La Corte di Cassazione (BGH) di Karlsruhe, massimo organo federale di Giustizia, decisa a chiudere per sempre lo scandalo “dieselgate”

Il meccanismo del software in grado di disattivare il controllo del flusso dell’ossido di carbonio (NO2) nei gas di scarico delle auto diesel, adottato da Volkswagen, Daimler e Bmw per più di un decennio, non fu soltanto una “Sachmangel”, un difetto di costruzione, ma anche uno scandalo che continua a causare seri danni all’Ambiente colpendo soprattutto i cittadini delle grandi metropoli. E’ ora, sull’esempio delle autorità americane, che il legislatore tedesco ponga fine a un capitolo che non fa onore al nome e al prestigio dell’industria automobilistica tedesca e a tutto il “made in Germany”.

Sono trascorsi ormai tre anni e mezzo dal settembre del 2015 quando le autorità Usa addette alla sorveglianza dell’Ambiente denunciarono il gruppo automobilistico Volkswagen accusandolo di violare le leggi americane sulla difesa dell’Ambiente. Volkswagen utilizzava nelle sue autovetture con motore diesel un software che sui banchi di collaudo attestava un’accettabile emissione di ossido di azoto (NO2) nei suoi gas di scarico per poi, una volta in strada, superarlo al di là da ogni limite previsto dalla legge per la difesa ambientale. Fu uno shock per l’opinione pubblica Usa, ma anche nei vari Paesi europei, dove circolano oltre undici milioni di auto VW con motore diesel, soprattutto perché fino al quel momento la macchina promozionale del più grande gruppo automobilistico tedesco aveva propagandato il diesel come il motore più pulito esistente al mondo. Negli Usa il gruppo di Wolfsburg, dopo essersi formalmente scusato, è stato costretto a pagare qualcosa come trenta miliardi di dollari. In Europa, invece, di scuse se ne sono sentite ben poche e per quanto riguarda le penalità, la Volkswagen con Daimler e Bmw sono riuscite sinora in gran parte a evitarle con una serie di abili compromessi raggiunti con i singoli acquirenti delle vetture diesel truccate.

Autorevole intervento

Ora però, nel quarto anno dopo lo scandalo, si è fatto sentire finalmente il Bundesgerichtshof (BGH) di Karlsruhe – suprema Corte di Cassazione della giustizia tedesca – rilevando con una certa cautela l’illegalità del software (“Sachmangel”) installato nei motori diesel Volkwagen che, come quelli utilizzati dalla Bmw e dalla Daimler, furono a suo tempo messi a punto con la consulenza del gruppo Bosch di Stoccarda. L’intervento ufficiale del Bundesgerichtshof non è ancora una vera e propria sentenza anche se ha un po’ l’aria di volerla annunciare nel caso che la Volkswagen e gli altri due gruppi tedeschi produttori di auto non volessero tener in debito conto il parere della Cassazione tedesca. Il software definito dal BGH come un “difetto di costruzione” (Sachmangel) costituisce, di fatto, una tecnica illegale per i gas di scarico delle auto, come le autorità Usa già nel 2015 avevano asserito e come anche molti tribunali tedeschi hanno da allora confermato. A questo punto non è immaginabile che il BGH, forte della sua indiscussa autorità, non esiti a costringere, qualora fosse necessario, tutti i tribunali tedeschi a riconoscere senza l’illegale comportamento della VW invitandola a pagare quello che è giusto pagare quando un’impresa abusa della fiducia della propria clientela. Resterà da vedere se le conseguenze saranno così rilevanti come lo sono state in America o se invece il legislatore tedesco o europeo possa, oltre all’eventuale sostituzione della vettura, limitarsi a chiedere al costruttore il pagamento di un danno o la sostituzione del software che controlla ed elimina l’ossido di azoto dai gas di scarico. Il nuovo software che la Volkswagen installa ultimamente, in sostituzione di quello che si limitava a funzionare soltanto in occasione del collaudo della vettura, starebbe dimostrando di non essere del tutto all’altezza del suo compito, che è quello di limitare a un massimo di 40 microgrammi di NO2 per metro cubo il contenuto dei gas di scarico delle autovetture diesel. Stando alle recenti dichiarazioni di Jürgen Resch, presidente della Deutsche Umwelthilfe (DUH), l’organizzazione per la difesa dell’Ambiente, le emissioni di NO2 dei motori diesel sarebbero ancora in qualche caso addirittura più gravi soprattutto nella stagione invernale quando le temperature calano. Il presidente della DUH, che negli ultimi mesi è riuscito a ottenere divieti di circolazione per le auto diesel in diversi Länder tedeschi, ricorda che esiste già un complesso dispositivo in grado di assicurare un discreto risultato attraverso l’iniezione di un liquido chiamato Adblue che separa il NO2 dai gas di scarico dei motori diesel. Soltanto che la Volkswagen non si è ancora decisa ad assicurarne il montaggio a sue spese, come è legittimo aspettarsi, nelle auto diesel Euro 5 e se è il caso anche nelle prime Euro 6.

Bmw di nuovo in regola

Non c’è dubbio che la Corte di Cassazione tedesca insisterà per una più sollecita soluzione dei problemi causati dall’industria tedesca dell’auto con l’illecito software. La prima a muoversi è stata la Bmw che negli ultimi giorni di febbraio ha versato nelle casse bavaresi la somma di 8,5 milioni di euro come ammenda per aver equipaggiato ”erroneamente” circa ottomila auto diesel con un software che in realtà era stato sviluppato con altri intenti. La Procura bavarese ha precisato che si sarebbe trattato di una svista dei tecnici Bmw, i quali però dopo essere stati interpellati non avrebbero esitato a collaborare attivamente alla soluzione del caso. La direzione Bmw si è scusata per l’errore, precisando che tutte le ottomila auto sono state richiamate in officina per la sostituzione del software chiudendo così definitivamente il caso. A commento dell’episodio si sia soltanto permesso osservare che voler credere che le cose siano andate in questo mondo correremmo il rischio di essere giudicati come degli inguaribili ingenui.

Bosch sapeva

Nello scandalo dei gas di scarico diesel oltre ai tre gruppi automobilistici – Vw, Daimler e Bmw – è coinvolta anche la Bosch, il gruppo tecnologico di Stoccarda che 410mila dipendenti ha realizzato nel 2018 un fatturato di 80 miliardi di euro. Bosch ammette di aver sviluppato e prodotto su richiesta dell’industria automobilistica tedesca il famigerato software e però precisa anche di aver insistito sull’illegalità del suo utilizzo. Precisa poi anche di non aver mai saputo che le varie case automobilistiche tedesche, Volkswagen in particolare, non la avrebbero mai informata sull’uso del software, una circostanza di cui la Procura di Stoccarda sarebbe giunta a conoscenza in seguito alle indagini svolte negli Usa dalle autorità americane per la difesa dell’Ambiente. Martin Winterkorn, presidente del consiglio di direzione Volkswagen, continua ad affermare di aver sempre creduto che i motori diesel fossero la massima espressione del rispetto ambientale e di non mai stato informato sull’uso del software. Anche la direzione del gruppo Daimler di Stoccarda già nell’autunno del 2015 si affrettò a dichiarare di aver sentito parlare di motori diesel con emissioni controllate ma soltanto a proposito dei rulli di collaudo ma mai sulle vetture su strada. L’Ufficio federale della Motorizzazione (Kba) di Berlino non ha però alcun dubbio sul fatto che la Daimler equipaggiò per anni le sue autovetture con l’illegittimo software che una volta su strada poteva dar via libera ai gas di scarico con tutto il loro contenuto di NO2. Il richiamo di 700mila auto diesel Mercedes, di cui 280mila in Germania e il resto nei Paesi europei, è tuttora in corso nelle varie officine Daimler per la sostituzione dell’illegittimo software.

Le indagini della Procura di Stoccarda a più di tre anni dallo scandalo sono ancora piuttosto lontane dall’aver individuato i responsabili dei “Sachmangel” dei motori diesel. Non si tratta, nota bene, di riuscire a individuare singoli manager colpevoli di aver promosso il montaggio dell’illegale software nei motori diesel. Sarebbe già considerato un risultato ottimale riuscire a provare che alcuni di essi non abbiano esercitato, come sarebbe stato loro preciso dovere, un attento controllo (Aufsichtspflicht) sui nuovi accessori sui motori diesel e qual’era la loro precisa funzione.

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