Nella foto: Il ministro dell'economia Robert Habeck. Foto di ©Stefan Kaminski Grüne im Bundestag

Il pericolo di un’ondata di insolvenze sta travolgendo le piccole medie imprese tedesche. I prezzi energetici elevati, i problemi della catena di produzione e la carenza di manodopera qualificata preoccupano molti imprenditori tedeschi

Nei giorni scorsi diverse aziende tradizionali tedesche hanno dichiarato di essere insolventi. Il produttore di carta igienica Hakle, con oltre 200 dipendenti, e il rivenditore di scarpe Görtz, con quasi 2500 dipendenti, hanno dovuto presentare istanza di fallimento. Anche il fornitore di auto Dr. Schneider di Kronach, nell’Alta Franconia, ha presentato istanza di fallimento, qui sono stati colpiti 2000 dipendenti, e il ministro federale dell’Economia Robert Habeck (Verdi) non vede ancora motivi di grande preoccupazione.

Nel programma ARD Maischberger ad Habeck gli è stato chiesto se si aspettasse un’ondata di fallimenti entro la fine del prossimo inverno e lui ha risposto di no. “Si può immaginare che alcuni settori smetteranno di produrre per il momento, come i negozi di fiori, i negozi di alimenti biologici e le panetterie. Queste aziende avrebbero problemi reali se i clienti fossero riluttanti ad acquistare. Allora non sono automaticamente insolventi, ma possono smettere di vendere”, ha detto Habeck.

Ma passiamo alla discussione avuta al Bundestag, nei giorni scorsi, per quanto riguarda il bilancio federale per il 2023, che ha visto volare le scintille. Nel corso del dibattito il leader della Cdu Merz ha accusato il governo della Ampel (Spd, Verdi e Fdp) di portare avanti una politica energetica fallimentare. Mentre il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha respinto le accuse dichiarando che hanno fatto un buon lavoro perché la coalizione dell’Ampel è riuscita a riempire l’impianti per il stoccaggio del gas lasciati vuoti dal governo precedente, forse bisognerebbe ricordare al cancelliere Scholz che anche lui, così come la Spd, faceva parte di quella coalizione, Cdu e Spd guidata da Merkel.

Comunque, il governo tedesco ha presentato un terzo piano di sostegno di 65 miliardi di euro per aiutare le famiglie, tra le altre cose è previsto un tetto al prezzo dell’energia che prevede extra tasse per le aziende che producono energia e che fanno profitto.

Per quanto riguarda le ultime 3 centrali nucleari, di cui due rimarranno attive in stato di riserva per produrre energia in caso di emergenza, il rifiuto del ministro dell’Economia Robert Habeck (Verdi) di mantenere queste ultime collegate alla rete elettrica sta provocando forti reazioni in altri Paesi dell’UE. Svezia e Norvegia fanno parte di queste proteste. In un tweet, il politico svedese Take Aanstoot (Verdi) minaccia di tagliare il “Cavo Baltico”, cioè il cavo ad alta tensione che attraversa il mar Baltico e collega le reti elettriche tedesche e svedesi. “Se la Germania non si assume la responsabilità della propria sicurezza energetica, proporrò al nostro governo di tagliare il cavo del Mar Baltico. La solidarietà funziona solo finché nessuno si fa del male”.

Anche dalla Norvegia arrivano voci simili! Visto che gran parte dell’elettricità norvegese viene esportata in Germania, anche l’elettricità nazionale sta diventando più costosa. Alcuni politici norvegesi esigono ora che le esportazioni di elettricità verso la Germania vengano interrotte fino a quando la crisi energetica non sarà terminata. Mentre l’europarlamentare olandese Esther de Lange (Cda, cristiano-democratica) ha dichiarato: “La decisione tedesca ha una conseguenza molto semplice: la Germania dovrà acquistare più gas sul mercato libero, il che farà aumentare ulteriormente il prezzo per tutti”.

Oggi al Parlamento europeo si parlerà di misure di emergenza contro i prezzi elevati dell’energia. Sono in discussione idee come un tetto massimo di prezzo, una sorta di scrematura dei profitti e l’obbligo di risparmiare energia elettrica. Per Habeck, l’appuntamento sarà difficile perché nell’UE non si capisce bene del perché la Germania stia disattivando le sue ultime centrali nucleari, soprattutto ora, nel bel mezzo di una crisi elettrica, dove ogni megawattora è assolutamente necessaria, si ricorda che secondo l’UE, l’energia nucleare è una tecnologia “verde” – solo che in Germania questo non è accettato dai Verdi.

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