L’on. Mastella, titolare del Ministero della Giustizia del Governo Prodi, nel 2008 fu indagato, insieme alla moglie Sandra Lonardo e all’ex consuocero Carlo Camilleri, dal Tribunale di Napoli, per “associazione a delinquere”, a-vendo, secondo i magistrati, imposto al Presidente della Campania, Antonio Sassolino, la nomina di un amico all’Asi (Agenzia Spaziale Italiana) di Bene-vento, minacciando, in caso sfavorevole, la crisi politica della Regione tramite il ritiro di due assessori del suo partito.

Il rinvio a giudizio, firmato da Maurizio Conte, Giudice dell’Udienza Preliminare, comportò le sue dimissioni da Ministro, pensando di essere indagato “perché sarei stato ‘il capo di un’associazione per delinquere chiamata Udeur, ovvero capo di un partito politico. Vengo rinviato a giudizio ma non mi viene addebitato nessun fatto specifico”. Un ritiro dall’Esecutivo, il suo, cui seguì la caduta del Governo, benché per altri motivi.

Mastella era al corrente della tendenza sinistrorsa di molti magistrati ma, forse, non si rese conto che il motivo principale dell’indagine era il rifiuto della Magistratura della riforma dell’ordinamento giudiziario da lui proposta che, se approvata, avrebbe comportato modifiche in materia di “carriera” dei Giudici e dei Procuratori e di conseguenti valutazioni professionali, grazie alle quali la professionalità del magistrato non sarebbe stata “affermata per presunzioni e solo in occasione dei passaggi di qualifica troppo distanziati o di incarichi specifici”, bensì in base alle “specifiche capacità, doti ed attitudini richieste per l’esercizio delle diverse funzioni”. Disegno di legge poi archiviato.

Il processo a carico dell’ex Ministro è durato 9 anni e si è recentemente concluso con l’assoluzione, in quanto inesistenti le accuse a suo carico. Il che dovrebbe far sperare in una modifica del sistema giudiziario, con una legge che protegga da quella politicizzazione dei Giudici che comporta notevoli problemi nonché danni all’Italia. Come riconosciuto dall’ex-deputato del Pd, Enrico Farinose, secondo il quale il rinvio a giudizio di Mastella causò “la caduta del Governo Prodi dopo nemmeno 2 anni di vita. Le successive elezioni anticipate riconsegnarono l’Italia al centro destra”. Commento che si conclude con una domanda: “E adesso a quei magistrati nessuno dice nulla?”.

Giudici che, evidentemente, non sempre rispettano i diritti dei cittadini, allungando eccessivamente i tempi delle sentenze e mancando spesso di equità, soprattutto nell’ambito della giustizia penale che dovrebbe rispettare la libertà delle persone, la presunzione di innocenza, il diritto alla difesa ed evitare la mortificazione dei processati. Come capitato a Mastella che ha dovuto aspettare 9 anni per riacquistare quel prestigio perso a causa dell’associazione a delinquere e della frode, reati considerati gravissimi per un uomo politico, ma inesistenti.

Vicenda, la sua, tutt’altro che eccezionale per quanto riguarda l’infondatezza delle accuse e, soprattutto, i tempi della giustizia italiana sempre eccessivamente lunghi, quindi inaccettabili, in quanto comportano la perdita della reputazione e del rispetto degli indagati. Lentezze giudiziarie che dovrebbero essere ridotte al fine di non ledere i diritti dei cittadini. Ai quali, se assolti, dovrebbe essere riconosciuto un risarcimento pecuniario da parte di chi lo ha indagato e processato in base a presunzioni di colpevolezza. Indennizzo che, invece, è dato dallo Stato, quindi dai cittadini.

Il che ha spinto Luigi Vimercati, sottosegretario alle Comunicazioni del secondo governo Prodi, a dire: “I magistrati che sbagliano non pagano mai. Anzi di solito fanno anche carriera! … È la regola. E la politica imbelle non ha il coraggio di cambiare la giustizia. A partire da noi, Pd”. Come afferma Claudio Cerasa, direttore del destrorso quotidiano Il Foglio, secondo il quale “non ci sarà mai una sinistra di Governo che potrà risultare credibile se non affronterà un tema che in tutti questi anni nessuno ha avuto il coraggio di affrontare fino in fondo”. Su Twitter, Gianni Riotta scrive che “quella giustizia servì solo a killerare (cioè uccidere) il Governo Prodi e aprire quel che seguì. Caos Italia, purtroppo”. Tanti i commenti sui quotidiani nazionali. Compreso quello di Romano Prodi nell’intervista rilasciata a Paolo Rodari, giornalista del quotidiano di centro-sinistra Repubblica cui ha detto “di non avere assolutamente nulla da dire su un caso di cronaca”. Risposta, la sua, forse dettata dalla convinzione che un Governo di sinistra non affronterà mai il problema Giustizia anche perché spesso ai loro partiti fanno comodo i rinvii a giudizio degli avversari politici, se berlusconiani o di centrodestra, e di sinistra, se considerati avversari.

Il che fa pensare che il caso Mastella non servirà molto a spingere, anche con una maggioranza parlamentare, ad affrontare il problema Giustizia. Per convenienza e per il rischio di perdere voti.

Lascia una risposta