Nella foto: Il ministro tedesco Söder

Cardinale Marx: “Divisione e agitazione” per l’obbligo di affissione della croce in Baviera

Cominciamo con il ricordarci che la croce era uno strumento di tortura riservato ai peggiori criminali dell’epoca romana. I condannati erano fissati con chiodi e corde a due pezzi di legno incrociati e lasciati morire dopo ore e giorni di dolorosa agonia.

Il primo esempio di crocifissione di massa sembra risalire alla rivolta degli schiavi guidati da Spartaco, molto prima della nascita di Gesù. Si racconta che oltre seimila prigionieri furono crocefissi sulla strada tra Capua e Roma.

La condanna a morte sulla croce serviva anche per dire “Non vi permettete mai più, se no vi aspetta questa fine”.

Ai tempi dell’Imperatore Costantino, circa tre secoli dopo la nascita di Gesù, la croce assume per la prima volta una funzione strumentale e diversa dal simbolo puramente religioso, diventando un emblema di battaglia. Costantino raccontò di una sua visione della croce come segno di vittoria, ordinando ai suoi uomini di disegnarla sugli scudi. Ed ecco come la croce cristiana fa ingresso nel mondo della guerra, della tattica politica e del profano in generale.

Dalla croce prenderanno poi nome le crociate iniziate al grido “Dio lo vuole!”. Ed è inutile ricordare quanto sangue innocente fu sparso da uomini che sul petto portavano il segno della croce. Il principio adottato nei secoli sembra essere stato quello de “Il fine giustifica i mezzi”. E se la croce è servita a raggiungere un fine, è stata usata come utile mezzo e buona notte.

E vediamo ora chi, qualche settimana fa, ha avuto l’idea di mettere sulle pagine dei giornali il simbolo cristiano per eccellenza, svolgendo il suo mestiere di politico. Si chiama Markus Söder, di professione Ministro Presidente della Baviera ed è molto preoccupato della “dichiarazione d’identità” del suo Bundesland. Il Signor Söder ha, infatti, disposto che all’ingresso di tutti gli edifici pubblici della Baviera sia affissa una croce che, in questo caso, assume (secondo lui) la funzione di simbolo della cultura bavarese. Markus Söder ha così eseguito la decisione del Parlamento Bavarese, attaccando platealmente sotto i riflettori dei giornalisti una croce nella sala d’entrata della Cancelleria di Stato bavarese e proclamando che “la croce non è il simbolo di una religione” e che, pertanto, non è violato il principio della neutralità.

Ora facciamo un passo indietro. La Cancelliera Merkel, durante il discorso inaugurale del suo nuovo governo federale, dichiarò, fra tante altre cose, che “l’Islam è parte della Germania”, provocando il mal di stomaco al partito gemello della CDU che è, guarda caso, proprio la bavarese CSU.

Il dubbio che la mossa della “croce pubblica” in Baviera sia una risposta alla posizione di apertura della Kanzlerin Merkel verso la cultura dell’Islam viene spontaneo.

La Kanzlerin ha fatto una bella confusione, parlando di una religione in un discorso programmatico di governo e a quanto pare ha provocato reazioni che commettono lo stesso errore, che è proprio la confusione tra l’Etica dello Stato e la pratica religiosa dei cittadini che lo formano.

Un pasticcio che comporta un’inevitabile invasione di campo. E chi occupa l’altro campo, non ha tardato a farsi sentire senza mezzi termini.

Si è alzato, infatti, il vocione del Cardinale Reinhard Marx, che poi non è un Cardinale qualsiasi ma è il Capo della Chiesa Cattolica Tedesca, per altro papabile da una vita. Il Cardinale Marx ha criticato Söder, rinfacciandogli che la decisione sulle croci pubbliche ha provocato „Spaltung und Unruhe“, cioè divisione e agitazione. Questo per quanto riguarda gli effetti della stramba ordinanza di Stato. Il Cardinale ha poi bacchettato il neo eletto Governatore della Baviera anche nella sostanza del suo modo di spiegare il significato della croce, al momento in cui ha asserito che non è certo compito di Söder, e dello Stato in Generale, dare spiegazioni sul significato della croce. Il Cardinale Marx ha anche corretto il politico bavarese, ricordandogli che la croce non è certo un simbolo culturale.

Il mondo cattolico bavarese è quindi rimasto veramente esterrefatto dalla decisione del Parlamento del Land e questo dimostra che non vi sono stati colloqui con gli esponenti delle chiese bavaresi, sia quella cattolica sia quella protestante, prima di passare al voto in assemblea regionale. Si nota anche dalle dichiarazioni del Vescovo ausiliare di Monaco, Weihbischof Wolfgang Bischof, che ha asserito di meravigliarsi molto sul lungo tempo che è servito a Söder per poi ammettere finalmente che la croce è un simbolo religioso.

Il Vescovo ausiliario ha poi chiuso la discussione, asserendo una volta per tutte che la croce non è uno stemma per la Baviera e tantomeno un “Logo per campagne elettorali”.

E allora, la croce che cos’è? Non basterebbe un intero numero del Corriere d’Italia per spiegarlo sotto l’aspetto teologico, storico e sociologico. Lo spazio per azzardare una sensazione però ci resta. E la sensazione è questa. La croce era usata come minaccia: chi afferma verità scomode, chi mette in dubbio il potere dei potenti, chi richiama l’uomo alla sua dimensione spirituale, liberandolo dai ricatti materiali, rischia di essere inchiodato su due assi di legno, una sopra l’altra, fino a fare la più brutta fine che ci si possa immaginare.

Gesù di Nazareth la verità l’ha detta ed è passato per la croce ma noi, cristiani e non cristiani, cattolici o protestanti, ogni volta che pensiamo a quel simbolo, dobbiamo inevitabilmente ricordarci che quello strumento di tortura non è servito a fare tacere la sua voce, non è servito a soffocare la sua verità.

Per il resto, evviva la Baviera con i suoi castelli, l’Oktoberfest e i suoi boccali di birra. A proposito. Ma perché Söder non chiede ai parlamentari del Bayerischer Landtag di venire in parlamento con i Lederhosen per i signori e i dirndl per le signore? E poi un bell’orologio a cucù nella sala plenaria et voilà! Ecco salvaguardata l’identità culturale della Baviera. La croce, la lasci stare al posto suo che dovrebbe essere nei nostri animi e nei nostri cuori.

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