Nella foto da sx: Bonsignore, Jaci, Achenbach, Olivadese, Venturelli, Doimo

ACLI Karlsruhe e Deutsch-Italienische Gesellschaft di Karlsruhe hanno commemorato il 30 novembre 2018 il loro rispettivo anniversario

Il festeggiamento di un anniversario, spesso e volentieri, si riduce ad un semplice raduno di nostalgici che guardano nel passato con la speranza che non cambi nulla – o quasi nulla – in futuro. Non è così per le ACLI di Karlsruhe (50 anni) e la Deutsch-Italienische Gesellschaft (70 anni) di Karlsruhe, due associazioni che non solo possono guardare con orgoglio nel passato per aver contribuito a far integrare gli italiani in Germania, ma che hanno formato un nucleo ricchissimo di incontri per i nostri connazionali che continuerà ad avere una cospicua importanza anche nei prossimi anni. Dopo un breve intervento introduttivo da parte del presidente della DIG Horst Achenbach, fervente ammiratore della cultura italiana e promotore di innumerevoli iniziative per avvicinare la cultura italiana a quella tedesca, il signor Venturelli ha raccontato, servendosi di una dettagliata documentazione dell’archivio del comune di Karlsruhe, alcuni fatti storici relativi all’immigrazione italiana nella Fächerstadt.

In seguito, a far presente la storia dei primissimi italiani arrivati dal nostro paese, sono stati cinque testimoni a raccontare le loro esperienze: “Arrivai nel lontano 1968, avevo soltanto 22 anni e non parlavo una parola di tedesco. Notai con stupore i tetti delle case, molto diversi rispetto a quelli nel mio paese. Inoltre rimasi a bocca aperta nel vedere per la prima volta nella mia vita un bosco!”, racconta il signor Bonsignore di Bronte. Poi aggiunge: “Guadagnavo 400 marchi al mese e pagavo 50 marchi per l’affitto. Per l’azienda che mi assunse il 7 ottobre del 1968 lavorai addirittura 25 anni. Mi sono sempre trovato bene!”. Poi tocca al signor Jaci, che spiega ai presenti ospiti le sue difficoltà iniziali in Germania: “Non era facile arrivare a 17 anni e non conoscere nessuno. Abitavo con mio padre e altre 12 persone in un’appartamento di tre stanze e guadagnavo 2,99 marchi all’ora!”. Poi, senza nascondere una certa emozione, aggiunge: “L’emigrazione l’ho vissuta come un trauma. Solo dopo alcuni anni, anche grazie alle iniziative anche sportive, come il torneo di calcio Coppa Italia organizzato dal Consolato, ci siamo ambientati”. Con molto orgoglio è intervenuto il signor Olivadese, presidente delle ACLI Karlsruhe: “Ho 82 anni e arrivai a soli 24 anni dalla Calabria. Conobbi in seguito mia moglie, con la quale ho avuto cinque figli. Mi sento oramai cittadino di questa città e mi sono perfettamente integrato in Germania. Solo 25 anni fa ho iniziato a lavorare con l’ACLI, un’associazione che da sempre ha aiutato tantissimi connazionali, svolgendo un lavoro di supporto sociale fondamentale”. Infine il signor Doimo, gelatiere di Conegliano Veneto e figlio della seconda generazione di immigrati, ha spiegato l’importanza dei bar e delle gelaterie italiani sul territorio tedesco: “A quei tempi, come mi raccontano tutt’oggi alcuni miei clienti, esistevano soltanto alcuni pub che venivano frequentati esclusivamente da uomini. Ecco perché le gelaterie hanno avuto un notevole successo: venivano molte donne con i loro figli, era per loro un modo per uscire dalla vita quotidiana” – insomma, una sorte di piccola rivoluzione sociale, che ha cambiato in maniera consistente il volto di molti centri delle città tedesche. A chiudere la serata è stato Duilio Zanibellato, presidente delle ACLI Germania, che ha esposto la funzione delle ACLI sul territorio tedesco e sottolineato l’impegno di questa associazione soprattutto nel promuovere i corsi formativi e di lingua per i lavoratori italiani.

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