Il signor M.C. di Koblenz (classe 1962) ha lavorato come metalmeccanico dipendente dal 1977 al 1992. Poi s’è trasferito in Germania, dove è occupato presso un’impresa famigliare della sorella. Ora ci chiede se, dal 2019, potrà avere una pensione “anticipata” italiana.
Il lettore ha 55 anni e circa quindici di versamenti previdenziali INPS. Ciò premesso, la pensione italiana “anticipata” non è possibile.

La signora M.O. di Minden ha, in Patria, una sorella (classe 1955) che ha lavorato, come commessa nel settore della ristorazione, dal 1970 al 2002. La lettrice ci chiede se sua sorella potrà inoltrare domanda di pensione di vecchiaia già dal prossimo anno.
Anche se le informazioni non sono complete, riteniamo che la pensione di vecchiaia spetti al compimento dei 67 anni d’età. I 63 anni non sono sufficienti per l’accoglimento della domanda.

Il signor D.L. di Neumarkt ha, in Italia, un fratello (classe 1952). Il congiunto ha sempre lavorato come operatore scolastico in una scuola media. Il Lettore ci domanda se il fratello potrà inoltrare domanda di pensione dal prossimo anno.
L’attuale normativa per il pubblico impiego prevede che la pensione di vecchiaia maturi al compimento dei 67 anni. Il fratello del lettore ne ha 65. Se ne deduce che il diritto andrà a maturare nell’autunno 2019.

Il signor C.I. di Koblenz ha, in Patria, una zia (classe 1953) che ha lavorato, nel settore privato dal 1974 al 1998. Il Lettore ci chiede quando la parente potrebbe andare in pensione.
La questione sembrerebbe chiara. Le lavoratrici del settore privato, avendo raggiunto l’idonea contribuzione previdenziale, possono ottenere la pensione di vecchiaia a 64 anni. Età che la zia del Lettore ha raggiunto. Meglio informarsi, entro l’anno, all’INPS.

Il signor P.E. di Düsseldorf ha, in Patria, un fratello (classe 1965) che è occupato, dal gennaio 1981 come operaio generico in una fabbrica di pentolame. Il lettore ci chiede quando il fratello potrà andare in pensione.
Per aspirare alla pensione servono almeno 44 anni di contributi previdenziali. Quindi il diritto potrebbe scattare nel 2025. Salvo mutamenti normativi.

La signora O.P. di Wuppertal ha, in Italia, un fratello che, da mesi, è in cassa integrazione. Teme per gli effetti sulla futura pensione.
La contribuzione figurativa ha lo stesso valore, ai fini previdenziali, dei periodi lavorati. Il meccanismo di calcolo della pensione, però, potrebbe essere modificato nel tempo. Non dovrebbe, però, interessare chi già è in cassa integrazione.

Il signor F.G. di Bergheim ha, in Italia, un nipote che, per un certo tempo ha lavorato in proprio. Da qualche anno, è dipendente. Il lettore ci chiede se suo nipote potrà accorpare i contributi previdenziali versati in casse diverse.
Il meccanismo di “cumulo previdenziale” è previsto dalla Legge 232/2016. La pensione, a suo tempo, liquidata, sarà la risultante riguardante le quote previdenziali versate ai differenti istituti.

Il signor P.N. di Ausburg ha, in Italia, una sorella (classe 1962) che ha maturato 1900 settimane contributive come artigiana dipendente, Il Lettore ci chiede se la congiunta potrà andare in pensione dal prossimo anno.
Il pensionamento matura con, almeno, 42 anni di versamenti e con almeno 62 anni d’età. Queste sono le condizioni per un sicuro pensionamento. L’anno decisivo sarà, quindi, il 2022.

Il fratello di un nostro lettore (classe 1951), ci chiede se potrà andare in pensione nell’autunno del 2018. La situazione, infatti, non gli sembra chiara.
Se i dati che ci sono stai forniti sono corretti, la pensione sarà riconosciuta di “vecchiaia” e, fatti alcuni conti, il diritto andrà a maturare nell’autunno del prossimo anno.

Il signor F.T. di Lübeck ci chiede se, in Italia, l’indennità di mobilità, per gli ultracinquantenni, andrà a favorire un pensionamento anticipato.
Anche in questo caso, è indispensabile maturare 42 anni di versamenti (tra quelli reali e quelli virtuali). Meglio non far conto su trattamenti anticipati.

Il signor F.P. di Moonsburg ha, in Italia, una sorella (classe 1959) che ha lavorato, come libera professionista, per due anni. Poi, è diventata lavoratrice dipendente. Il lettore ci chiede se sua sorella potrà unificare i contributi previdenziali.
Certamente. Meglio, da subito, compiere una verifica. Da quanto abbiamo potuto constatare, se i contributi saranno unificati, il diritto alla pensione potrebbe scattare nel 2024.

La signora L.P.O. di Hamm ci chiede gli estremi della legge che prevede, in Italia, le unioni civili tra cittadini dello stesso sesso. Nel frattempo, ci chiede notizie sull’eventuale riconoscimento degli assegni familiari.
La Legge è la 16/2016. Anche in questo tipo d’unione, gli assegni familiari sono previsti sempre che il membro lavoratore non abbia un reddito superiore a Euro 23.700 (aggiornabile di anno in anno).

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