Nella foto: Mamma e bambino. Foto di ©Pixabay

Anche le mamme hanno il diritto di essere stanche

Il mese di gennaio è stato macchiato da un fatto di cronaca molto toccante, mi riferisco alla mamma che si è addormentata mentre allattava dopo 10 ore di travaglio, soffocando il bambino con il suo peso.

Non voglio raccontare la sua storia in quanto ci sono delle indagini in atto e solo l’autopsia può chiarire cosa sia accaduto realmente, ma voglio riflettere sull’essere mamma e di come un’etichetta può cambiare tutto.

Quando aspetti un bambino, se è il primo sei coccolata e immagini quando finalmente lo stringerai. Sogni di cullarlo, le risate insieme e le lunghe passeggiate con il passeggino. Non immagini le notti insonne, le urla e lo sfinimento.

Perché per essere sincere, essere madre è la gioia più grande che ti può capitare nella vita (se no non ne faremmo altri) ma è anche la più stressante.

Se sei “fuori sede” tutto si amplifica, potresti ritrovarti sola a dover imparare a gestire tutto e tutti si aspettano da te che non molli semplicemente perché sei mamma.

Quando stai male non ti è concesso di esserlo, non puoi chiamare i tuoi parenti per farti aiutare, sei andata via tu, non dimenticarlo. Quindi prendi una pastiglia, vestiti, ricordati di metterti il sorriso e svolgi le tue mansioni da Mamma.

Questa parola che era fonte di gioia prima si trasforma in preconcetti che ci stanno stretti. Devi lavorare, pulire e far da mangiare, accudire tuo figlio, pensare a lui in tutte le cose di cui necessita, stare con lui di notte se non dorme e se sta male.

Sapere sempre cosa fare … perché una mamma sa cosa è meglio per suo figlio…

Se questa mamma non lavora per permettere al compagno di lavorare, che tradotto significa occuparsi 100% della casa e della famiglia è anche vista come la mantenuta.

In tutta questa mentalità anni 50 mancano dei termini importanti : solitudine, stanchezza, depressione.

Non bisogna parlare di questo solo se scopriamo che una donna soffoca con il suo peso suo figlio perché stanca e sola.

Bisogna rendersi conto prima e avere l’umanità non l’empatia di aiutarle.

Nonostante viviamo nel 2023 intorno a questa figura fondamentale vivono molti stereotipi e spesso si ha paura anche di infrangere gli schemi chiedendo supporto.

Ricordiamo a noi stessi che non siamo Wonder Woman e ai nostri compagni, parenti, ostetriche e medici, che stiamo vivendo un momento tanto bello quanto spaventoso e noi siamo fragili.

Per fortuna non tutte le famiglie vivono negli anni 50 ma io mi riferisco a loro, ora.

Purtroppo tutto questo rumore intorno a questo racconto mi ricorda quelle storie dove c’è un incrocio pericoloso. Alcuni abitanti si mobilitano contattando i giornali e scrivendo al comune ma vengono ignorati. Un giorno un minore muore. I giornalisti scrivono titoloni e intervistano la madre chiedendo “come ci si sente ad aver perso suo figlio?”. Il sindaco cambia nome alla via con il nome del ragazzo e fa installare finalmente il semaforo. Dopo un mese si rompe e non lo aggiustano più e se ne riparlerà al prossimo morto.

Io spero vivamente che questa storia sia una svolta per la condizione della madre ma penso che sia il solito semaforo che tra un mese smetterà di funzionare.

Non possiamo fare molto per le madri ora ma possiamo educare i nostri figli a rispettare le donne in generale e il ruolo che ricoprono nella società.

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