Chirurgia usi ed abusi. Aspetti psicologici da non sottovalutare prima di affrontare un intervento chirurgico

È opinione comune che la chirurgia plastica riveste oggi un ruolo completamente diverso rispetto a quello di molti anni fa. Definita chirurgia dei Vip per gli elevati costi, si è trasformata poi negli anni fino a diventare accessibile praticamente a tutti anche grazie a dei colleghi chirurghi „sciacalli“ che, in alcuni casi, pur di accaparrarsi clienti sono disposti a svendersi ed in altri (ancora peggio) ad utilizzare prodotti non di eccellente qualità. Sebbene oggi sia diventato praticamente semplice avvicinarsi a questo mondo di „bellezza apparente“ è opportuno come per ogni cosa „definitiva“ fare sempre le adeguate considerazioni prima di affrontare un intervento chirurgico. È proprio questo il punto, gentili lettrici ed attenti lettori, chi si sottopone a rimodellamenti corporei estetici e/o plastici, di piccola o grossa entità, sta subendo un „vero intervento chirurgico“ che, come è noto, non è esente da controindicazioni relative ed assolute e legato a rischi di varia natura che possono verificarsi intraoperativamente o anche successivamente all’intervento stesso. La facilità con cui si ricorre a questo tipo di chirurgia oggi mette in serio pericolo le innumerevoli persone che la richiedono ed il sentito dire, il consiglio dell’amica non sono certo il miglior modo di procedere. Il primo passo razionale è avere la piena consapevolezza che quello che si affronterà lo si vuole per davvero; bisogna infatti essere pienamente motivati e non precipitosi. Questa „correzione“ chirurgica potrebbe anche non soddisfare completamente le aspettative e far ricadere nello sconforto se non in depressione il paziente stesso. La scelta delle strutture da un lato e quella del professionista dall’altro devono essere un momento importantissimo per evitare ripensamenti ed errori. Centri qualificati con elevati standard di qualità ed igiene e professionisti iscritti all’albo dei chirurghi plastici con documentata esperienza del settore sono senz’altro da preferire. Una cernita tra i professionisti va sicuramente fatta anche per quanta riguarda la sensibilità dello stesso chirurgo alla chirurgia plastica e/o ricostruttiva. Insieme si rifletterà sulla reale necessità dell’intervento, sulle aspettative, sulla qualità dei risultati e sulla sfera psicologica del paziente.

Molte donne, ma anche tanti uomini, adulti ed ancor più giovani negli ultimi anni, chiedono alla chirurgia plastica di correggere un profilo, di dare più personalità ad un volto, di sottolineare una parte del corpo ritenuta inadeguata rispetto ai modelli correnti e ai propri desideri.

Sarebbe intuitivo porre un confine di ragionevolezza fra gli interventi richiesti da malformazioni o incidenti che hanno alterato l’aspetto o la funzionalità di una parte del corpo e quelli che non hanno una funzione terapeutica.

Tuttavia, le cose sono più complesse. La persona vive il proprio corpo come un’esperienza profondamente unitaria, in un continuo rimando di interiorità ed esteriorità. Non sempre, per tante e diverse ragioni, il nostro volto riesce ad esprimere ciò che siamo e ci sentiamo di essere: un naso troppo pronunciato, le orecchie ad ansa, una rete di rughe anzi tempo non sono certo patologiche e dovrebbero, anzi, essere accolte come peculiarità personali, ma talora possono creare disagi, ostacoli alla vita sociale e ansia. Il confine tra giusto e ingiusto potrebbe allora essere posto altrove, risolvendo la dualità ambigua del termine «persona», che in origine indicava la maschera che copriva il volto degli attori nel teatro greco e romano e conferiva loro l’aspetto più appropriato per impersonare, appunto, un ruolo. Si può allora tracciare un confine fra una chirurgia che aiuta un volto ad esprimere con pienezza la verità della persona e una chirurgia che, noncurante dell’interiorità, delle storie, della vita, sa solo creare e ripetere all’infinito maschere senza anima?

Indiscutibilmente, ogni individuo che presenta un’appendicite acuta necessita di essere operato. Al contrario, qualunque persona che non ama la propria figura, le sue dimensioni o l’aspetto del proprio corpo, non deve necessariamente esserlo.

I chirurghi plastici estetici devono pertanto sviluppare la propria abilità nel selezionare i vari pazienti, fatto questo che si rivela meno importante per colleghi di altre branche chirurgiche.

Molti chirurghi sviluppano questa capacità più o meno in maniera intuitiva con il passare degli anni, ma solitamente pagando l’amaro prezzo di dolorose esperienze. Poiché queste capacità intuitive possono essere apprese e affinate con la pratica, esattamente come succede per gli aspetti puramente tecnici che fanno parte della professione di chirurgo plastico, si ritiene che le modalità che condizionano la scelta dei pazienti debbano essere discusse con i tirocinanti come parte integrante del programma di studi relativo alla chirurgia plastica. Se potessimo prendere in considerazione due carriere professionali parallele in chirurgia estetica, una relativa ad un chirurgo di media abilità tecnica ma con una predisposizione all’approccio psicologico molto sviluppata, e l’altra relativa al miglior chirurgo del mondo dal punto di vista tecnico, ma che non bada alla valutazione psicologica del paziente, non avremmo dubbi sul fatto che a distanza di dieci o vent’anni la percentuale media di soddisfazione dei pazienti sarebbe più alta nel primo caso, evidenziando una incidenza minore di traumi psichiatrici legati al postoperatorio.

Le motivazioni costituiscono le ragioni per le quali i pazienti richiedono gli interventi di chirurgia estetica. Le aspettative sono quelle, tanto in termini di risultato fisico che di previsione del cambiamento di vita, che gli stessi pazienti si aspettano dall’intervento. Le une o le altre, nessuna o entrambe, possono risultare realistiche o non realistiche, oppure presentare una via di mezzo. Per esempio, un manager di medio livello potrebbe sentirsi motivato a sottoporsi ad una ritidectomia facciale (mini Face Lifting) unicamente per aumentare le sue possibilità di avanzamento di carriera. Noi sappiamo che ciò costituisce una motivazione sicuramente ragionevole e che questa trova riscontro positivo tra i motivi di soddisfazione postoperatoria ed i risultati postoperatori stessi. Supponiamo invece che le aspettative di questo paziente siano quelle di uscire con un rapido balzo dal formicolante gruppo di migliaia di manager di medio livello per assumere la presidenza di una multinazionale. Mentre la motivazione è sensata, l’aspettativa quasi certamente subirà una delusione.

Il chirurgo estetico dovrebbe, durante i colloqui preoperatori, cercare di capire al meglio le motivazioni e le aspettative dei suoi pazienti. Uno degli aspetti più importanti della consultazione iniziale è costituito dall’accertare cosa il paziente si aspetti dall’intervento (tenendo presente che le sue aspettative possono sconfinare nel miracolismo, che sono spesso basate sul sentito dire e sulle presentazioni entusiastiche dei “media”) e quindi tentare di riportare tali aspettative in linea con la realtà, offrendo al paziente un quadro molto chiaro di cosa un particolare tipo di intervento sia o meno in grado di offrire. Sfortunatamente scoprire le reali motivazioni di un paziente è cosa solitamente più facile a dirsi che a farsi. In primo luogo, pazienti ragionevolmente sofisticati conoscono le motivazioni “serie” che indurrebbero il chirurgo a sentirsi in cuor suo tranquillo e ben disposto ad accettarli nel novero dei “buoni candidati” per la chirurgia. “Vorrei solamente sentirmi meglio con me stesso”, “Vorrei sentirmi in grado di competere sul lavoro, allo stesso livello di persone più giovani ed aggressive”. “Mi sento giovane e forte internamente, e vorrei che l’aspetto esteriore riflettesse ciò che sono veramente”. Tutte queste sono “giuste” motivazioni. Possono essere sincere, possono deliberatamente nascondere altre motivazioni che il paziente ha timore di esporre al chirurgo che potrebbe giudicarle non realistiche oppure “folli”, o il paziente potrebbe credere sinceramente in ciò che dice mentre, in realtà, altre motivazioni irreali possono essere profondamente nascoste in lui ed essere inconsapevoli.

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