Al FatCat incontro con il magistrato Nino Di Matteo e la giornalista Petra Reski: società civile, memoria e consapevolezza al centro del dibattito sulla criminalità organizzata in Europa
C’è un silenzio che fa rumore. È il silenzio di chi pensa che la mafia sia un “problema degli altri”, un fenomeno folkloristico confinato al Sud Italia o alle scene di un film di genere. Ma lunedì sera, tra le mura del FatCat di Monaco, quel silenzio è stato squarciato. L’incontro “Europa, democrazia e il potere della società civile” non è stato soltanto un evento pubblico, ma un vero atto di resistenza culturale.
L’apertura della serata è stata un colpo allo stomaco. La presidente dell’associazione Rinascita e.V., Valentina Fazio, nel suo intervento introduttivo ha tracciato una linea netta tra percezione e realtà. Con parole cariche di urgenza ha sottolineato come la criminalità organizzata venga ancora tragicamente sottovalutata in Germania e, più in generale, in Europa.
Non è più il tempo delle stragi di sangue che scuotono le piazze, ma quello degli affari silenziosi, del riciclaggio di denaro e dell’infiltrazione invisibile nell’economia legale. La sottovalutazione del fenomeno, ha ribadito Fazio, è il regalo più grande che si possa fare alle cosche. Un discorso che ha preparato il terreno all’intervento di Nino Di Matteo, ricordando a tutti che la democrazia non è un bene acquisito, ma un muscolo da allenare ogni giorno attraverso la consapevolezza.
Quando il dottor Nino Di Matteo prende la parola, la sala ammutolisce. Sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, Di Matteo porta su di sé il peso della storia e il prezzo della coerenza: vive sotto scorta da anni per le indagini condotte sui rapporti tra criminalità organizzata e potere, compresa la cosiddetta trattativa Stato–mafia.
Il suo intervento non è stato un tecnicismo giuridico, ma un appello civile. Accanto a lui, la giornalista investigativa Petra Reski ha guidato il dialogo con la precisione di chi da decenni denuncia le ramificazioni internazionali dei clan mafiosi.
«La mafia non è un corpo estraneo alla società, ma un parassita che si nutre delle debolezze delle istituzioni e dell’indifferenza dei cittadini»: questo il messaggio risuonato con maggiore forza. Di Matteo ha spiegato come la lotta alla criminalità organizzata non possa essere delegata esclusivamente alla magistratura o alle forze dell’ordine. Senza una società civile vigile e senza una politica capace di scegliere con chiarezza da che parte stare, la battaglia è destinata a essere persa in partenza.
L’evento ha messo a nudo una verità scomoda: la mafia parla tutte le lingue. La traduzione simultanea in tedesco non è stata soltanto una necessità logistica, ma un simbolo potente. Se il crimine non conosce frontiere, nemmeno la legalità può permettersi di averne.
Il pubblico del Carl-Orff-Saal, eterogeneo e attento, ha respirato l’aria intensa di chi sa di trovarsi di fronte a un testimone del nostro tempo. Ma è stata anche una serata carica di speranza: la partecipazione numerosa ha dimostrato che la società civile evocata nel titolo esiste, è viva e desiderosa di verità.
Come ricordava Paolo Borsellino — citato idealmente tra le righe di ogni intervento — «la lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire il fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale». A Monaco, per una sera, quel profumo si è sentito distintamente.
È possibile visionare l’intero incontro su YouTube YouTube – Europa, Democrazia e il Potere della Società Civile e leggere l’intervista esclusiva al dottor Nino Di Matteo sul sito www.corriereditalia.it


























