subito miei, altri sono stati una sfida; ma tutti hanno contribuito alla mia crescita artistica e personale.
Quali sono state le più impegnative e quali le più divertenti, apprezzate dal pubblico?
Le più impegnative sono state nel ruolo di Filomena Marturano e Napoli Milionaria di Eduardo De Filippo sicuramente quelle che richiedono una forte intensità emotiva o una costruzione scenica molto precisa. Le più divertenti sono: Miseria e Noblita e come si Rapina una Banca; spesso quelle comiche, riescono a creare un contatto immediato con il pubblico e a lasciare un ricordo speciale.
Con la crescita della popolarità è cresciuta o diminuita la febbre del palcoscenico?
La febbre del palcoscenico non scompare mai del tutto. Forse con l’esperienza si impara a gestirla meglio, ma l’emozione resta sempre. Ed è proprio quella a dare autenticità a ogni esibizione.
Di quanto tempo hai bisogno per imparare e memorizzare bene testo e comportamento del ruolo che ti viene assegnato?
Dipende dalla complessità del ruolo. In genere ho bisogno di tempo per entrare davvero nel personaggio: non basta imparare le battute, bisogna comprenderne il carattere, i tempi, i silenzi e il modo di stare in scena.
Ti sei mai impappinata?
Sì, è capitato, come può succedere a qualunque attore. Ma il bello del teatro è anche questo: bisogna saper andare avanti con prontezza, senza perdere la concentrazione.
Hai mai fatto ricorso alla suggeritrice?
In qualche occasione sì, soprattutto agli inizi. La suggeritrice rappresenta una sicurezza importante, ma con l’esperienza si acquisisce maggiore padronanza e fiducia in sé stessi.
Nella compagnia siete una trentina di componenti fra uomini e donne. Siete voi a scegliere i personaggi o ci pensano i due registi Angelo Attademo e Giuseppe Sassano?
La scelta dei personaggi spetta ai registi che conoscono bene ogni componente della compagnia e sanno valorizzare al meglio le caratteristiche di ciascuno. È un lavoro fatto con attenzione, equilibrio e grande competenza.
Ci sono gelosie per l’assegnazione delle parti?
In un gruppo numeroso possono esserci sensibilità diverse, ma nella nostra compagnia prevale sempre il rispetto reciproco e la consapevolezza che ogni ruolo è importante per la riuscita dello spettacolo.
Qual è lo spettacolo che ti ha colpito di più e perché?
Ogni spettacolo lascia qualcosa, ma ce ne sono alcuni che restano più impressi come Filomena Marturano una storia commovente e impegnativa perché ti coinvolge profondamente, sia sul piano emotivo che umano. Quelli che ti mettono alla prova sono spesso anche quelli che ti regalano le soddisfazioni più grandi.
La vostra ormai nota Compagnia si è esibita in diverse città della Germania. Avete recitato anche in Italia?
Sì, oltre a esserci esibiti in diverse città della Germania, abbiamo recitato anche in Italia, e in particolare a Sorrento. È stata un’esperienza molto bella e significativa, perché portare il nostro teatro anche lì ci ha regalato emozioni forti e un contatto speciale con il pubblico.
Hai avvertito differenze di comportamento del pubblico?
Sì, qualche differenza si percepisce. Ogni pubblico ha una sua sensibilità e un suo modo di manifestare apprezzamento, ma in generale ho sempre trovato grande attenzione, affetto e partecipazione.
La recita ti ha cambiato un po’ la vita?
Sì, il teatro mi ha cambiata molto. Mi ha insegnato a conoscere meglio me stessa, a vincere timidezze e paure, e soprattutto mi ha dato l’opportunità di vivere emozioni autentiche e condivise.
A che cosa stai lavorando?
In questo periodo sto continuando a dedicarmi con passione alle attività della Compagnia e ai nuovi progetti teatrali, con l’entusiasmo di sempre e il desiderio di offrire al pubblico spettacoli sempre più curati.
Durante le pause fra una commedia e l’altra, ti manca qualcosa o sei contenta di non essere sotto stress?
Durante le pause, da una parte è piacevole potersi rilassare un po’, ma dall’altra il teatro manca sempre. Il palcoscenico crea una sorta di nostalgia, perché recitare non è solo un impegno, ma una vera passione.
Avete già individuato la vostra prossima sfida?
Sì, stiamo già guardando avanti con entusiasmo. Ogni nuovo spettacolo rappresenta per noi una sfida importante, perché significa rimettersi in gioco, studiare, provare e cercare sempre di offrire qualcosa di bello e coinvolgente al pubblico. È proprio questo che tiene viva la passione per il teatro.
Spostamenti, allestimenti, sale, costumi e scenografie hanno indubbiamente dei costi. Gli introiti sono sufficienti per affrontare i costi?
Mettere in piedi uno spettacolo comporta certamente molte spese, tra spostamenti, costumi, scenografie e organizzazione. Gli introiti aiutano, ma non sempre sono sufficienti a coprire tutto. Dietro ogni rappresentazione, infatti, ci sono anche sacrifici, impegno e tanta passione da parte di tutta la compagnia. Proprio per questo, ogni risultato raggiunto ha per noi un valore ancora più grande.


























