In una recente ricerca commissionata dalla National Geographic Society e già pubblicata nel mese di maggio dello scorso anno dal Corriere della Sera, si faceva presente come “Gli Italiani? Non esistono. Abbiamo identità genetiche differenti, legate a storie e provenienze diverse e non solo a quelle” spiega Davide Pettener, antropologo del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, che ha creato una banca di campioni di Dna per tracciare la storia genetica degli Italiani, insieme a Donata Luiselli del Dipartimento di Beni Culturali di Ravenna ed ai loro collaboratori. Questo studio, che in un progetto mondiale finanziato appunto dalla National Geographic Society, ha raccolto 3 mila campioni di sangue di italiani provenienti da tutte le regioni in collaborazione con l’A.V.I.S. e con la sola caratteristica che ogni persona coinvolta doveva avere i 4 nonni provenienti dalla stessa provincia, ha fatto emergere che si tratta di una vera e propria accozzaglia di Dna differenti, lasciati dalle popolazioni che durante i secoli hanno vissuto sul territorio italico.

In poche parole Germani, Greci, Longobardi, Normanni, Svevi, Arabi, sono passati lasciando i loro segni. Unica eccezione i Sardi, sottolinea Pettener, “si differenziano da tutte le popolazioni italiane ed europee. Mentre la Sicilia è stata un hub per tutte le popolazioni mediterranee, la Sardegna conserva le più antiche tracce non avendo subito invasioni e si è differenziata da tutte le popolazioni europee al pari di Baschi e Lapponi. Lo studio delle popolazioni isolate, come e più della Sardegna, per esempio come quella Arbëreshë (le popolazioni di lingua albanese stanziate in alcune zone del Sud), i Ladini, sparsi nelle valli delle Dolomiti, i Cimbri dell’Altopiano di Asiago o i Grichi e i Grecanici del Salento e della Calabria è interessante perché ci permette di vedere come eravamo, presumendo che ci siano stati pochi innesti nel tempo di Dna differente. Una vera macchina del tempo”. Alla fine, purtroppo, non siamo altro che un’aggregazione di tipo geografico, e questo ci dispiace molto, perché non vi è coesione tra coloro che si dicono italiani, ognuno per la sua strada, a differenza di altre realtà nazionali estere, noi non siamo coesi, ma basta vederlo anche da chi ci rappresenta, esempio lampante quanto successo a Strasburgo dove il nostro Presidente del Consiglio veniva attaccato da un “essere indefinibile tale Verhofstadt” già primo ministro belga, e cosa fanno gli europarlamentari italiani dell’opposizione?

Postano un tweet di un’aula semi vuota cercando di ridicolizzare il Capo di Governo della propria Nazione. Basta questo per farci capire come l’Italia prima di essere una vera nazione che ha un’unica popolazione – anche con i suoi distinguo ma comunque coesa – dovrà lavorare tantissimo e non sappiamo neppure se ci riuscirà mai. L’Italia è stata unificata in un unico territorio, ma gli italiani, che per secoli erano rimasti separati in tanti strati, erano divisi dal punto di vista culturale, economico e linguistico, e così purtroppo ancora è!

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