Alda Merini all’anagrafe Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana

Alda Merini dopo aver terminato il ciclo elementare con voti alti, frequentò tre anni di avviamento al lavoro presso l’Istituto “Laura Solera Mantegazza”. Tentando in seguito di essere ammessa al liceo Manzoni, ma non ci riesce in quanto non supera la prova di italiano. E sotto la guida di Giacinto Spagnoletti, il quale le fa da mentore, viene valorizzato il suo talento poetico.

Nel 1947 la poetessa incontra le “prime ombre” della sua mente, viene internata e le fu diagnosticato un disturbo bipolare. Su suggerimento di Eugenio Montale, l’editore Giovanni Scheiwiller pubblica due poesie dell’autrice in poetesse del Novecento.

Tra 1950-1953 la poetessa per amicizia e per lavoro frequenta Salvatore Quasimodo. Il 9 agosto del 1953 si sposa con Ettore Carniti, e nello stesso anno pubblica il suo primo volume con editore Schwarz, dal titolo “la presenza di Orfeo”. Ricordare la poetessa dei Navigli è un operazione di coscienza, io la ricordo come una” donna dall’immancabile filo perle al collo e la sigaretta tra le dita”.

Una metafora che si avvicina alla sua aporia, che la vita della poetessa Alda Merini può essere assorbita attraverso le parole della poesia di Eugeni Montale quando scrive: “Spesso il male di vivere ho incontrato, il rivo strozzato che gorgoglia, bene non seppi, fuori dal prodigio, che schiude la divina indifferenza, statua nella sonnolenza.”

In queste parole del poeta e amico della Merini sembra avvicendarsi la vita e la poesia di Alda Merini, la violenza del male di vivere attraverso l’esperienza devastante del manicomio, con il suo genio poetico letterario un prodigio divino. Per usare il linguaggio della poetessa: “Avverto la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi, come tutti i vecchi, le mie radici stentano a mollare la terra.

E proprio queste radici cosi profonde in cui si radica la sua poesia cosi profonda da scavare tutte le umane sofferenze, fino a sviscerare intimità umana nella sua faccia reale, solo in seguito si esprimerà con questi versi a proposito della sua esperienza in manicomio, scriverà cosi: “ma del resto senza giustizia che è stato il mio manicomio, non ha fatto che rivelarmi la grande poetenza della vita.

La poetessa dopo un lungo isolamento ritornerà alla scrittura solo dopo il 1979, dopo quella drammatica e sconvolgente esperienza dell’Ospedale Psichiatrico, nella raccolta “La terra Santa”, una raccolta profonda e unica nella sua dimensione, attraverso la magia delle parole riesce a descrivere attraverso la poesia la “violenza dell’elettroschock”, una tecnica terapeutica basata sull’induzione di convulsioni nel paziente attraverso la corrente elettrica direttamente sul cervello.

La profondità delle liriche apparse nella Terra Santa, porteranno la poetessa ad aggiudicarsi il Premio Librex Montale nel 1993. Un altro respiro poetico da considerare nella poetessa Merini, e sicuramente lo scritto del 1985 l’altra verità , in “Diario di una diversa”, il ritorno al tema doloroso della cura violenta del manicomio, Alda esprime il suo dolore in questi versi: “Non avrei potuto scrivere in quel momento nulla che riguardasse i fiori, perché io stessa ero diventata un fiore, io stessa avevo un gambo e una linfa. Giorgio Manganelli gli cura la prefazione al testo esprimendosi in questi termini, a suo dire lo stile non è assolutamente un documento, ne una testimonianza, su quei dieci anni trascorsi della scrittrice in manicomio, bensì un ricongiungimento ad ricognizioni per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio non luogo.

Ci piace ricordarla anche così come lei si presentava; Sono nata il 21 Marzo a primavera, ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle, potesse scatenar tempesta.

Infine un mio intimo contributo alla memoria della poetessa dei Navigli, la Merini è quell’apparizione che scompare, ci mancano le sue parole, quell’intimità dei misteri del mondo. Partecipai ad un concorso dedicato alla poetessa, cercando di donare il fiore di cui sono stato investito leggendo attraverso la sua anima scrivevo su di lei: “Una barca alla deriva, quell’attimo Merini che creava il vuoto, tra cielo e terra, tra mare e spiaggia, quella pazzia come si avventura, quella follia come dolce respiro, la tua felicità dolorosa, rubava la nudità graziosa, e semplice, l’unione tra cielo e mare, tra scritto e orale, tra follia e ragione, gioia e dolore, vive Merini alla riva, d’Ogni Deriva. Le prime ombre della sua mente nell’intimità dei misteri del mondo. Alda Merini moriva il 1 Novembre 2009, a causa di un tumore osseo, vicino all’ingresso della sua casa sui Navigli del 2010 c’è una targa che la ricorda: Alda Merini ; nell’intimità dei misteri del mondo.

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