Karl Raimund Popper (Vienna, 28 luglio 1902 – Londra, 17 settembre 1994) è stato un filosofo ed epistemologo austriaco naturalizzato britannico. Popper è anche considerato un filosofo politico di statura considerevole, difensore della democrazia e dell’ideale di libertà e avversario di ogni forma di totalitarismo. Egli è noto per il rifiuto e la critica dell’induzione, la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e non scienza e la difesa della “società aperta”.

Dopo la fase storica del verificazionismo, dal “Circolo di Vienna”, alla fase linguistica epistemologica di Wittgenstein, verso gli anni trenta Karl Popper comincia a far emergere alcune difficoltà sul metodo induttivo, che verranno successivamente sistematizzate da Popper in The logic of scientific discovery (London 1968). In sostanza il principale problema è quello intercorrente fra proposizioni generali e proposizioni singolari.

Prendiamo ad esempio la seguente asserzione: “tutti i corvi sono neri” secondo la prospettiva induttivista questa proposizione è stata formata in seguito alla reiterata osservazione nel tempo di tanti , innumerevoli corvi neri, e , pertanto non è mai osservato un corvo non nero. Il problema che si pone la scienza è: qual è la natura di questa proposizione? È analitica o sintetica?. Proposizioni del tipo analitico sono le seguenti; a) il triangolo ha tre angoli, b) piove o non piove, c) tutti gli scapoli sono non sposati.

Nel gergo filosofico queste proposizioni sono anche chiamate lapalissiane, a causa della nota proposizione concernente M. de Lapalisse che asserisce “un quarto d’ora prima di morire ero in vita”. Per queste proposizioni la scuola filosofica inglese ha adottato l’aggettivo “trivial” in italiano triviale, cioè queste proposizioni non hanno bisogno di essere verificate o falsificate dalla ricognizione empirica, perché il predicato è una conseguenza logica del soggetto.

Si può quindi dire che tutte le proposizioni analitiche sono della forma “tutti gli A sono A”. La scuola viennese rassegna tale proposizione come tautologica quando il predicato è dedotto dal soggetto, senza esperirlo nella realtà. Secondo il filosofo austriaco, la proposizione tutti i corvi sono neri, non è una proposizione analitica ma sintetica, poiché il predicato nero può essere attribuito al soggetto solo dopo la verifica empirica. Accertata cosi la sua natura sintetica, elemento che verrà criticato fortemente da Popper , il problema che si pone è: che cosa avviene nella scienza se , interpretata quella asserzione generale “ tutti i corvi sono neri” come una teoria “T”, si scopre un giorno che “è stato trovato un corvo bianco al momento T”.

Nel programma degli induttivisti l’asserzione particolare contraddiceva completamente enunciato generale, perché quest’ultimo era concepito come la sintesi di tantissime osservazioni particolari. Popper, vedremo che segue una strategia diversa, egli ritiene che l’enunciato generale non sia il prodotto di tante osservazioni particolari, ma le teorie scientifiche siano costruite come congetture liberamente create dalla mente umana, nel tentativo di spiegare alcuni fenomeni. Se, pertanto le teorie sono congetture speculative, fra enunciati universali ed enunciati particolari, secondo Popper esiste una dissimmetria o una disequazione; in altri termini, si può anche dire, che le innumerevoli osservazioni di tanti corvi neri, non possono mai produrre un enunciato del tipo “tutti i corvi sono neri” perché , essendo questo enunciato creato dalla mente umana, in maniera completamente libera e creativa, non è un enunciato empirico, esso- dice- il filosofo – è teorico. Questo sarebbe poi il contenuto del nucleo centrale di una “Rivoluzione Epistemologica”, che compirà Popper, secondo cui non esiste una osservazione al di fuori di un particolare contesto teorico, le osservazioni sono relative e particolari teorie con cui si osserva il reale. La costruzione teorica è prioritaria rispetto alla ricognizione induttiva. Se la teoria è prioritaria, il suo statuto non è la verificazione (perché essa è stata costruita in maniera autonoma e creativa), ma la falsificazione, l’introduzione , cioè, di asserti particolari del tipo “ è stato visto un corvo bianco” che può falsificare l’asserzione generale. In questo contesto l’asserzione singolare prende il nome di “falsificatore potenziale della teoria”, il suo statuto teorico è il suo essere “quasi empirico”. Così cominciano in tal modo a configurarsi i cardini della “Rivoluzione Epistemologica Popperiana”. I punti di Popper, sommariamente, sono tre.

A) Priorità e carattere creativo della Teoria. B) Ridefinizione del concetto di empirico come quasi empirico. C) Falsificazione della teoria T(enunciato generale) mediante il falsificatore potenziale (enunciato singolare).

I cardini della rivoluzione scientifica di Popper sono in atto, sono coerenti con alcuni preocessi verificatisi all’interno della filosofia delle scienze positive. Cosi Popper insieme a Hilbert e il suo assiomatismo, reagisce alla nascita delle geometrie non euclidee e alle due teorie della relatività di Einstein (teoria della relatività generale e della relatività speciale).

Il falsificazionismo di Popper è la traduzione a mio dire in termini sia gnoseologici che epistemologici di questa forte caratterizzazione ipotetica della filosofia della scienza e della scienza in generale del ventesimo secolo.

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