Gentili lettrici e lettori, trascorso il periodo pasquale proponiamo questo mese un argomento molto interessante, sicuro di fare cosa gradita e di chiarire a molti di voi, dubbi fondamentali su questa diffusa patologia. Le allergie stagionali (conosciute anche come “febbre da fieno”) si manifestano solo in determinati periodi dell’anno, specialmente in primavera, estate o autunno, a seconda di quale sia il fattore scatenante dell’allergia. I sintomi interessano principalmente le membrane di rivestimento del naso, inducendo rinite allergica, o le membrane di rivestimento delle palpebre e del bianco degli occhi (congiuntiva), provocando congiuntivite allergica.

Il termine febbre da fieno è in un certo senso fuorviante, poiché i sintomi non si manifestano solo in estate, stagione in cui si raccoglie il fieno e il disturbo non causa mai febbre. Solitamente la febbre da fieno è una reazione a polline ed erba. I pollini responsabili della comparsa della febbre da fieno variano in base alla stagione:

• Primavera: generalmente alberi (quercia, olmo, acero, betulla, ulivo, ontano)

• Estate: graminacee (erba mazzolina, erba Bermud, paleo odoroso, fleo e sorgo) ed erbe infestanti (cardo selvatico e piantaggine)

• Autunno: ambrosia

La pollinosi è una reazione allergica che si manifesta in soggetti ipersensibili a pollini di specifiche famiglie di erbe, di fiori e di alberi. È sicuramente chiaro che tra le diverse aree esistono differenze significative nella sensibilizzazione ai vari pollini: la presenza di granuli allergenici è influenzata dal clima e dalla diffusione della vegetazione nel territorio.

I pollini trasportati nell’aria (anemofili) rappresentano i principali allergeni della malattia: si diffondono ampiamente nell’ambiente e, a causa delle loro dimensioni ridotte, possono essere inalati e penetrare nelle vie respiratorie, dando origine alle manifestazioni cliniche tipiche della patologia. I granuli pollinici sono liberati nell’atmosfera con caratteristiche definite per ogni singola pianta.

Sintomi

I principali sintomi che può indurre sono principalmente il prurito al naso, al retrofaringe e agli occhi. La componente pruriginosa può presentarsi improvvisamente o gradatamente. Il gocciolamento nasale è caratterizzato da una secrezione acquosa di colore chiaro e a volte ostruzione nasale. Nei bambini, l’ostruzione nasale può causare un infezione dell’orecchio. La mucosa nasale può divenire gonfia e assumere un colore rosso-bluastro.

Gli occhi possono lacrimare, a volte in maniera abbondante, e prudere. Può comparire arrossamento del bianco degli occhi e gonfiore delle palpebre.

Anche i seni paranasali possono ostruirsi, causando cefalea e occasionalmente infezioni sinusali (sinusite). Gli starnuti sono frequenti. Portare lenti a contatto può irritare ulteriormente gli occhi.
Altri sintomi includono tosse, sibilo e talvolta irritabilità e disturbi del sonno.

La gravità dei sintomi varia in base alla stagione.

Molti soggetti con rinite allergica sono anche affetti da asma (che induce sibili respiratori), causata dagli stessi allergeni che contribuiscono alla rinite allergica e alla congiuntivite.

Il monitoraggio aerobiologico e l’elaborazione dei calendari pollinici consentono di dare un importante contributo, sia al medico che al paziente, nella corretta gestione dell’allergia ai pollini; tutto ciò per i seguenti motivi:

• In fase di diagnosi dell’allergia ai pollini contribuisce alla creazione di pannelli diagnostici adeguati e agevola la correlazione con la storia clinica riferita dal paziente e le positività evidenziate dai test diagnostici.

• In corso di monitoraggio clinico permette la valutazione delle variazioni dei segni clinici, dei parametri fisiopatologici e immunologici.

• Infine, durante la stagione pollinica, orienta alla corretta terapia farmacologica e fornisce indicazioni per impostare l’immunoterapia adatta alla specifica allergia.

Per questo motivo, il paziente deve conoscere quali sono gli antigeni pollinici che lo rendono suscettibile, dove sono localizzate nel territorio le piante che li producono e quali sono le conseguenze allergiche che ne possono derivare.

Importanza dei Calendari

I calendari pollinici consentono di farsi un’idea generale sulla concentrazione di determinati pollini allergenici in un preciso periodo dell’anno e nelle diverse regioni, poiché i tempi e l’intensità della diffusione del polline sono fattori variabili. Questi calendari permettono all’utente di avere dati aggiornati in tempo reale sulla pollinazione e “previsioni” di breve termine. La rilevazione dei parametri è eseguita mediante campionatori volumetrici per la cattura dei pollini, che consentono di quantificare le concentrazioni di pollini per metri cubi d’aria.

La terapia farmacologica della pollinosi

Una volta che è avvenuta l’esposizione al polline allergenico e la manifestazione dei sintomi si è resa evidente, si può intervenire principalmente per migliorare le condizioni cliniche del paziente.

Il primo approccio e´di tipo preventivo e si basa essenzialmente sull’assunzione di cromoni, che diminuiscono la sensibilità dell’apparato respiratorio nei confronti del polline allergenico. Questi farmaci sono utilizzati per prevenire le reazioni allergiche e le crisi di asma bronchiale. Per questo motivo, il trattamento andrebbe iniziato prima della possibile esposizione agli allergeni pollinici ed avvenire da due a quattro settimane prima della stagione di fioritura tipica della specie botanica che rende suscettibile il paziente allergico. In seguito, il trattamento va proseguito per tutto il periodo a rischio, con assunzioni regolari del farmaco indicato. Allo scopo di monitorare l’avvento del periodo di pollinazione, è possibile ricorrere alla consultazione delle previsioni indicate nei calendari della fioritura. Sono disponibili sotto forma di soluzioni da inalare mediante apparecchio per aerosol, spray, colliri e capsule contenenti una polvere inalabile con l’aiuto di particolari dispositivi. Questo tipo di farmaci ha degli effetti collaterali limitati, ma anche una brevissima azione, per cui vanno assunti a dosi molto ravvicinate. La posologia varia secondo i casi clinici ed è stabilita dal medico.

Il disodiocromoglicato appartiene a questa famiglia di farmaci: dotato di una modesta efficacia nella prevenzione di sintomi nasali, è utilizzato in soluzione rinologica e possiede effetti collaterali scarsi di ordine locale, poiché non viene assorbito. Altro cromone è il sodio nedocromile che ha impiego clinico limitato a causa della scarsa compliance – legata alle numerose somministrazioni necessarie (fino a 3-4 volte al giorno) – e all’efficacia clinica non elevata.

La pollinosi può essere trattata anche però con farmaci al bisogno. I decongestionanti rappresentano quelli più usati. L’allergia può provocare una dilatazione della rete di vasi sanguigni presente a livello del naso e degli occhi, fenomeno che aumenta la congestione della mucosa nasale, la secrezione di muco e la lacrimazione. Il loro utilizzo garantisce un sollievo rapido e temporaneo alla congestione nasale e sinusale o il rossore e il prurito agli occhi; tra le componenti di questa categoria di farmaci ci sono vasocostrittori, sostanze che riducono l’irrorazione sanguigna della mucosa del naso e degli occhi, alleviando i sintomi; È facile reperirli come farmaci da banco e/o su prescrizione medica, sotto forma di spray nasali e colliri. Gli spray nasali ed i colliri decongestionanti vanno utilizzati però solo per brevi periodi (non più di 2-3 volte al giorno, meglio se a cicli di una settimana, con qualche giorno di pausa), perché possono indurre effetti collaterali sistemici importanti come tachicardia, ipertensione, aritmie, arrossamento degli occhi, senso d’irrequietezza, bruciore o prurito del naso. L’abuso di questi farmaci causa, inoltre, alterazioni atrofiche della mucosa nasale o danni ai vasi sanguigni a livello oculare. Potrebbe essere necessario evitare i decongestionanti in gravidanza, in età avanzata o se si soffre di pressione alta (ipertensione).

Esistono anche decongestionanti in compresse (che hanno effetto più lento, ma prolungato) ma il loro impiego è meno diffuso, poiché possono causare una serie di effetti indesiderati (irritabilità, aritmia, tachicardia, vertigini, mal di testa, ansia e ipertensione). Prima di ricorrere ai decongestionanti per via orale è necessario consultare il medico: sono infatti potenzialmente pericolosi se usati in associazione con altri farmaci o se si soffre di altri problemi di salute concomitanti.

Antistaminici

Gli antistaminici bloccano l’attività dell’istamina, una delle principali sostanze chimiche infiammatorie, rilasciate dal sistema immunitario, che intervengono nelle manifestazioni allergiche. Di conseguenza, si assiste al miglioramento dei principali sintomi dell’allergia ai pollini. Questi farmaci possono aiutare a ridurre i segni e i sintomi clinici della reazione allergica come gonfiore, prurito, lacrimazione degli occhi, starnuti e naso che cola, ma producono un effetto minore sulla congestione nasale. Non devono essere assunti durante la guida e non sono indicati per i bambini o le persone anziane. L’effetto si protrae per diverse ore. Gli antistaminici andrebbero usati 1-2 volte al giorno al massimo per il periodo a rischio (meglio se con qualche giorno di pausa ogni tanto). I comuni e frequenti sintomi ad essi associati come mal di testa, vertigini, nausea, epistassi, secchezza delle mucose, sonnolenza, bruciore nasale, lieve prurito agli occhi e tachicardia giustificano l’obbligatorietà della prescrizione. I più recenti antistaminici orali (di nuova generazione) sono meno propensi a provocare sonnolenza e hanno meccanismo d’azione più selettivo, dosaggio unico giornaliero.

Antileucotrieni

Questi farmaci hanno un’azione specifica contro i recettori dei leucotrieni, sostanze infiammatorie che sono liberate dai mastociti durante la reazione allergica. In pratica, impediscono ai leucotrieni di svolgere la loro funzione, bloccano così la risposta infiammatoria e limitano i sintomi dell’allergia come l’eccessiva produzione di muco nasale. Sono indicati in caso di rinite allergica o asma bronchiale, quando broncodilatatori, cortisonici e cromoni non danno i risultati sperati o provocano gravi effetti collaterali…ed infine armatevi di fazzoletti, quelli di una volta di cotone, per non irritare il naso… e buona guarigione a tutti.

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