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Il 53,7% degli elettori italiani dice no alla separazione delle carriere e ai nuovi organi di autogoverno; tra gli italiani all’estero prevale invece il Sì, mentre in Italia il No trionfa in 17 regioni su 20 con affluenza superiore al 58%

La riforma costituzionale della giustizia voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni è stata respinta dagli elettori con un risultato netto: il No ha raggiunto il 53,74%, mentre i Sì si sono fermati al 46,26%. In termini assoluti, il fronte contrario ha superato quello favorevole di circa due milioni di voti, segnando una distanza significativa tra le due opzioni.

L’affluenza si è attestata al 58,93%, un dato superiore alle attese della vigilia e tra i più alti registrati nella storia dei referendum costituzionali italiani. Si tratta di un elemento rilevante, perché conferma una partecipazione ampia su una riforma che interveniva su aspetti centrali dell’ordinamento giudiziario e della Costituzione.

Dal punto di vista territoriale, il No ha prevalso in 17 regioni su 20. Le uniche eccezioni sono state Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, dove invece si è affermato il Sì. La distribuzione del voto evidenzia una netta prevalenza del rifiuto della riforma nella maggior parte del Paese. Nei grandi centri urbani il distacco è stato ancora più marcato, con percentuali elevate di No in città come Napoli, Bologna e Palermo, a conferma del peso assunto dal voto nelle aree metropolitane.

Sul fronte della partecipazione si è registrata una differenza significativa tra le diverse aree geografiche. L’affluenza è risultata più alta nel Centro-Nord, con l’Emilia-Romagna che ha fatto segnare il dato più elevato (66,67%), mentre nel Mezzogiorno si sono registrati livelli più contenuti. La Sicilia, in particolare, ha avuto la partecipazione più bassa, fermandosi al 46,13%.

Complessivamente i voti favorevoli alla riforma sono stati circa 12,4 milioni. Un risultato che include anche il contributo degli italiani residenti all’estero, tra i quali ha prevalso il sostegno al Sì, rafforzando il dato complessivo dei favorevoli. I voti contrari hanno invece raggiunto quota 14,4 milioni, determinando l’esito finale della consultazione e sancendo la bocciatura del testo approvato dal Parlamento.

Il referendum riguardava una riforma ampia del sistema giudiziario, che prevedeva tra i punti principali la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti e l’introduzione di nuovi organi di autogoverno, con un ruolo previsto anche per il Parlamento nella loro composizione.

Il risultato rappresenta uno stop per una delle principali iniziative di riforma istituzionale dell’esecutivo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riconosciuto l’esito del voto, dichiarando che il governo rispetterà la decisione degli elettori. Allo stesso tempo ha confermato l’intenzione di proseguire l’azione di governo, escludendo conseguenze dirette sulla tenuta dell’esecutivo dopo la consultazione popolare.