Volkswagen continua a sostenere che i suoi motori diesel truccati non hanno mai violato le leggi ambientali dell’Unione Europea. Questa tattica si sta rivelando fonte di grossi rischi per il grande gruppo automobilistico di Wolfsburg

Nel mese di marzo, per la prima volta da quando nel 2015 negli Usa gli esperti americani scoprirono il dieselgate, in Germania un tribunale, il Landgericht di Amburgo, ha condannato un concessionario Volkswagen a ritirare un’auto diesel manipolata e a sostituirla con una nuova.

La sentenza, non ancora definitiva, viene ad alimentare molte speranze nei molti possessori di una vettura diesel VW truccata con quel software, messo a punto dalla Bosch, che sui rulli di collaudo denuncia un’emissione di gas di scarico in regola con le norme ambientali europee ma che poi su strada emette un volume di ossido di azoto (NO2) molto pericoloso per la salute umana. Negli ultimi due anni questa circostanza è sempre stata confermata in sede giudiziaria, ma ad Amburgo è la prima volta che un tribunale riconosce a un cliente il diritto di avere un’auto nuova di zecca, indipendentemente dal fatto che la Volkswagen si sia premurata a sostituire il software manipolato dell’auto. Sinora tutti i tribunali avevano sentenziato che con la sostituzione del software manipolato il caso andava considerato definitivamente risolto. Interessante è quindi capire come mai i giudici di Amburgo abbiano invece deciso che il semplice aggiornamento (Update) del congegno elettronico (Software) eseguito dalla Volkswagen non può essere considerato sotto il punto di vista ambientale una soddisfacente messa a punto del motore diesel e che quindi non può condizionare il diritto del cliente a ottenere una nuova auto.

Secondo il Tribunale di Amburgo, un cliente della Volkswagen non può essere costretto ad accettare il semplice cambio di un congegno, la cui efficienza non è definitivamente provata e che col tempo potrebbe provocare altri problemi nel funzionamento del motore diesel. Del tutto sfavorevole al gruppo automobilistico VW, la sentenza conferma quindi che la protesta di un acquirente di un’auto diesel Volkswagen con motore truccato può avere successo. Con il risultato che, sempre secondo il parere di Frederik Wietbrok, l’avvocato del querelante di Amburgo, ogni sentenza sfavorevole alla Volkswagen viene a indebolire l’argomento secondo cui il Software-Update eliminerebbe in modo definitivo il difetto originale dell’auto. Ancora non si sa se il concessionario VW di Amburgo intenda ricorrere in appello dopo essersi consultato con la centrale VW di Wolfsburg. È però chiaro che un simile processo non potrà più essere intentato da nessun altro acquirente di un’auto Volkswagen truccata, perché i termini per la richiesta della sostituzione di un’auto truccata con una nuova sono ormai scaduti il 31 dicembre 2017.

Richieste di risarcimento

Stando sempre all’avvocato Wietbrok, comunque, pur non avendo più il diritto di chiedere una nuova auto, un cliente della Volkswagen frodato con un’auto diesel truccata ha sempre la possibilità di chiedere il risarcimento di una parte del prezzo pagato commisurato al chilometraggio effettivamente percorso. È difficile fare delle previsioni su quanto ciò potrebbe venir a costare al gruppo Volkswagen ma a ogni buon conto il gruppo si è già cautelato con la costituzione di un fondo di risarcimento. Il problema, però, è che nessuno attualmente si azzarda a indicare a quanto potrebbe ammontare all’incirca il rischio. Anche partendo al presupposto che il danno sia sicuramente inferiore a quello pagato negli Usa (25 miliardi di dollari con soltanto circa 600mila auto diesel in circolazione) bisogna calcolare che in Europa di diesel VW in circolazione ce ne sono circa 11 milioni. Resterà da vedere se la legge sulle emissioni dei gas di scarico cucita a Bruxelles con tutte le possibili astute influenze della lobby tedesca attiva nella capitale dell’Unione Europea sarà un baluardo in grado di frenare l’ondata delle richieste di danni che su riverserà su Wolfsburg. Sin dall’inizio la politica ha avuto le mani in pasta nella truffa delle emissioni dei gas di scarico delle auto diesel e da ciò consegue che molti politici dei governi dei paesi europei sono, chi più chi meno, coinvolti nello scandalo del dieselgate con la conseguenza che i vari partner dell’Ue faranno tutto il possibile per evitare di accusarsi reciprocamente.

Class action diesel

La recente decisione del Tribunale di Lipsia di riconoscere alle città tedesche il diritto di attuare limitazioni nel traffico delle vetture diesel nelle loro aree di competenza ha favorito in Europa alcune azione collettive (class action) alle quali partecipano i possessori di auto diesel truccate. Con un software molto raffinato, della cui esistenza in Europa nessuno se n’era accorto, così sostengono le vari fonti industriali e politiche europee, fino a quando nel 2015 i tecnici americani aprirono loro gli occhi. Tra le più bellicose è la class action “Vw Emission Action Group” in Gran Bretagna (1,2 milioni di auto diesel taroccate) alla quale hanno aderito sinora oltre 60mila automobilisti. I quali non corrono alcun rischio perché gli avvocati del gruppo in caso d’insuccesso dell’iniziativa giudiziaria si sono impegnati a non chiedere agli automobilisti nessun compenso. Si pagheranno gli avvocati, in sostanza, soltanto nel caso di vittoria giudiziaria, altrimenti nemmeno un solo in forza della clausola che dice “No Win No Fee”. Anche in Olanda e in Italia gli automobilisti hanno avuto la possibilità di partecipare ad azioni collettive contro la Volkswagen. In Olanda, dove ha la sua sede legale anche il gruppo italiano Fca presieduto da Sergio Marchionne, la fondazione “Stichting Volkswagen Car Claim” a nome di 180mila automobilisti chiede alla Volkswagen, alla Bosch e ai vari concessionari risarcimenti tra 4 e 4,5 miliardi di euro. In Italia oltre 90mila automobilisti partecipano alla class action lanciata da Altroconsumo alla quale era possibile aderire fino all’ottobre dello scorso anno. Anche Altroconsumo chiede un risarcimento del 15% sul prezzo pagato per la vettura e, comunque, un minimo di 4500 euro. Il processo si svolgerà prossimamente presso la Corte d’Appello di Venezia.

Difficile rinuncia

Secondo l’esperto automobilistico Ferdinand Dudenhöffer, direttore del Center Automotive Research (CAR) di Duisburg-Essen, l’industria automobilistica tedesca si distaccherà progressivamente dal diesel. La reputazione di questo motore, fino al 2015 orgoglio dell’industria tedesca, ha accusato un duro colpo in seguito allo scandalo delle emissioni truccate anche perché le varie città tedesche hanno ora ottenuto di diritto da un Tribunale superiore di proibire, se necessario, la circolazione delle auto diesel. Non sono ovviamente d’accordo i grossi gruppi automobilistici tedeschi – VW, Daimler e BMW – i cui reparti tecnici continuano a lavorare giorno e notte alla messa a punto di un nuovo tipo di catalizzatore in grado di garantire al motore diesel emissioni di gas di scarico non nocive per la salute degli abitanti dei grandi conglomerati urbani. Sarà uno sforzo tecnologico molto impegnativo e da seguire con grande attenzione e diffidenza, considerata la sfacciataggine con la quale il gruppo Vw prima del settembre 2015 era andato promovendo il diesel come “il motore più pulito al mondo”.

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