Dopo gli scambi di vedute ostili delle ultime settimane, i leader europei si sono incontrati il 20 settembre a Salisburgo, in Austria, per affrontare l’argomento che infiamma gli animi: l’immigrazione

Il tema dell’immigrazione discusso al vertice di Salisburgo – come si poteva prevedere – si è concluso in un nulla di fatto. Nonostante le parole roboanti, con le quali si è aperto lo stesso vertice, in particolare quelle del presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, il quale ha detto che bisogna affrontare il tema dell’immigrazione “senza retorica” e puntare a risolverlo “cooperando tra i diversi paesi, basta al gioco delle colpe sull’immigrazione, non possiamo più essere divisi tra coloro che vogliono risolvere i problemi e coloro che vogliono usarli per un guadagno politico”, tutto è stato rimandato. Interpellato dai cronisti in albergo al termine della cena tra i 28 leader Ue, durata oltre 4 ore, e tenutasi al Felsenreitschule di Salisburgo, il Presidente del Consiglio italiano Conte invece ha detto che: “Ci potrebbe essere l’ipotesi contributo da Paesi non volenterosi” sul tavolo delle trattative come già pensato, “ovvero quelli che non partecipano in termini di sbarchi o in termini di redistribuzione” dei migranti, “versino un contributo finanziario”.

Nel corso della cena si è parlato quasi esclusivamente di migranti, spiega Conte che, interpellato su un titolo da dare alla riunione sottolinea: “Lavori in corso”. “Qualcuno tra i Paesi che non accolgono ha già dato disponibilità”, spiega Conte. Successivamente Conte, rispondendo ad una domanda sul contributo economico per i paesi Ue che non accolgono i migranti, ha detto che è stato considerato anche questo, è una possibilità residuale. “L’importante – ha precisato – è che ci sia un’ampia partecipazione al meccanismo di redistribuzione, altrimenti non ha significato”. “Se iniziamo a parlare del prezzo di un migrante, è una vergogna per tutti”, ha ribadito invece il premier lussemburghese Xavier Bettel, arrivando al vertice europeo di Salisburgo, commentando la possibilità che i Paesi Ue che non accolgono i migranti possano dare un contributo economico. “Non parliamo di mercati, non parliamo di tappeti o di merci. Parliamo di essere umani”, ha aggiunto. Ma al vertice Ue restano comunque le distanze.

Infatti dopo oltre 4 ore di dibattito restano le distanze tra i leader Ue sulla gestione interna dell’immigrazione, mentre i 27 si sono trovati d’accordo sulla necessità di rafforzare il coinvolgimento dei paesi terzi, incluso l’Egitto. Più duro l’italiano Tajani – Presidente del Parlamento Europeo – il quale ha affermato che: “Il governo italiano è isolato, al di là delle frasi di routine non riesce a portare a casa risultati. Non bastano le frasi roboanti”, l’Italia “non ha capito cosa deve fare”. “Non si può più perdere tempo, bisogna prendere una decisione sull’immigrazione approvando la riforma di Dublino, se si fosse fatto prima non ci sarebbe stato il caso Diciotti”, ha aggiunto Tajani. Ma indubbiamente se si fossero fatti passi avanti anche sulla proposta italiana di rivedere il piano operativo della missione Sophia le cose sarebbero state diverse, ma la richiesta sostanzialmente è stata ignorata dai leader. “A cena non se n’è parlato” assicura chi era nella sala. L’ultima idea dell’Europa per porre un argine alla crisi dei migranti, e forse al dilagare dei populismi che banchettano su questo tema, porta il nome di polizia di frontiera europea.

Ma quali saranno le competenze della polizia di frontiera europea?

Si tratterà di creare una vera e propria “Guardia europea delle coste e dei confini”, che avrà ruoli di sorveglianza sul territorio europeo e possibilità di intervento in Paesi terzi, oltre che poteri di partecipazione a operazioni di rimpatrio dei migranti irregolari. Dell’istituzione di una polizia di frontiera europea si parlava da anni, ma molti Paesi si erano detti riluttanti perché temevano di perdere sovranità. Suona quanto meno paradossale che il regalo ai sovranisti si traduca dunque in una cessione di sovranità. E su questo tema è tornato il Presidente Francese Macron (nazione che, non dimentichiamo, ha procurato è procura tutti i guai di parte dell’immigrazione continuando con la sua politica scellerata e colonialista), il quale prima verso i Paesi di Visegrad, poi punta dritto verso l’Italia e agita la sua minaccia: “I Paesi che non vogliono rafforzare Frontex usciranno da Schengen”.

Oggi l’Italia, infatti, è uno dei Paesi più scettici sulla proposta di potenziare la Guardia di frontiera Ue, lanciata da Jean-Claude Juncker e supportata da tutti i principali Stati europei. Continuando poi nell’affermare che: “Quelli che ci spiegano che l’Europa non è capace di mettersi d’accordo, sono gli stessi che creano le crisi e le tensioni”, verrebbe da dire proprio “da che pulpito viene la predica”. Riteniamo quindi che lui debba essere proprio l’ultimo a poter parlare. Ma il capo dell’Eliseo ripete che quella in corso nel Mediterraneo Centrale non è una crisi migratoria, ma una “crisi politica” legata alla “sensibilità italiana”; ecco quindi lo scaricare le proprie colpe su di altri.

La Cancelliera Merkel invece ha affermato che: “La solidarietà flessibile non mi convince”, assicurando che su questo punto – comunque – a Salisburgo non sono stati fatti passi avanti; ed inoltre in Germania si sta verificando l’applicazione della legge che ha ridefinito per i cittadini comunitari la regolamentazione del diritto alla libera circolazione sul territorio federale (BGBl. I S. 2780), e si iniziano a toccare con mano le conseguenze. Secondo una legge del 2017, infatti, i cittadini dell’Unione in Germania da meno di cinque anni che non lavorano, percepiscono sussidi sociali e non sono alla ricerca di un lavoro possono essere espulsi. Diversi casi anche tra gli italiani. Purtroppo chi ci va di mezzo, alla fine della fiera, sono degli essere umani, che scappano da guerre, fame od altro, ma sempre esseri umani. Pertanto ci si augura che i “governanti” non continuino con i soliti bla bla bla!

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