Il territorio che gravita su Castelfranco Veneto (Treviso), particolarmente ricco di storia e di arte, oltre alle splendide ed originali ville palladiane di Maser e di Fanzolo ed a quella settecentesca di Cavasagra, offre ai visitatori più attenti anche qualche tesoro nascosto, come la villa Corner – Chiminelli di Sant’Andrea oltre Muson, una frazione di Castelfranco.

Non si trova su una via di comunicazione importante, bisogna andarci apposta, ma ne vale davvero la pena, perché, una volta varcato il cancello e giunti dinanzi alla facciata principale, quella rivolta a sud, ci si trova davanti ad un piccolo gioiello tutto da scoprire. “Deliziosa, incantevole, affascinante”, sono i commenti più ricorrenti dei visitatori.

L’edificio è raccolto in uno spazio limitato, ma ben proporzionato, armonioso nella sobrietà delle linee e dello schema architettonico. La costruzione risale alla seconda metà del XVI secolo e non può non risentire della lezione palladiana. Infatti la facciata, decorata a finto bugnato, in un felice connubio tra architettura e pittura, è tripartita ed inquadra con un finto colonnato la loggia aperta con tre piccoli archi su una scalinata, aperta su una corte lastricata e sul giardino, racchiuso da un muro anch’esso affrescato.

Uno spazio suggestivo che, se ti soffermi in silenzio per qualche momento, ti fa sentire echi lontani della vita di villa, di musiche e di feste, o ti induce a pensieri pacati, magari indotti da qualche scelta lettura. Perché, fin dall’esterno, l’edificio si annuncia come vocato alla villeggiatura, alle cacce ed agli svaghi letterari.

I committenti e la cerchia degli artisti

Del resto il committente non aveva interessi nel mondo agrario, essendo un prelato, il nobile veneziano don Francesco Soranzo, pievano di S. Andrea oltre Muson dal 1563 al 1595. La sua nobile famiglia si era già insediata da tempo nel territorio di Castelfranco, con la proprietà di terreni, di due case dominicali e soprattutto del nuovo palazzo dei Soranzo, costruito qualche anno prima (1540 – 1550) poco fuori dell’abitato, verso ovest, su progetto di Michele Sanmicheli, ed affrescato da Paolo Veronese.

Tra i nobili del tempo era iniziata, in particolare in questo territorio, quasi una competizione tra chi aveva il palazzo o la villa di maggior pregio artistico: nella vicina Treville, altra frazione di Castelfranco, la potente e ricca famiglia veneziana dei Priuli aveva già fatto costruire, 10 anni prima, un sontuoso palazzo ed i Corner del ramo “della Regina” (nipoti e pronipoti della Regina Cornaro) avevano edificato in borgo Treviso, a Castelfranco, il “Paradiso“, palazzo con torrette e colombare, mentre i Corner “di San Cassiano”, Zorzi (Giorgio) ed il fratello Andrea, qualche anno dopo avevano commissionato la costruzione della villa di Piombino Dese (una decina di km. a sud di Castelfranco); più o meno negli stessi anni a Fanzolo di Vedelago (8 km a nord-est di Castelfranco) gli Emo procedevano all’edificazione della loro prestigiosa Villa ed a Maser (18 km a nord di Castelfranco) i Barbaro avevano appena concluso la costruzione della loro splendida dimora.

Il tutto nell’arco di 20 – 25 anni ed in un territorio molto limitato. E gli artisti impegnati erano i più affermati e prestigiosi: gli architetti Michele Sanmicheli (Soranza a Treville) e Palladio (Villa Barbaro a Maser, villa Emo a Fanzolo, Villa Corner a Piombino Dese) ed i pittori Salviati (Villa Priuli), Paolo Veronese (Villa Barbaro) e Giambattista Zelotti (Villa Emo).

Non per niente Paolo Veronese, nell’estate del 1562, sentiva la necessità di acquistare una casa a Castelfranco, appena fuori delle mura, verso Cittadella, per la bella cifra di 500 ducati d’oro, “apprezzando la posizione strategica per gli impegni lavorativi e per le relazioni”. Posizione che tra l’altro gli consentiva di frequentare i luoghi e le compagnie e di fare quelle esperienze dirette che gli risultavano indispensabili per poter rappresentare realisticamente nei suoi affreschi le scene celebrative della vita e degli svaghi dei patrizi.

La villa di Francesco Soranzo

Uno dei cantieri aperti dalla bottega del Veronese, sul finire degli anni settanta del XVI secolo, era proprio la decorazione della villa di S. Andrea oltre Muson, allora Corner – Soranzo. Tra le due famiglie i rapporti di parentela erano stretti, in particolare tra Giovanni Cornaro e Pietro Soranzo, il committente di Villa Soranzo, come testimoniano gli stemmi delle rispettive famiglie, bene in evidenza sulle pareti della Villa.

Don Francesco Soranzo non poteva accontentarsi di una semplice abitazione come canonica. Perciò, attingendo alle conoscenze ed ai rapporti di famiglia, affidò alla bottega del Veronese le decorazioni e gli affreschi della villa, eseguiti in gran parte dal fratello Benedetto, anche se non è sicuramente da escludere la supervisione del più famoso fratello Paolo sia in sede di progetto che di esecuzione.

Ed il risultato è splendido. Una volta saliti i pochi gradini di accesso, si entra nella loggia, inondata di luce e di colori, che anticipa la funzione della villa, crea quella giusta propensione alla gioia dello spirito e prepara l’animo a godere di quegli spazi.

Tema dominante delle scene dipinte è la musica, l’armonia, con eleganti figure di suonatori, strumenti musicali e tutto un tripudio di putti, uccelli e festoni di frutta e di fiori, che si ripetono anche nelle piccole volte e nelle lunette del soffitto, con un seguito di angeli musicanti, putti alati e grottesche, ad imitazione del Veronese di Villa Barbaro.

Ma è nel salone centrale che l’invito a godere delle gioie della natura e della vita si fa più pressante e coinvolgente, con le pareti centrali aperte su tranquilli paesaggi campestri, cieli sereni, primi piani di alberi fronzuti e gentili figure di donna in sontuose vesti. Il tutto temperato dal richiamo alle quattro Virtù cardinali nei pannelli laterali e ad alcuni personaggi evangelici nelle sovrapporte, nel perfetto spirito della Controriforma.

Le decorazioni floreali, gli alberi in primo piano, gli amorini, i tralci di vite, gli strumenti musicali ed i trofei si ripetono anche nelle quattro stanze laterali, con specifiche caratterizzazioni, come pure i temi religiosi, rappresentati dalle virtù teologali e da altre figure del Vangelo.

In tempi successivi contribuivano a rendere ancor più vivibile e praticabile la Villa altri ambienti: una cucina al piano terra, ad ovest, ed una grande cantina a volta nel piano seminterrato, che danno l’impressione di conservare ancora un po’ dei profumi e degli odori di un tempo. Come in tutte le ville, ed ancor più giustificata in una canonica, era presente la Cappella, aperta sul portico che affiancava la villa sul lato ovest.

Interventi ottocenteschi hanno comportato l’abbattimento parziale del muro di cinta nel tratto occidentale per far posto a due barchesse a due piani, che ora ospitano alcune raccolte museali di indubbio interesse: un Museo Agricolo, ricco di un migliaio di oggetti di arredo, di corredo, di lavoro e di vita quotidiana, ed un Museo conciario, che raccoglie una serie unica di strumenti e di macchine utilizzati nelle industrie conciarie del Bassanese, creato dai sigg. Chiminelli, nuovi proprietari della Villa dal 1943, un tempo gestori della “Scamosceria del Grappa” di Bassano.

Proprietari provvidi e provvidenziali, che, oltre alle iniziative promozionali ed ai puntuali lavori di manutenzione, ai lati del viale alberato proteso verso sud, hanno dotato il compendio di una preziosa vigna di prosecco doc, un vino pregiato che allieta i ricevimenti e le riunioni conviviali ospitate nei prestigiosi locali ed induce a sentire ed a godere quella “magia del passato” che aleggia nelle sale e nelle stanze di Villa Chiminelli.

Lascia una risposta